Rauscedo Winery festeggia 75 anni e punta sui mercati esteri

La cooperativa friulana di 300 famiglie vitivinicole dice che un marketing più chiaro sosterrà un’espansione radicata nell’identità locale

18-08-2026

Condividi!

Rauscedo Winery, una storica cooperativa del Friuli Venezia Giulia, celebra il suo 75° anniversario con un piano per rinnovare la strategia commerciale, rafforzare la propria identità e ampliare la presenza sui mercati esteri restando strettamente legata al territorio locale.

La cantina, con sede a Rauscedo, in provincia di Pordenone, è stata fondata nel 1951 ed è cresciuta fino a diventare uno dei principali produttori di vino del Nordest italiano. Riunisce oltre 300 famiglie vitivinicole e coltiva circa 2.000 ettari nella pianura alluvionale dell’area delle Grave del Friuli. In occasione dell’anno dell’anniversario, la cooperativa ha presentato una roadmap per i prossimi anni che combina espansione internazionale, obiettivi di sostenibilità e un ruolo più ampio nella promozione culturale regionale.

In un’intervista a EFA News, il direttore generale Flavio Geretto, entrato in carica pochi mesi fa, ha detto che il suo primo compito non era imporre cambiamenti immediati, ma comprendere la struttura interna della cooperativa. Ha spiegato che la priorità era ascoltare le persone, studiare i punti di forza dell’organizzazione e rafforzare il dialogo tra soci, dipendenti e consiglio di amministrazione. Secondo Geretto, la lunga storia della cooperativa si fonda su competenze tecniche, relazioni stabili e valori condivisi, e ogni futuro aggiustamento deve partire da questi elementi, non sostituirli.

Questo approccio riflette la natura specifica della cantina. Essendo una cooperativa, Rauscedo non è una singola azienda agricola familiare né una società privata con una base proprietaria ristretta. Le sue decisioni incidono su centinaia di nuclei familiari agricoli, oltre che sui lavoratori e sui fornitori locali. Geretto ha detto che allineare gli obiettivi di questi gruppi è essenziale se la cantina vuole adattarsi a un mercato che sta cambiando rapidamente.

Una parte centrale di questo piano è l’internazionalizzazione. Geretto ha detto che Rauscedo intende mantenere e approfondire la propria presenza nei mercati in cui è già affermata, tra cui Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Nord Europa. Allo stesso tempo, ha aggiunto, la cantina sta osservando alcune aree dell’Asia in cui i trend della domanda indicano margini di crescita. Ha inoltre sottolineato che la cooperativa non intende trascurare le opportunità in Italia, dove la domanda interna e la riconoscibilità del marchio restano importanti.

Lo sforzo di espansione, ha detto, non può poggiare solo sull’attività commerciale. Richiede anche una strategia di marketing più chiara, costruita attorno all’identità della cantina come cooperativa e alla storia del suo territorio. Geretto ha detto che il mercato non premia più il vino solo come prodotto esposto su uno scaffale. I produttori devono anche spiegare cosa c’è dietro una bottiglia, compresa la regione, la comunità e il modello produttivo. Nel caso di Rauscedo, questo significa presentare il vino come il risultato di un sistema agricolo collettivo con radici profonde nel Friuli.

Geretto ha inoltre richiamato la necessità di alleanze più ampie lungo la filiera produttiva locale. Ha detto che le partnership con altre cooperative, i consorzi e le istituzioni territoriali stanno diventando più importanti perché la regione può promuoversi con maggiore efficacia quando agisce come sistema. Ha citato DOC Friuli come esempio di categoria del vino che potrebbe adattarsi alle nuove abitudini di consumo grazie alla sua bevibilità e al contenuto alcolico generalmente più basso rispetto ad alcuni altri stili. A suo avviso, questo profilo può aprire spazio sui mercati internazionali, dove gli acquirenti si stanno orientando verso prodotti più leggeri e accessibili.

