I parlamentari francesi approvano il rinvio dell’IVA per i fornitori di cognac

Se approvato, l’emendamento consentirebbe ai fornitori di vino e bevande alcoliche orientati all’export di non anticipare l’IVA su distillazione, stoccaggio e invecchiamento dal 1° luglio 2027

mercoledì 4 novembre 2026

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I parlamentari francesi approvano il rinvio dell’IVA per i fornitori di cognac

Lunedì 2 novembre l’Assemblea nazionale francese ha approvato un emendamento che consentirebbe ai fornitori dei settori del vino e delle bevande alcoliche con un’elevata quota di export di non anticipare l’imposta sul valore aggiunto su una parte della loro attività produttiva. La modifica punta soprattutto ad alleviare la pressione sulla liquidità delle aziende del cognac.

L’emendamento è stato adottato durante il dibattito sul bilancio francese per il 2027 e ha ricevuto il sostegno del governo. Non si tratta dell’approvazione definitiva della misura: il testo propone che le nuove regole si applichino dal 1° luglio 2027, se supereranno le successive fasi dell’iter di bilancio.

La proposta è stata presentata da Sandra Marsaud, parlamentare del dipartimento della Charente, dove si concentra la produzione di cognac. In base all’emendamento I-968, la modifica si applicherebbe ai settori organizzati attraverso un organismo interprofessionale quando oltre l’85% delle vendite annuali è realizzato tramite esportazioni o cessioni all’interno dell’Unione europea. La soglia è calcolata a livello di settore, non in base alla quota di export di ciascun singolo fornitore.

La distinzione è importante perché la Francia dispone già di un sistema che consente agli esportatori di acquistare beni senza pagare prima l’IVA, ma questo non copre gli stessi acquisti quando sono effettuati da fornitori che operano nelle fasi a monte della filiera produttiva. Il nuovo emendamento intende estendere un trattamento analogo alle operazioni e ai servizi legati alla produzione, tra cui distillazione, assemblaggio, stoccaggio e invecchiamento, quando sono svolti da operatori registrati o per loro conto.

Per le maison di cognac che mantengono le acquaviti in invecchiamento prima della vendita, l’effetto principale sarebbe finanziario, non commerciale. La misura è pensata per ridurre la necessità di anticipare l’IVA durante i lunghi cicli di produzione e maturazione. Non è stata pubblicata alcuna stima ufficiale dei risparmi di liquidità e l’emendamento non riduce l’imposta pagata dai consumatori.

La proposta arriva mentre il settore del cognac è sotto pressione a causa dell’indebolimento delle spedizioni. Nell’annata commerciale da agosto 2025 a luglio 2026, le spedizioni globali di cognac sono state pari a 143,7 milioni di bottiglie, per un valore di 2,25 miliardi di euro, secondo i dati citati nel dibattito sul bilancio. Rispetto all’anno precedente, si è registrato un calo del 7,1% in volume e del 16,4% in valore.

Un resoconto di La Revue du vin de France, che cita Agence France-Presse, ha riferito che i parlamentari e il governo hanno presentato l’emendamento come una risposta mirata alle difficoltà di un settore che vende all’estero quasi tutta la propria produzione. Secondo la testata, la flessione delle vendite di cognac è stata collegata alle tensioni commerciali, tra cui l’aumento dei dazi statunitensi, un sovrapprezzo cinese sui brandy e il più generale calo dei consumi di alcolici.

I dati delle dogane francesi citati nel resoconto mostrano che nel 2024 il cognac ha rappresentato circa 3 miliardi di euro di esportazioni, con gli Stati Uniti al 36% e la Cina al 20%. Questi dati aiutano a spiegare perché i parlamentari abbiano considerato il cognac il principale beneficiario della modifica, sebbene l’emendamento sia formulato in modo da poter riguardare anche altre attività del vino e delle bevande alcoliche orientate all’export che soddisfino la soglia.

Il ministro dei Conti pubblici David Amiel ha sostenuto l’emendamento durante il dibattito all’Assemblea, affermando che la misura alleggerirebbe soprattutto la pressione sulla liquidità delle imprese in un momento di crisi per il settore del cognac. Il sostegno del governo è degno di nota, poiché nello stesso dibattito sul bilancio i parlamentari hanno approvato anche diverse altre modifiche relative all’IVA contro la volontà dell’esecutivo.

Il voto del 2 novembre, tuttavia, non chiude la questione. Il bilancio francese deve ancora completare il resto dell’iter legislativo e i governi spesso modificano o ritirano gli emendamenti prima dell’approvazione definitiva. In questo caso, il testo approvato va interpretato soprattutto come un segnale politico e fiscale: i parlamentari sono disposti a concedere alla filiera del cognac un regime IVA specifico, ma non si tratta di una modifica immediata della normativa fiscale.

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