Chiara Lungarotti premiata come produttrice dell’anno 2027 da Corriere della Sera
Il riconoscimento premia il suo impegno nel raccontare l’identità vitivinicola dell’Umbria attraverso la tutela del paesaggio e le istituzioni culturali
venerdì 30 ottobre 2026

Chiara Lungarotti, amministratrice delegata dell’azienda vinicola umbra Lungarotti, è stata nominata produttrice dell’anno nella Guida ai 100 migliori vini e produttori d’Italia 2027 di Corriere della Sera. Il riconoscimento premia il suo lavoro per promuovere l’identità vitivinicola dell’Umbria e tutelare il paesaggio regionale.
Il premio è stato consegnato in occasione della presentazione della guida da Luciano Ferraro, vicedirettore di Corriere della Sera, che pubblica il volume annuale insieme al critico enologico James Suckling. In dichiarazioni riportate dall’azienda, Ferraro ha definito Lungarotti «la custode dell’Umbria» per il suo impegno nella salvaguardia del paesaggio e nella promozione delle potenzialità della regione.
Il riconoscimento porta sotto i riflettori nazionali una delle aziende vinicole familiari più longeve d’Italia. Lungarotti ha sede a Torgiano, nell’Umbria centrale, e opera anche a Montefalco. Lo sviluppo moderno dell’azienda risale a Giorgio Lungarotti, che nel dopoguerra trasformò la fattoria di famiglia in una cantina. Oggi l’impresa è alla terza generazione.
Il premio mette inoltre in evidenza il lungo impegno della famiglia nel collegare la produzione vinicola alla promozione culturale. Maria Grazia Marchetti, moglie di Giorgio Lungarotti, fondò il Museo del Vino di Torgiano e il Museo dell’Olivo e dell’Olio: due istituzioni che hanno contribuito a integrare l’attività culturale dell’azienda nella sua identità pubblica. Dagli anni Settanta, la famiglia ha legato i propri vini a un racconto più ampio della storia locale, dell’agricoltura e del patrimonio regionale.
Questo approccio è stato centrale nella leadership di Chiara Lungarotti. Negli ultimi anni l’azienda ha cercato di rinnovare la propria immagine, mantenendo al contempo un forte legame con i suoi vini più noti e con l’identità umbra. Nel 2025 Lungarotti ha lanciato Progetto 62, un piano di rinnovamento che prende il nome dalla prima annata di Rubesco e Torre di Giano, due etichette introdotte nel 1962 e tuttora ai vertici della gamma aziendale.
Nell’ambito del progetto, Rubesco 62 e Torre di Giano 62 sono stati ridisegnati e riposizionati con uno stile che l’azienda definisce più contemporaneo, mantenendo al contempo la continuità con la storia della cantina. Il progetto è stato presentato sia come un aggiornamento dei prodotti sia come un’iniziativa più ampia per rinnovare il marchio e rivolgersi a nuovi consumatori senza allontanarsi dalle sue radici regionali.
L’azienda ha inoltre rinnovato la propria tenuta di Montefalco, ribattezzata Tenuta Brancalupo. Il rebranding ha incluso l’introduzione di un nuovo vino bianco a base di Trebbiano Spoletino, ampliando una gamma che già comprendeva Montefalco Rosso e Sagrantino. La scelta riflette la crescente attenzione dei produttori italiani per i vitigni autoctoni e per una più ampia varietà di stili, oltre ai rossi più conosciuti.
In una dichiarazione diffusa dopo il premio, Chiara Lungarotti ha affermato che il riconoscimento appartiene a tutta la squadra e al suo lavoro per raccontare l’Umbria attraverso il vino e le attività culturali. Ha aggiunto che l’obiettivo dell’azienda è mostrare come ogni vino racchiuda la storia di un territorio, dei suoi vitigni, delle sue tradizioni e del suo modo di vivere.
Da tempo l’azienda utilizza la frase «Radici in Umbria» come parte della propria identità, e il premio sembra rafforzare questo messaggio. Nel vino italiano, dove il carattere regionale resta un fattore importante sia per il prestigio sul mercato interno sia per l’attrattiva sui mercati esteri, il riconoscimento di una guida pubblicata da un quotidiano nazionale dà ulteriore visibilità ai produttori che si presentano come interpreti di un luogo, oltre che come artefici di un prodotto.
Per l’Umbria, che spesso riceve meno attenzione internazionale rispetto alla Toscana o al Piemonte, il premio ha anche un valore simbolico. Da decenni Lungarotti è uno dei nomi del vino più noti della regione, con etichette come Rubesco che hanno contribuito a definire il vino umbro per i consumatori in Italia e all’estero. L’attenzione dell’azienda per musei, enoturismo e patrimonio culturale l’ha resa parte di una strategia più ampia volta a presentare l’Umbria come una destinazione legata al cibo, all’agricoltura e alla cultura.
La guida di Corriere della Sera è una delle diverse pubblicazioni enologiche italiane annuali che contribuiscono a plasmare la reputazione del settore e l’attenzione dei consumatori, soprattutto per i produttori che cercano visibilità oltre il pubblico degli operatori specializzati. Nominando Lungarotti produttrice dell’anno, la guida ha riconosciuto non solo l’aspetto tecnico della produzione, ma anche un modello che riunisce vino, territorio e promozione culturale in un’unica identità aziendale.