L’India emerge nel 2026 come principale mercato asiatico in crescita per gli alcolici

Il mercato di massa cinese è in contrazione, lasciando la previsione di 7,933 miliardi di litri dell’India come la più chiara storia di crescita dei volumi nella regione.

02-07-2026

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Nel 2026 l’Asia resta la più grande regione al mondo per la birra in termini di volume e uno dei mercati più importanti per gli spirits in termini di valore, ma il quadro si sta spostando oltre la semplice crescita dei litri venduti. In tutta la regione, la Cina sta attraversando una ricalibrazione strutturale, l’India sta rafforzando il proprio ruolo di principale motore della crescita dei volumi, Giappone e Corea del Sud si comportano sempre più come mercati maturi e il Vietnam si distingue nel Sud-est asiatico per la sua scala nella birra e per la ripresa post-pandemica.

Il quadro regionale generale è chiaro. La birra resta leader per volume, mentre gli spirits rimangono centrali per valore. Allo stesso tempo, le bevande ready-to-drink, o RTD, insieme ai prodotti a basso o nullo contenuto alcolico, stanno intercettando una quota crescente della domanda dei consumatori urbani più giovani. Le previsioni pubbliche citate da Euromonitor e IWSR indicano gli RTD come una delle categorie in più rapida crescita nell’Asia-Pacifico. IWSR ha inoltre riportato che la Generazione Z continua a consumare alcol, ma tende a scegliere meno categorie in ogni occasione e attribuisce maggiore importanza a praticità, gusto, gradazione alcolica più bassa e rapporto qualità-prezzo.

La Cina, a lungo forza determinante nei consumi di bevande in Asia, non è più una storia di crescita lineare. I dati aperti citati nel rapporto collocano il consumo comparabile pro capite di alcol a 5,7 litri di alcol puro nel 2019, con una previsione di 5,0 entro il 2025. Il mercato resta fortemente influenzato dagli spirits, in particolare dal baijiu, ma i recenti segnali del settore indicano pressione su quella categoria e volumi complessivi di bevande alcoliche più deboli. Allo stesso tempo, whisky importato, birra premium e RTD hanno mostrato una migliore tenuta rispetto ai segmenti di massa. Il risultato è un mercato che continua a contare per le sue dimensioni, ma in cui i produttori sono spinti verso strategie selettive anziché verso un’espansione generalizzata.

L’India si muove nella direzione opposta. Il Paese sta consolidando la propria posizione come il più grande mercato asiatico aperto alla crescita per volume, trainato soprattutto da spirits e birra. Il rapporto cita una previsione di 7,933 miliardi di litri nel 2026. Il consumo comparabile pro capite si attestava a 4,9 litri di alcol puro nel 2019 ed è previsto a 5,0 entro il 2025. Gran parte del mercato resta concentrata nei canali off-trade, il che significa che le vendite al dettaglio per il consumo domestico continuano a superare bar e ristoranti in molte aree del Paese. Per produttori ed esportatori, l’India è sempre più vista come un mercato prioritario non solo per la scala, ma perché i consumatori stanno passando a prodotti premium accessibili invece di acquistare soltanto nella fascia più bassa.

Il Giappone presenta un profilo diverso. Resta un grande mercato per le bevande alcoliche, ma segnato dalla maturità più che dall’espansione. Il rapporto indica un volume totale di 8,036 miliardi di litri nel 2024, con una tendenza al ribasso dopo quel punto. Il consumo comparabile pro capite era di 6,7 litri di alcol puro nel 2019 ed è previsto a 6,6 entro il 2025. La birra resta importante, ma gli RTD e le categorie miste locali sono diventati più centrali nelle abitudini quotidiane di consumo. La premiumizzazione continua in segmenti selezionati come spumanti, vermouth e prodotti premium più leggeri, mentre la praticità assume un ruolo crescente nelle decisioni su packaging e formato.

La Corea del Sud mostra caratteristiche simili. Il consumo comparabile pro capite era di 8,2 litri di alcol puro nel 2019, con una previsione di 8,1 entro il 2025. Soju e altri spirits locali restano dominanti insieme alla birra, anche se nel rapporto non erano disponibili dati aperti omogenei sul volume totale. Il solo volume della birra è stato indicato a 2,145 miliardi di litri nel 2024. Come in Giappone, il consumo complessivo è piatto o sotto pressione, ma i consumatori mostrano interesse per i prodotti premium e per scelte orientate alla moderazione. Anche gli RTD stanno guadagnando terreno man mano che la praticità diventa più importante.

Il Vietnam si distingue come una delle storie più forti del Sud-est asiatico perché combina scala e slancio di ripresa. Il consumo comparabile pro capite è stato indicato a 9,3 litri di alcol puro nel 2019 e previsto stabile a 9,3 entro il 2025. La birra domina il mercato, con dati pubblici aperti che mostrano 4,340 miliardi di litri nel 2024. Il Paese si è ripreso con forza dal periodo pandemico e resta uno dei principali mercati della birra nella regione, ma deve anche fare i conti con una regolamentazione più severa e con la pressione fiscale, fattori che potrebbero influenzare la domanda fino al 2028.

