I viticoltori del Piceno chiedono aiuti urgenti per il vino invenduto prima della vendemmia

I produttori nelle Marche hanno avvertito che le scorte di cantina gonfie potrebbero deprimere i prezzi dell’uva e lasciare le aziende vinicole senza capacità sufficiente per assorbire la prossima vendemmia.

22-07-2026

Condividi!

I produttori di vino nell’area del Piceno, in Italia, chiedono alla giunta regionale delle Marche un intervento urgente per gestire le ingenti scorte invendute in vista della prossima vendemmia, avvertendo che l’attuale surplus potrebbe pesare sui prezzi dell’uva e mettere sotto pressione la capacità delle cantine di acquistare e lavorare il prodotto nei prossimi mesi.

L’appello è stato lanciato in un incontro a Offida tra il Consorzio di Tutela Vini Piceni, il gruppo dei viticoltori Vinea ed Enrico Rossi, vicepresidente delle Marche e responsabile regionale per l’agricoltura. Il confronto si è concentrato sulla distillazione di crisi, sui limiti ai nuovi impianti vitati, sui fondi per la promozione, sul ricambio generazionale e sulle misure per tutelare il reddito agricolo con l’avvicinarsi della prossima vendemmia.

Secondo le due organizzazioni, le cantine dell’intero comparto vinicolo del Piceno detengono volumi significativi di vino invenduto. Una relazione presentata all’incontro da Elso Pica della segreteria del consorzio, basata sui dati di Valoritalia, ha mostrato scorte ancora consistenti in cantina, senza differenze rilevanti tra vini bianchi e rossi o tra le diverse denominazioni protette.

I produttori hanno detto che l’eccesso di scorte è ormai un problema diretto per le imprese. Se una quota consistente del vino delle campagne precedenti resta invenduta, sostengono, il mercato potrebbe subire ulteriori pressioni proprio mentre i viticoltori si preparano alla vendemmia. Questo potrebbe incidere sui prezzi dell’uva e ridurre la capacità delle cantine di assorbire la nuova produzione. Diversi imprenditori presenti all’incontro hanno espresso preoccupazione per i volumi invenduti sia nei vini a denominazione sia nei vini generici e hanno chiesto misure straordinarie per riequilibrare il mercato.

La questione va oltre un singolo distretto locale perché l’eccesso di inventario può esercitare una pressione al ribasso sui prezzi in tutto il commercio del vino e imporre decisioni più rapide su strumenti di crisi come la distillazione e il controllo degli impianti. Per i produttori di bevande più in generale, è un altro segnale di come la gestione dell’offerta stia diventando centrale mentre una domanda più debole e vendite più lente mettono alla prova i margini.

Pompilio D’Angelo, presidente di Vinea, ha detto che il settore sta attraversando un periodo difficile e ha descritto l’incontro di Offida come parte di uno sforzo più ampio per raccogliere opinioni dopo una recente conferenza sul nuovo pacchetto vino dell’Unione europea. Ha affermato che servono misure d’emergenza, ma ha aggiunto che un sollievo di breve periodo non può sostituire una strategia di lungo periodo costruita su promozione, nuovi mercati, gestione del potenziale produttivo e rinnovo generazionale.

Tra le proposte di Vinea c’è una sospensione temporanea delle autorizzazioni per nuovi impianti vitati per alcuni anni, con verifiche periodiche delle condizioni di mercato. D’Angelo ha detto che l’obiettivo sarebbe evitare di aggiungere altra produzione mentre gli attuali surplus vengono ancora assorbiti. Allo stesso tempo, ha suggerito una deroga per i giovani agricoltori, così che un eventuale blocco non ostacoli il ricambio generazionale in un’area in cui molti operatori stanno invecchiando e dove la viticoltura resta una delle poche attività economiche sostenibili in molte comunità collinari.

