25-05-2026
L’industria alcolica statunitense sta entrando in una fase più lenta dopo diversi anni di rapida crescita durante la pandemia, mentre una domanda dei consumatori più debole, l’inflazione e l’attenuazione delle esportazioni costringono i produttori a ridurre la produzione e a rivedere i piani di espansione.
Uno dei segnali più evidenti di questo cambiamento arriva dal Kentucky, dove i produttori di bourbon stanno facendo i conti con un ampio eccesso di scorte. Si stima che nello Stato ci siano circa 16,1 milioni di barili di bourbon invenduto, un accumulo che, secondo gli osservatori del settore, equivale a quasi 10 anni di offerta alle condizioni attuali del mercato. Questo accumulo è seguito a una fase in cui le distillerie hanno ampliato in modo aggressivo la capacità per soddisfare una domanda esplosa mentre i consumatori bevevano di più a casa, con bar e ristoranti chiusi.
Ora il mercato è cambiato. Le vendite al dettaglio hanno rallentato, i magazzini restano pieni e alcuni produttori stanno sospendendo o riducendo le attività. La distilleria di Jim Beam in Kentucky avrebbe interrotto il lavoro sul proprio alambicco almeno fino al 2027, secondo quanto riportato e citato dal Wall Street Journal, una mossa che riflette pressioni più ampie sull’intero comparto degli spirits.
Anche l’inflazione sta cambiando il modo in cui le persone spendono per l’alcol. I prezzi più alti di alimentari, abitazione e servizi hanno lasciato a molte famiglie meno margine per gli acquisti discrezionali, comprese le bevande premium. Anche bar e ristoranti ne stanno risentendo, con prezzi dei cocktail saliti a livelli tali da spingere alcuni consumatori a ridurre gli ordini. Bloomberg ha riferito che i cocktail intorno ai 20 dollari stanno diventando sempre più difficili da giustificare per molti clienti, inducendo alcuni operatori a proporre drink più economici preparati con ingredienti meno costosi.
Allo stesso tempo, stanno cambiando anche le abitudini di consumo. Le preoccupazioni per la salute e una crescente preferenza per la moderazione pesano sui consumi di alcol, soprattutto tra i giovani adulti. I prodotti a basso tenore alcolico e analcolici continuano a guadagnare terreno negli Stati Uniti e in altri mercati importanti, aggiungendo un ulteriore livello di pressione sui produttori tradizionali di spirits.
Anche le esportazioni, un tempo fonte di crescita per i distillatori americani, sono sotto pressione. Le dispute commerciali e le tensioni legate ai dazi hanno reso più difficile per gli spirits statunitensi affermarsi all’estero, incluso il bourbon whiskey. Una domanda globale più debole ha limitato le opportunità proprio mentre le vendite interne si indebolivano, esponendo maggiormente i produttori a un mercato domestico che non si sta più espandendo al ritmo previsto.
Il risultato è un settore in fase di aggiustamento. Le distillerie che per anni hanno aumentato la capacità produttiva e accumulato scorte in invecchiamento si trovano ora ad affrontare un’offerta eccedente, costi più elevati e margini più stretti. Per i produttori di bourbon nel Kentucky e altrove, l’attenzione si sta spostando dall’espansione alla gestione delle scorte e a operazioni più rigorose, nel tentativo di allineare la produzione a un mercato dei consumatori più prudente.
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