08-07-2026

Il consumo di alcol potrebbe dimezzarsi a livello mondiale entro il 2050, secondo un nuovo rapporto della società di consulenza Roland Berger, con sede a Monaco, che afferma che il calo è trainato da maggiori preoccupazioni per la salute tra i consumatori e da una regolamentazione più severa sia nei mercati emergenti sia in quelli maturi.
Il rapporto, “The Future of Alcohol: Tech, Politics, and Structural Decline,” sostiene che la flessione non è più ciclica ma strutturale. Afferma che il consumo pro capite di alcol era già in calo o stabile in tutte le regioni del mondo tra il 2014 e il 2024. Roland Berger cita cali medi annui composti del -1,1% in Nord America, del -0,7% in Europa occidentale e del -1,3% nell’Asia-Pacifico in quel periodo.
Lo studio segnala inoltre un divario normativo in ampliamento tra mercati in via di sviluppo e mercati maturi. Secondo Roland Berger, i mercati in via di sviluppo stanno irrigidendo le regole sull’alcol a un ritmo quasi doppio rispetto a quelli maturi, con una media di 3,5 modifiche normative all’anno contro 2 nei mercati maturi. La società afferma che questa combinazione di pressione sulla salute pubblica e intervento politico più rapido potrebbe rimodellare il settore nei prossimi due decenni.
Per i produttori di vino, birra e distillati, la previsione è rilevante perché suggerisce che la crescita futura potrebbe dipendere meno dalle vendite tradizionali in volume e più dalla capacità di adattamento. Il rapporto afferma che il segmento del lusso è stato la principale area di resilienza e dovrebbe restarlo, mentre il consumo più ampio si indebolisce.
Roland Berger afferma che una delle risposte più chiare per le aziende beverage è investire prima nei prodotti analcolici e a basso tenore alcolico, oltre che nelle bevande funzionali. Descrive una domanda in crescita da parte dei consumatori “sober curious”, in particolare Millennials e Gen Z che scelgono di ridurre l’assunzione di alcol per motivi di salute. In questa prospettiva, le bevande con poco o nessun alcol, insieme ai prodotti progettati per preservare alcuni effetti sociali o emotivi dell’alcol senza lo stesso impatto sulla salute, sono destinate a espandersi rapidamente.
Il rapporto afferma che queste bevande funzionali vengono sviluppate con estratti vegetali come kava e golden root, oltre a ingredienti sintetici più recenti. Sostiene che i produttori di bevande dovrebbero includere componenti funzionali nello sviluppo di nuovi prodotti se vogliono restare rilevanti per i consumatori più giovani, le cui abitudini di consumo differiscono nettamente da quelle delle generazioni precedenti.
Lo studio afferma inoltre che l’intelligenza artificiale diventerà più importante lungo l’intera catena del valore dell’alcol, dall’agricoltura al marketing verso i consumatori. Un esempio evidenziato è il coinvolgimento del consumatore basato sui sapori, in cui i suggerimenti di abbinamento vanno oltre le regole standard come vino bianco con pesce e utilizzano invece l’IA per combinare le scelte alimentari con l’umore, i dati personali, le informazioni genetiche e le condizioni ambientali.
Questo approccio potrebbe essere particolarmente rilevante per i produttori di vino che cercano di difendere il valore in un mercato in contrazione. Piuttosto che affidarsi solo agli abbinamenti tradizionali con il cibo o a messaggi legati alla denominazione, i produttori potrebbero sempre più puntare su raccomandazioni personalizzate collegate non solo ai pasti ma anche all’ora del giorno, al meteo e alle preferenze dei consumatori.
Roland Berger indica inoltre l’agricoltura di precisione come un altro importante ambito di adozione dell’IA. Inoltre, afferma che l’innovazione biologica legata al lievito sta aprendo possibili nuove fonti di ricavo oltre la fermentazione stessa. Il rapporto descrive il lievito come un elemento che evolve da semplice input produttivo a piattaforma biologica più ampia, con cellule di lievito valorizzate potenzialmente in grado di trovare impieghi scalabili in agricoltura attraverso i biostimolanti, oltre che nei prodotti per la salute e la bellezza.
Sul fronte normativo, la società afferma che le aziende del settore alcolico dovranno passare dall’opposizione ai cambiamenti di policy a una collaborazione più stretta con governi e regolatori. Sostiene che le aziende in grado di collaborare sugli standard per una produzione sostenibile di alcol e per un consumo responsabile potrebbero essere meglio posizionate rispetto a quelle che si limitano a reagire dopo l’introduzione delle regole.
Questo cambiamento potrebbe avere ampie implicazioni per il settore beverage, soprattutto nei mercati in cui i legislatori stanno accelerando su etichettatura, pubblicità, avvertenze sanitarie o restrizioni alla vendita al dettaglio. Se lo scenario di Roland Berger dovesse rivelarsi corretto, i produttori potrebbero trovarsi sotto pressione non solo per riformulare i prodotti, ma anche per cambiare il modo in cui comunicano con i consumatori e presentano l’alcol all’interno di uno stile di vita attento alla salute.
Stefano Sorrentino, partner di Roland Berger e coautore del rapporto, ha affermato che il settore dell’alcol potrebbe dover seguire un percorso simile a quello intrapreso in precedenza dalle aziende del tabacco. Ha detto che quel comparto ha risposto più di dieci anni fa con forti investimenti in ricerca e sviluppo, il lancio di prodotti presentati come potenzialmente meno rischiosi e una strategia di trasformazione interna che ha contribuito a ripristinare la crescita ottenendo al tempo stesso il sostegno sia dei consumatori sia dei regolatori.
L’argomentazione di Roland Berger è che le aziende di bevande alcoliche si trovano ora di fronte a una svolta comparabile. Secondo la sua visione, saranno necessari un’innovazione più rapida, un uso più ampio della tecnologia e un atteggiamento più proattivo verso le autorità pubbliche se i produttori vorranno compensare il calo di lungo periodo dei volumi di consumo.
Il rapporto non presenta il calo previsto entro il 2050 come inevitabile in ogni categoria o mercato. Ma chiarisce che le aziende che scommettono su un ritorno ai modelli di consumo del passato potrebbero interpretare male la direzione del cambiamento. Per un settore costruito per decenni sull’espansione dei volumi, soprattutto nei segmenti mainstream, ciò significherebbe un ripensamento radicale della strategia per vino, birra e distillati.