Vinea ha inoltre invitato alla prudenza sullo sradicamento dei vigneti. I rappresentanti hanno detto che l’estirpazione delle viti potrebbe avere effetti economici ma anche conseguenze ambientali e paesaggistiche. Nelle colline del Piceno, i vigneti aiutano a mantenere il territorio agricolo, sostengono le aziende agricole e preservano un paesaggio che è anche alla base del turismo locale. D’Angelo ha proposto di consentire periodi più lunghi per un eventuale reimpianto, così da non perdere in modo permanente capacità produttiva.

Qualsiasi modifica alle autorizzazioni agli impianti richiederebbe un coordinamento oltre le Marche, perché i diritti di impianto sono disciplinati da norme nazionali ed europee. Ciò significa che i responsabili regionali avrebbero bisogno del sostegno di Roma e delle altre amministrazioni territoriali se volessero cambiamenti più ampi.

Una delle proposte più discusse è stata la distillazione di crisi, considerata dai produttori uno strumento tecnico per ridurre le scorte togliendo parte del vino dal mercato e destinandolo a usi non alimentari. I presidenti sia di Vinea sia del consorzio dei Piceni hanno detto che un eventuale provvedimento dovrebbe includere anche i vini a denominazione. A loro avviso, intervenire sulle eccedenze potrebbe limitare la speculazione e aiutare a evitare che la paralisi commerciale si traduca in un ulteriore calo del valore dell’uva.

Gli strumenti di gestione della crisi, tra cui distillazione, vendemmia verde ed eventuale estirpazione dei vigneti, fanno parte anche di un dibattito più ampio su come l’Europa debba rispondere alle tensioni nel settore del vino. Nel Piceno, i produttori chiedono che questi strumenti siano disponibili abbastanza rapidamente da influire sulle condizioni prima dell’inizio della prossima vendemmia.

Simone Capecci, presidente del Consorzio Vini Piceni, ha sottolineato anche la promozione come parte centrale di qualsiasi piano di ripresa. Ha chiesto alle Marche di valutare un aumento della quota di contribuzione per le attività promozionali nei Paesi dell’Unione europea e nei mercati al di fuori del blocco. Capecci ha detto che la promozione resta essenziale per i produttori di vino e l’ha collegata strettamente al turismo enogastronomico. Ha sostenuto che trovare sbocchi in mercati meno esplorati potrebbe ridurre la dipendenza dalle destinazioni tradizionali in un momento in cui i canali di vendita sono sotto pressione.

L’incontro ha toccato anche possibili aree di crescita future, compresi i vini dealcolati. I rappresentanti del settore hanno descritto questi prodotti come una potenziale opportunità commerciale aggiuntiva, capace di attrarre nuovi consumatori senza sostituire necessariamente il vino tradizionale.

La sostenibilità ambientale è stato un altro punto centrale. Il consorzio e Vinea hanno chiesto un sostegno continuo agli strumenti per l’agricoltura biologica nel Piceno, dove la viticoltura biologica è già diffusa, insieme a politiche che aiutino le cantine ad affrontare il cambiamento climatico. Capecci ha detto che investire nelle denominazioni sostiene anche le comunità in cui il vino viene prodotto, collegando accessibilità stradale, cura del paesaggio e tutela ambientale in un’unica strategia di sviluppo.

Rossi ha ascoltato le richieste dei viticoltori e si è impegnato a valutare una rapida attuazione di alcune misure, secondo i partecipanti all’incontro. Ma diversi dei passaggi più delicati, soprattutto quelli di competenza ministeriale, richiederebbero un accordo con le altre regioni italiane. In particolare sulla distillazione di crisi, a livello nazionale non è ancora emersa una posizione comune.

Questo lascia i produttori del Piceno a spingere su due fronti contemporaneamente: un intervento immediato per alleggerire la pressione sulle cantine prima della vendemmia e un piano di più lungo periodo per ricostruire la domanda senza indebolire una delle principali industrie rurali delle Marche. L’economia del vino della regione sostiene posti di lavoro direttamente nei vigneti e nelle cantine e indirettamente nella ristorazione, nell’ospitalità, nel commercio al dettaglio e nel turismo nelle aree interne che dipendono fortemente dall’agricoltura.

Ti è piaciuta la lettura? Condividetela con altri!