L’Unione europea approva le nuove regole del Chianti, che aprono ai rosati

La revisione abbassa al 60% la quota minima di Sangiovese, offrendo ai produttori più margine nella definizione degli assemblaggi

giovedì 5 novembre 2026

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L’Unione europea ha approvato una serie di modifiche al disciplinare del Chianti DOCG, una delle denominazioni vinicole italiane più note, aprendo la strada ai vini rosati, riducendo la quota minima di Sangiovese nell’assemblaggio e introducendo una nuova sottozona all’interno della denominazione.

L’approvazione è stata annunciata venerdì 30 ottobre con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, secondo quanto riportato dal disciplinare di produzione aggiornato citato dalla Society of Wine Educators. Le modifiche sono il risultato di un iter avviato circa sei mesi prima, quando le proposte erano state approvate dal Consorzio Vino Chianti e successivamente dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, prima di essere trasmesse all’UE.

La modifica più significativa per lo stile dei vini è il nuovo requisito relativo ai vitigni. Il Chianti è da sempre definito come un rosso a base di Sangiovese e tale resta, ma la quota minima obbligatoria di Sangiovese è scesa dal 70% al 60%. I produttori possono continuare a fare Chianti con una percentuale di Sangiovese fino al 100%. La soglia più bassa offre comunque alle aziende più margine per modificare gli assemblaggi nel rispetto del disciplinare, un cambiamento che potrebbe influire sul posizionamento dei vini delle tenute sia sul mercato interno sia su quelli esteri.

Un’altra importante novità è l’ammissione formale del Chianti Rosé. In base alle regole aggiornate, la denominazione può ora essere utilizzata per vini rosati secchi ottenuti dalle stesse varietà autorizzate per il Chianti tradizionale, compreso l’obbligo che il Sangiovese rappresenti almeno il 60% dell’assemblaggio. La descrizione aggiornata definisce il vino di colore rosa tenue, con sfumature che possono variare in funzione delle uve utilizzate.

La nuova categoria dei rosati prevede anche limiti specifici in termini di stile e presentazione. Non può essere immessa sul mercato prima del 1° dicembre dell’anno della vendemmia, ma dopo tale data non è previsto alcun obbligo particolare di invecchiamento. Le regole vietano inoltre la vendita del Chianti Rosé nella tradizionale bottiglia fiasco rivestita di paglia, strettamente associata alle immagini del Chianti di un tempo. Escludono anche l’impiego del Governo all’uso Toscano, metodo tradizionale che prevede l’utilizzo di uve parzialmente appassite. Nel loro insieme, queste restrizioni suggeriscono che i regolatori vogliano proporre il rosato come un’espressione più contemporanea del Chianti, anziché come un’estensione della sua immagine storica legata ai vini rossi.

La terza modifica di rilievo riguarda la geografia. Terre di Vinci è stata riconosciuta come ottava sottozona del Chianti DOCG. Il nome richiama il luogo di nascita e l’infanzia di Leonardo da Vinci; la zona si trova nella parte nord-occidentale dell’area più ampia del Chianti DOCG, circa 15 miglia a ovest di Firenze. Comprende quattro comuni: Vinci, Cerreto Guidi, Fucecchio e Capraia e Limite. Secondo i materiali citati dalla Society of Wine Educators, l’area si trova a circa 490 piedi sul livello del mare ed è caratterizzata da pendii ondulati e da un clima mite di tipo mediterraneo.

Con l’aggiunta di Terre di Vinci, il Chianti DOCG conta ora otto sottozone riconosciute. Le altre sette sono Rufina, Colli Fiorentini, Montespertoli, Montalbano, Colli Senesi, Colli Aretini e Colline Pisane. La nuova menzione offre ai produttori di questa parte della Toscana un’identità geografica più precisa all’interno del più ampio contesto del Chianti, un aspetto importante in un mercato in cui i toponimi contribuiscono spesso a definire valore e stile.

Per il settore delle bevande, queste modifiche sono rilevanti perché cambiano le regole di una denominazione italiana di riferimento, ampiamente commercializzata e seguita con attenzione. La categoria dei rosati potrebbe creare una nuova linea di prodotto per le aziende che già imbottigliano Chianti e per gli importatori interessati ad ampliare i propri portafogli di vini italiani. La riduzione della quota minima di Sangiovese potrebbe inoltre offrire ai produttori maggiore flessibilità nelle scelte in vigneto e in cantina, soprattutto nelle annate in cui gli assemblaggi possono incidere sui costi, sullo stile o sulla disponibilità. Al tempo stesso, ogni cambiamento relativo a una denominazione nota attira l’attenzione di acquirenti, rivenditori ed educatori del vino, perché può influire sul modo in cui un vino familiare viene presentato ai consumatori.

Il disciplinare aggiornato mantiene il Chianti legato al Sangiovese e alla sua identità toscana, ma offre alla denominazione più margine per rispondere alle attuali richieste del mercato. Le aziende interessate a entrare nel segmento dei rosati possono ora farlo utilizzando il nome Chianti, mentre i produttori di Terre di Vinci possono identificare i propri vini con una sottozona appena riconosciuta, mentre le nuove regole iniziano a entrare in vigore.

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