La strategia arriva in un momento difficile per i produttori di vino in Europa e oltre. Il settore è sotto pressione per il calo dei consumi in diversi mercati e per l’incertezza legata ai dazi sul commercio internazionale. Geretto ha descritto la situazione come una crisi sistemica che richiede adattamento, non reazioni di breve periodo. Ha detto che la risposta non può limitarsi alle tattiche commerciali e deve includere investimenti in qualità, innovazione, diversificazione dei mercati e una comunicazione più forte del valore del prodotto.

Le sue osservazioni riflettono una preoccupazione più ampia nel settore, dove i produttori affrontano una domanda più debole da parte di alcuni gruppi di consumatori e una maggiore esposizione ai cambiamenti delle politiche commerciali. Per una cooperativa come Rauscedo, ciò significa bilanciare la necessità di proteggere il reddito dei soci con quella di riposizionare i prodotti in un contesto più competitivo. Geretto ha sostenuto che il modello cooperativo stesso offre un vantaggio in questa fase perché consente ai produttori di lavorare collettivamente e distribuire il rischio mantenendo una prospettiva condivisa di lungo periodo.

Accanto alla crescita dell’export, la cantina sta anche cercando di rinnovare l’immagine di un marchio con una lunga storia senza recidere il legame con il proprio passato. Geretto ha detto che l’innovazione non va intesa come una rottura con la tradizione. L’ha invece descritta come un modo per portare l’eredità della cantina nel presente attraverso una comunicazione migliore, processi aggiornati e uno sviluppo di prodotto che continui a rispettare i valori fondamentali della cooperativa.

Ha detto che i produttori friulani hanno spesso preferito lasciare che fosse il loro lavoro a parlare per loro, ma le condizioni di mercato attuali richiedono una comunicazione più visibile e strutturata. In pratica, ciò significa spiegare il lavoro dietro ogni bottiglia, il ruolo della cooperazione e gli standard qualitativi che definiscono il marchio. Per un’azienda radicata nell’agricoltura e nelle relazioni locali, questo cambiamento serve anche a rendere il marchio più comprensibile per gli acquirenti e i consumatori stranieri che magari conoscono le categorie del vino italiano ma non l’identità specifica di Rauscedo.

Un altro momento dell’anno dell’anniversario è stato il rilascio del primo Sustainability Report della cantina. Geretto ha detto che il documento è importante perché traduce in forma misurabile un processo già avviato da anni. Il report copre azioni ambientali, sociali ed economiche ed è pensato sia come resoconto di quanto è già stato fatto sia come guida per le decisioni future.

Secondo Geretto, la cooperativa ha utilizzato il report per riaffermare gli impegni nella gestione delle risorse, nel benessere dei dipendenti e nel sostegno alla comunità locale. Ha anche detto che sono state introdotte nuove misure di welfare per i dipendenti e che saranno descritte più nel dettaglio nella prossima edizione del report. Ha presentato la sostenibilità non come un esercizio formale, ma come uno standard operativo che dovrebbe incidere sulle decisioni quotidiane all’interno dell’azienda e nei rapporti con partner e stakeholder esterni.

La dimensione locale resta centrale nei piani della cantina, soprattutto in vista del fatto che Pordenone si prepara a diventare Capitale italiana della Cultura nel 2027. Geretto ha detto che l’iniziativa offre una grande opportunità per l’area più ampia e per Rauscedo Winery, che considera enoturismo e promozione culturale attività collegate e non separate. Ha aggiunto che la cantina vuole contribuire ad accogliere i visitatori creando esperienze che presentino non solo i suoi vini, ma anche il paesaggio, l’identità e la cultura produttiva del Friuli Venezia Giulia.

Questo impegno, ha detto, richiederà un lavoro congiunto con altri produttori, cooperative e organizzazioni territoriali, in modo che i visitatori incontrino un quadro più ampio e coerente dell’offerta della regione. Per Rauscedo, l’obiettivo è sfruttare la vetrina culturale del 2027 per rafforzare legami duraturi tra produzione vinicola, identità locale e sviluppo sostenibile, consolidando al tempo stesso il ruolo che la cooperativa svolge nell’area fin dai primi anni del dopoguerra.

Ti è piaciuta la lettura? Condividetela con altri!