Il Senato italiano riserva la Gran Selezione al Chianti Classico

Il voto finale impedisce alle altre denominazioni italiane di usare la dicitura, rafforzando la tutela legale rivendicata dal Chianti Classico dopo anni di dispute

venerdì 6 novembre 2026

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Il Senato italiano riserva la Gran Selezione al Chianti Classico

Mercoledì 4 novembre il Senato italiano ha approvato una misura che riserva la dicitura Gran Selezione esclusivamente al Chianti Classico, offrendo tutela legale a un termine utilizzato da questa denominazione toscana dal 2014.

La modifica, approvata con un voto definitivo, emenda le norme nazionali che regolano il settore vitivinicolo italiano e impedisce alle altre denominazioni italiane di utilizzare Gran Selezione in etichetta. La decisione riguarda una delle categorie di vini premium più note del Paese e risolve una disputa di lunga data su chi possa usare questa dicitura sul mercato.

Secondo il Consorzio Vino Chianti Classico, il Chianti Classico è l’unica denominazione ad aver utilizzato Gran Selezione da quando ha introdotto la categoria nel proprio disciplinare di produzione, nel 2014. I sostenitori della modifica hanno affermato che il voto del Senato allinea la legge italiana a un principio che, a loro dire, è già riconosciuto dalle norme europee: la denominazione che ha istituito e sviluppato la categoria dovrebbe mantenerne i diritti esclusivi.

La decisione è rilevante perché Gran Selezione è diventata una componente importante della piramide qualitativa del Chianti Classico. All’interno della denominazione, la dicitura identifica i vini collocati al vertice della produzione ed è stata utilizzata dai produttori per indicare un’espressione più rigorosa e distintiva rispetto alle etichette di Chianti Classico e Riserva. Dall’introduzione della categoria, le aziende della zona tra Firenze e Siena hanno investito in attività di marketing, produzione e posizionamento del marchio legate a questa dicitura.

Riservando la dicitura al Chianti Classico, i legislatori hanno offerto ai produttori della zona una tutela legale più solida nelle controversie sull’etichettatura e sull’uso commerciale. La modifica definisce inoltre un confine più chiaro per le altre denominazioni italiane, che dovranno ricorrere a diciture diverse se vorranno identificare vini di fascia superiore.

Il voto del Senato è stato accolto con favore da Giovanni Manetti, presidente del Consorzio Vino Chianti Classico, secondo il quale il risultato è frutto di un lungo e complesso impegno per tutelare il lavoro e l’identità della denominazione. Nei commenti diffusi dopo il voto, Manetti ha dichiarato che i produttori hanno creduto nel progetto Gran Selezione fin dall’inizio e hanno continuato a sostenerlo durante anni di dibattito normativo.

La questione è importante per i produttori perché le categorie di vini premium possono avere un notevole valore commerciale, soprattutto sui mercati d’esportazione, dove i nomi delle regioni italiane competono per conquistare spazio sugli scaffali e il riconoscimento dei consumatori. Una dicitura tutelata per legge può contribuire a preservare il legame tra l’etichetta di un vino, il suo luogo d’origine e le regole di produzione che la definiscono. Per il Chianti Classico, questo legame è diventato più importante nel tentativo della denominazione di rafforzare la propria posizione nella fascia alta del mercato vinicolo globale.

L’intervento del Senato mette inoltre in evidenza la delicatezza delle regole sulle denominazioni nel sistema vitivinicolo europeo, in cui le classificazioni sono strettamente legate alla geografia, alla tradizione e agli standard produttivi. In questo contesto, anche una breve dicitura in etichetta può diventare oggetto di una più ampia contesa sull’identità commerciale e sul valore creato nel tempo da una denominazione.

La misura è stata annunciata a Barberino Tavarnelle, vicino a Firenze, dove ha sede il Consorzio Chianti Classico. I produttori della denominazione dovrebbero ora continuare a promuovere Gran Selezione come categoria legata esclusivamente al Chianti Classico, mentre gli altri gruppi vitivinicoli italiani valuteranno l’impatto della nuova formulazione normativa sulle diciture utilizzabili nelle future etichette.

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