L’alcol dovrebbe tornare negli stadi dei Mondiali 2026

I tifosi negli Stati Uniti, in Messico e in Canada dovranno probabilmente fare i conti con regole di vendita diverse a seconda della città, dell’impianto e della partita

15-06-2026

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Secondo quanto riportato da La Revue du vin de France, l’alcol dovrebbe tornare sugli spalti ai Mondiali del 2026 dopo i severi limiti imposti durante il torneo del 2022 in Qatar. La testata afferma che i tifosi negli Stati Uniti, in Messico e in Canada dovrebbero affrontare regole diverse a seconda del Paese ospitante e, in alcuni casi, dello stadio.

La questione conta ben oltre la logistica delle giornate di gara. I Mondiali sono uno dei più grandi palcoscenici commerciali dello sport globale e qualsiasi decisione sulla vendita di birra all’interno degli impianti può incidere sul valore delle sponsorizzazioni, sui ricavi dei punti ristoro degli stadi, sulla spesa turistica e sulla domanda nel più ampio settore delle bevande, soprattutto per i produttori di birra legati ai grandi eventi internazionali.

I Mondiali del 2022 sono diventati un punto di svolta nella politica sull’alcol quando il Qatar, pochi giorni prima della partita inaugurale, ha ribaltato un piano precedente e vietato la vendita di birra alla maggior parte degli spettatori all’interno del perimetro degli stadi. La decisione ha lasciato solo un accesso limitato nelle aree hospitality ed è diventata uno degli esempi più visibili di come le regole del Paese ospitante possano rimodellare i piani commerciali della FIFA.

Per il 2026, il contesto è molto diverso. Il torneo sarà condiviso da tre Paesi con sistemi consolidati di concessioni sportive e leggi sull’alcol più permissive rispetto al Qatar. Tuttavia, non esiste un unico regolamento che si applichi in modo uniforme a tutte le 16 città ospitanti. È probabile che le norme dipendano dalla legge nazionale, dalle regole statali o provinciali, dai sistemi locali di licenze e dalle politiche di sicurezza specifiche dei singoli impianti.

Negli Stati Uniti, dove si giocherà la maggior parte delle partite, la vendita di alcol è comune nei principali impianti sportivi professionistici. Birra, vino e superalcolici sono venduti abitualmente in arene e stadi della NFL, MLB, NBA e NHL, anche se sono standard gli orari di stop prima della fine delle partite. Queste pratiche già esistenti suggeriscono che la vendita di birra durante le partite dei Mondiali sarebbe operativamente semplice in molti impianti statunitensi, anche se FIFA e gli organizzatori locali imponessero ulteriori restrizioni legate al controllo della folla o al branding del torneo.

Anche il Messico ha una forte cultura da stadio attorno alla vendita di birra, sebbene l’applicazione locale possa variare da città a evento. In Canada il servizio di alcol è generalmente consentito anche nei principali impianti sportivi, ma le norme provinciali sui liquori possono differire e influenzare il modo in cui le vendite vengono gestite durante il torneo.

La Revue du vin de France ha riferito che il probabile ritorno dell’alcol sugli spalti solleva per i tifosi questioni pratiche su cosa verrà effettivamente venduto, dove sarà disponibile e quanto potrà costare da un Paese all’altro. I prezzi dovrebbero variare sensibilmente tra i tre Paesi ospitanti perché i costi delle concessioni differiscono già ampiamente negli impianti sportivi nordamericani e perché tasse e strutture di licenza non sono uniformi.

Questo potrebbe rendere il torneo del 2026 un mosaico per i tifosi in viaggio. Un sostenitore che assista alle partite in più Paesi potrebbe incontrare orari di servizio diversi, limiti diversi sulla gradazione delle bevande, regole separate per le aree concourse rispetto ai posti a sedere e politiche distinte per gli spazi hospitality premium. Gli organizzatori potrebbero inoltre decidere che alcune partite ad alto rischio richiedano controlli più rigidi rispetto ad altre.

La FIFA non ha dovuto affrontare in Nord America lo stesso tipo di barriera culturale o legale incontrata in Qatar, ma l’alcol resta una questione sensibile nei grandi eventi internazionali perché si colloca all’incrocio tra sicurezza pubblica, impegni degli sponsor ed aspettative dei tifosi. Gli organizzatori del torneo devono bilanciare le opportunità di ricavo con le preoccupazioni per disordini, consumo da parte dei minori e pressione sul personale addetto alla sicurezza.

Per le aziende beverage, soprattutto i produttori di birra, questo equilibrio ha un peso finanziario. La birra è da tempo centrale nell’economia delle sponsorizzazioni sportive e l’accesso alle vendite negli stadi può influire sulla visibilità del marchio tanto quanto i diritti pubblicitari. Se l’alcol sarà ampiamente disponibile all’interno degli impianti dei Mondiali 2026, potrebbe rafforzare i piani di attivazione sul posto per gli sponsor e aumentare i ricavi delle concessioni per gli operatori nelle città ospitanti. Se invece emergeranno restrizioni città per città o partita per partita, quei guadagni potrebbero risultare disomogenei.

L’articolo di La Revue du vin de France segnala un ampio cambiamento rispetto all’incertezza che ha caratterizzato il 2022. Invece di un divieto quasi totale annunciato all’ultimo minuto, per il 2026 ci si aspetta che l’alcol torni a far parte dell’esperienza degli spettatori in molti stadi, anche se secondo regole definite localmente anziché da una politica unica valida ovunque.

Ciò significa che i tifosi diretti al torneo non dovrebbero dare per scontate condizioni identiche da Los Angeles a Città del Messico o da Toronto a Dallas. L’orientamento generale appare più permissivo rispetto a quattro anni fa, ma le condizioni finali per la vendita sugli spalti, nei concourse e nelle aree hospitality dipenderanno ancora probabilmente dalle leggi di ciascun mercato ospitante e dalle decisioni operative prese più vicino al calcio d’inizio.

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