Gli avvocati del vino italiani pubblicano una guida ai nuovi rischi legali del settore

Il nuovo inserto de Il Corriere Vinicolo passa in rassegna le norme UE sull’offerta, i dazi del Mercosur, la tutela dell’origine e l’esposizione legale del turismo in cantina.

01-09-2026

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Gli avvocati del vino italiani pubblicano una guida ai nuovi rischi legali del settore

L’Unione Italiana Vini ha detto martedì che un nuovo inserto giuridico preparato da UGIVI, l’associazione italiana degli avvocati del vino, si concentra su alcune delle questioni normative e di conformità più immediate che il commercio del vino del Paese si trova ad affrontare, dalle nuove regole sul vino dell’Unione europea agli scambi con il Mercosur, fino alla crescente esposizione legale legata al turismo in cantina.

L’inserto, intitolato “Giuristi & Vino” e pubblicato con il numero 26/2026 de Il Corriere Vinicolo, raccoglie sei contributi su quelli che, secondo UIV, sono oggi i temi giuridici che orientano le decisioni in tutto il settore del vino. Il gruppo di settore ha affermato che il dibattito riflette un mercato diventato meno stabile, un ruolo più ampio dei consorzi di produttori e un modello di business in cui molte aziende vinicole operano ormai oltre la sola attività agricola e produttiva.

Uno dei temi centrali è il nuovo pacchetto vino UE. Nell’inserto, Dino Tedeschi esamina il regolamento (UE) 471/2026 e le modifiche che introduce nella gestione dell’offerta. Secondo il riassunto di UIV, la misura rafforza gli strumenti relativi a rese e scorte e consente alle organizzazioni rappresentative di fornire indicazioni non vincolanti sui prezzi di uve, mosti e vini sfusi legati a denominazioni protette e indicazioni geografiche.

La questione può sembrare tecnica, ma ha implicazioni dirette per produttori, imbottigliatori e commercianti. Le regole su rese e scorte possono incidere su quanto vino arriva sul mercato e quando, mentre le indicazioni sui prezzi di vini sfusi e uve possono influenzare le trattative contrattuali e la programmazione della produzione. In un business in cui i margini possono essere stretti e i volumi della vendemmia possono cambiare rapidamente, persino segnali non vincolanti possono pesare se sono sostenuti da dati di mercato credibili e condivisi lungo la filiera.

UIV ha detto che Tedeschi mette a confronto il nuovo quadro UE con i modelli svizzeri e francesi e richiama il ruolo di dati indipendenti sui costi, dei contratti di filiera e della programmazione produttiva, a condizione che siano rispettate le norme sulla concorrenza. Per i gruppi vinicoli italiani, questo confronto suggerisce che la sola riforma giuridica potrebbe non bastare senza informazioni di mercato più solide e un coordinamento più chiaro tra viticoltori, aziende vinicole e consorzi.

Un secondo contributo, di Stefano Vergano, esamina se gli Stati membri dell’UE possano assegnare direttamente fondi della Politica agricola comune ai consorzi per il turismo del vino. UIV ha detto che la risposta potrebbe aprire uno spazio per un lavoro più strutturato di valorizzazione delle destinazioni attorno alle denominazioni, ma solo se le organizzazioni coinvolte dispongono delle competenze e della capacità interna per gestire questi programmi. Dipende anche dal fatto che le autorità nazionali e regionali creino un quadro in grado di mettere in connessione promozione, branding territoriale e tutela delle indicazioni geografiche.

La questione va oltre il turismo. Per le cantine, sale degustazione, visite guidate e ospitalità fanno ormai parte dell’attività, e in alcune regioni sono sempre più legate al modo in cui una denominazione si presenta ai consumatori. Se i finanziamenti pubblici potessero essere convogliati più direttamente verso queste attività, potrebbe cambiare il modo in cui alcune aree del vino finanziano servizi ai visitatori e marketing. Potrebbe anche sollevare nuovi interrogativi su governance, responsabilità e su come i benefici siano ripartiti tra produttori di dimensioni diverse.

L’inserto affronta anche la politica commerciale. Piero Bellante analizza l’accordo UE-Mercosur, compresa la sua applicazione provvisoria e il diverso trattamento tariffario previsto per vini fermi, spumanti, vini sfusi e mosti. UIV ha detto che il quadro giuridico e politico resta incerto, il che significa che gli effetti commerciali non sono ancora definiti.

Per il settore delle bevande, questa incertezza è importante sul piano pratico. Le modifiche tariffarie non incidono su tutte le categorie di vino allo stesso modo, e gli esportatori potrebbero dover riconsiderare mix di prodotto, prezzi e strategia di destinazione a seconda che spediscano vini fermi imbottigliati, spumanti o volumi sfusi. Anche importatori e produttori che fanno affidamento sui mosti potrebbero trovarsi a fare calcoli diversi. Il risultato è che il linguaggio giuridico di un accordo commerciale può orientare le scelte quotidiane di business molto prima che tutte le questioni politiche sull’intesa siano risolte.

Un altro saggio, di Diego Saluzzo, affronta la tutela dell’origine nei mercati globali. UIV ha detto che il paper esamina come rispondere ai prodotti Italian sounding e all’uso improprio dei nomi delle denominazioni all’estero. Tra le misure discusse figurano un mandato istituzionale a difesa delle rivendicazioni di origine, clausole sistematiche negli accordi commerciali, azioni legali collettive per i consorzi più piccoli e un fondo dedicato al contenzioso fuori dall’UE.

Queste proposte restano proposte, ma indicano una preoccupazione più ampia nel business del vino. I nomi protetti sono tra i principali asset per i produttori di vino e di altre bevande legate al territorio, e difenderli può essere costoso, soprattutto per i gruppi più piccoli con budget legali limitati. Un approccio più formale e meglio finanziato potrebbe, se adottato, cambiare la rapidità con cui alcune denominazioni contestano i prodotti imitativi nei mercati esteri.

Due dei sei contributi sono dedicati al turismo del vino, un ambito cresciuto rapidamente mentre le cantine cercano nuove entrate e un contatto diretto con i consumatori. Il saggio di Nicola Menardo, secondo il riassunto di UIV, ricostruisce i rischi di diritto penale che possono emergere quando una cantina apre le sue porte ai visitatori. Questi rischi includono la sicurezza dei visitatori, la somministrazione di alcol, la comunicazione commerciale, la privacy e la responsabilità societaria.

Si tratta di un ampio programma di conformità per produttori che magari sono nati come aziende agricole e in seguito sono passati all’ospitalità. Degustazioni, eventi e visite guidate possono creare nuove esposizioni se personale, assicurazione, segnaletica, formazione e gestione dei dati non vengono aggiornati per adeguarsi all’attività. Per i produttori, la questione non è soltanto come attrarre visitatori, ma anche come gestire un sito che ora funziona in parte come uno spazio aperto al pubblico.

L’ultimo contributo, di Mariangela Marrangoni, prende in esame una discussione UGIVI tenuta in Alsazia su quello che ha definito “turismo DOP”. UIV ha detto che il tema principale di quel dibattito era una governance capace di collegare produttori, istituzioni pubbliche, operatori dell’ospitalità, organismi culturali e tutela delle indicazioni geografiche.

Quella discussione riflette un cambiamento più ampio nelle regioni vinicole europee. Il turismo del vino non si limita più a degustazioni e visite in cantina. Si colloca sempre più all’incrocio tra amministrazione locale, gestione della destinazione, tutela del marchio ed esperienza del consumatore, con responsabilità legali distribuite tra più attori anziché gravare solo sul produttore.

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