Senatore italiano: l’esclusione della proposta sui vini PIWI è un’occasione mancata

La misura avrebbe consentito ai consorzi locali di decidere se ammettere vitigni resistenti alle malattie nei vini DOC e DOCG

mercoledì 4 novembre 2026

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Senatore italiano: l’esclusione della proposta sui vini PIWI è un’occasione mancata

ROMA — Mercoledì 4 novembre, Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato italiano e senatore della Lega, ha definito l’esclusione dal disegno di legge Coltiva Italia di una proposta sui vitigni PIWI un’occasione mancata per la viticoltura italiana.

In una dichiarazione diffusa a Roma, Centinaio ha detto di rammaricarsi per il mancato inserimento di un emendamento del senatore Pietro Patton nel disegno di legge sull’agricoltura, attualmente all’esame del Senato. La proposta mirava a consentire l’inclusione dei vitigni PIWI, ottenuti per resistere alle malattie fungine, nei disciplinari di produzione dei vini a denominazione di origine protetta.

Centinaio ha affermato che la misura avrebbe aperto le denominazioni DOC e DOCG ai vini ottenuti da varietà ibride resistenti alle malattie, ma solo in caso di decisione favorevole del consorzio di tutela competente. In questo modo, la modifica non sarebbe stata applicata automaticamente a tutte le denominazioni: ogni consorzio avrebbe potuto decidere se ammettere tali varietà nel proprio disciplinare.

Secondo Centinaio, la proposta era in linea con le norme europee ed era stata sostenuta anche da un’interrogazione parlamentare bipartisan presentata insieme ad Antonella Forattini, esponente del Partito Democratico, di centrosinistra, e rivolta al ministro dell’Agricoltura. Una modifica di questo tipo, ha aggiunto, riconoscerebbe il contributo della ricerca alla viticoltura italiana, salvaguardando al contempo la qualità dei prodotti e la sicurezza dei consumatori.

Centinaio ha inoltre chiesto al Senato di esaminare un disegno di legge separato, presentato da Patton, che modificherebbe il testo unico della legge italiana sul vino sullo stesso tema. Ha detto di augurarsi che il provvedimento possa essere approvato prima della fine dell’attuale legislatura.

Al centro del confronto c’è la possibilità di consentire un maggiore impiego di vitigni resistenti nei vini commercializzati con le denominazioni di qualità più note del Paese, nell’ambito di un sistema di denominazioni altamente regolamentato. I disciplinari DOC e DOCG stabiliscono le modalità di produzione e commercializzazione dei vini in molte delle principali regioni vitivinicole italiane. Qualsiasi modifica alle varietà ammesse può avere conseguenze dirette per viticoltori, cantine e consorzi responsabili della tutela delle denominazioni.

Negli ultimi anni i vitigni PIWI hanno attirato l’attenzione perché la loro resistenza alle malattie fungine può ridurre la necessità di alcuni trattamenti in vigneto. Secondo i sostenitori, ciò potrebbe aiutare i produttori a contenere i costi e a perseguire obiettivi di sostenibilità senza abbassare gli standard qualitativi, soprattutto se l’adozione restasse subordinata alle decisioni dei consorzi locali. In passato, alcuni esponenti del settore hanno espresso preoccupazione per la tutela della tradizione, della tipicità e dell’identità delle denominazioni storiche.

La questione è quindi rilevante per il comparto delle bevande anche al di là dell’attuale dibattito parlamentare. Se in futuro l’Italia ampliasse l’accesso dei vitigni resistenti ai vini DOC e DOCG, la modifica potrebbe influire sulle decisioni di reimpianto, sui costi di produzione e sulle strategie competitive dei produttori soggetti ai disciplinari delle denominazioni. Potrebbe inoltre incidere sul modo in cui i consorzi conciliano gli obiettivi ambientali con il posizionamento sul mercato dei vini di fascia alta.

Per ora, tuttavia, la proposta citata da Centinaio non fa parte del disegno di legge Coltiva Italia in discussione al Senato. La sua dichiarazione ha riportato la questione al centro del confronto politico, sollecitando i parlamentari a decidere se affrontarla con il disegno di legge separato di Patton anziché nell’ambito del più ampio pacchetto sull’agricoltura.

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