Thailandia e Filippine restano mercati ampi e rilevanti, anche se entrambi presentano rischi legati alle politiche pubbliche. In Thailandia, il consumo comparabile pro capite era di 7,8 litri di alcol puro nel 2019, con una previsione di 8,0 entro il 2025. Spirits e birra guidano il mercato, mentre turismo e ospitalità hanno sostenuto la ripresa dell’on-premise anche se la regolamentazione resta attiva. Nelle Filippine, il consumo comparabile pro capite è stato indicato a 6,2 litri di alcol puro nel 2019 e previsto allo stesso livello entro il 2025. Gli spirits dominano, ma la crescente pressione delle accise continua a incidere su prezzi e sviluppo delle categorie.

Nel resto del Sud-est asiatico, la Malesia resta un mercato piccolo e fortemente tassato, con il consumo nel mercato formale concentrato in larga parte sulla birra. Il consumo comparabile pro capite è stato indicato a 0,8 litri di alcol puro sia nel 2019 sia nella previsione per il 2025. Singapore ha un consumo pro capite più basso, pari a 1,9 litri di alcol puro in entrambi i periodi citati, ma svolge un ruolo sproporzionatamente grande come hub premium per le importazioni, dove visibilità del marchio, margini e distribuzione selettiva contano più del semplice volume.

Anche Hong Kong rientra in questo modello orientato al premium. Il rapporto cita un consumo comparabile pro capite di 2,29 litri di alcol puro nel 2022 e di 2,45 nel 2020, sottolineando al tempo stesso condizioni favorevoli per vino e spirits premium dopo le modifiche fiscali che hanno migliorato l’ambiente per i prodotti di fascia alta. La birra resta leader per volume, ma il valore si concentra più in alto nella fascia di mercato.

Taiwan resta interessante come mercato orientato all’importazione e con spazio per la premiumizzazione. Pur non essendo disponibile nel rapporto una cifra direttamente comparabile dell’Organizzazione mondiale della sanità in open data, venivano citati dati FAOSTAT che indicano un consumo di bevande alcoliche pari a 38,4 litri pro capite nel 2023 e un volume di birra di 498 milioni di litri nello stesso anno. I prodotti importati e le proposte craft continuano ad attirare l’attenzione dei consumatori che guardano oltre le etichette domestiche mainstream.

Indonesia, Pakistan e Bangladesh restano mercati fortemente limitati o residuali da una prospettiva commerciale internazionale. Il consumo comparabile pro capite dell’Indonesia è stato indicato a soli 0,1 litri di alcol puro sia nel 2019 sia nella previsione per il 2025, riflettendo limiti severi sulle vendite formali di alcol nonostante il ruolo della birra all’interno di quel segmento formale. Il Pakistan mostrava lo stesso livello, 0,1 litro, con un profilo altrettanto ristretto.

Poiché non esiste ancora una serie annuale aperta completa sul volume totale delle bevande alcoliche per tutti i Paesi asiatici nel 2026, il rapporto si basa su una combinazione di fonti anziché su un’unica banca dati unificata. Tra queste figurano i dati comparabili dell’Organizzazione mondiale della sanità sul consumo pro capite e sul mix di bevande, le previsioni pubbliche riprodotte da materiali Euromonitor e IWSR, le statistiche ufficiali nazionali e le esplicite indicazioni “not available” laddove non esistano dati aperti solidi.

Questo mosaico indica comunque una lettura commerciale coerente per i prossimi due anni: India e Vietnam offrono alcune delle opportunità più chiare per una crescita scalabile; Giappone e Corea del Sud premiano portafogli più precisi costruiti attorno a praticità, moderazione e posizionamento premium; Singapore, Hong Kong e Taiwan restano obiettivi forti per i marchi importati alla ricerca di margini e visibilità; e la Cina richiede ora puntate più ristrette su nicchie resilienti invece di ambizioni di volume generalizzate.

Per le aziende del beverage che operano in Asia nel 2026, ciò significa che il successo dipende meno dall’inseguire le medie regionali e più dall’allineare la fase di sviluppo di ciascun mercato con la giusta strategia di categoria. Nei mercati ad alta crescita come India e Vietnam, gli spirits premium accessibili e la birra sembrano meglio posizionati rispetto alle proposte ultra-luxury rivolte soltanto a piccole élite. In Giappone e Corea del Sud, i guadagni più discreti arrivano da portafogli raffinati che includono vino fermo, spumante, vermouth e formati RTD pensati per occasioni di consumo più leggere. In hub commerciali come Singapore e Hong Kong, il posizionamento horeca, la distribuzione retail selettiva e l’e-commerce restano strumenti centrali per costruire marchi premium anche quando il consumo locale complessivo è modesto.

Il risultato è una mappa asiatica delle bevande definita meno da un unico trend regionale che da diverse transizioni nazionali che avvengono contemporaneamente: contrazione del mercato di massa cinese, espansione dei volumi retail-led dell’India, maturità nelle economie sviluppate del Nord-est asiatico e ripresa sotto pressione nel settore birrario del Vietnam.

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