Il Veneto vieta la vendita come DOC Delle Venezie delle scorte di Pinot Grigio 2025
Il decreto impone la riclassificazione delle scorte per proteggere la denominazione dalle eccedenze e dall’erosione dei prezzi
martedì 3 novembre 2026

Le autorità della regione Veneto hanno disposto la riclassificazione delle scorte di Pinot Grigio 2025 ancora soggette a stoccaggio amministrativo, impedendo che questi volumi siano venduti come Pinot Grigio DOC Delle Venezie.
La misura è contenuta nel decreto regionale n. 20022 del 16 ottobre, pubblicato nel Bollettino ufficiale della regione il 23 ottobre. Il Veneto l’ha adottata d’intesa con la regione Friuli-Venezia Giulia e la provincia autonoma di Trento, i tre territori che compongono la denominazione Delle Venezie. La decisione è stata presa in seguito a una richiesta del Consorzio DOC Delle Venezie, secondo cui l’intervento era necessario per gestire l’offerta e tutelare il valore della denominazione.
Il provvedimento riguarda vino, mosto o uve della vendemmia 2025 già sottoposti a stoccaggio amministrativo in base a precedenti misure di controllo della produzione. In origine questi volumi erano destinati alla DOC, ma dovranno ora rientrare in altre categorie consentite dalla normativa italiana sul vino, anziché tornare sul mercato con il nome Delle Venezie.
In base al nuovo decreto, il prodotto deve essere riclassificato ai sensi dell’articolo 38 della Legge 238/2016, il testo unico italiano del vino. I lotti interessati potranno quindi essere venduti, ma solo se rispettano i requisiti di legge per un’altra categoria commerciale. A seconda dei casi, potranno diventare vini con o senza indicazione geografica, oppure rientrare in un’altra denominazione di origine, se ne soddisfano tutte le condizioni. Il decreto non impone la distruzione del vino né il suo avvio automatico alla distillazione.
La decisione modifica l’esito di un sistema di gestione dell’offerta introdotto per la vendemmia 2025. In quella fase, il sistema produttivo della Pinot Grigio DOC Delle Venezie aveva ridotto la resa massima da 180 quintali di uva per ettaro a 170. Di questo totale, soltanto 150 quintali per ettaro potevano essere destinati subito alla produzione di vino commercializzabile come DOC. I restanti 20 quintali erano stati sottoposti a stoccaggio amministrativo, in attesa di una successiva decisione sul mercato.
Quella decisione è arrivata, ma non prevede lo svincolo del prodotto stoccato. Il decreto stabilisce invece che tutti i volumi della vendemmia 2025 ancora in stoccaggio escano dal circuito DOC. Per i produttori è un passaggio rilevante, perché l’etichetta DOC può incidere direttamente sul prezzo, sul posizionamento di mercato e sulle prospettive di esportazione. La riclassificazione non impedisce la vendita, ma può modificare il valore del prodotto e il segmento in cui potrà essere collocato.
Il decreto affida l’attuazione a Triveneta Certificazioni, l’organismo di controllo responsabile delle procedure richieste.
Il Consorzio ha presentato formalmente la richiesta l’8 ottobre, dopo aver consultato le organizzazioni dei produttori e altri soggetti della filiera. Secondo la documentazione regionale citata dalla testata di settore I Grandi Vini, la richiesta era corredata da una delibera del consiglio di amministrazione del 21 settembre, da una relazione tecnico-economica e dal verbale di un incontro con i gruppi di produttori tenutosi il 28 settembre.
La motivazione dichiarata riguarda le condizioni di mercato. Le autorità regionali hanno affermato che era necessario gestire i volumi disponibili per evitare un possibile deprezzamento della denominazione. In concreto, ciò significa rinunciare alla possibilità di commercializzare come DOC una parte del prodotto 2025, così da contenere l’offerta e sostenere il posizionamento sul mercato del vino che resta all’interno della denominazione.
Il caso è rilevante anche al di là della questione normativa locale, perché Delle Venezie è una delle maggiori denominazioni italiane di Pinot Grigio ed è fortemente esposta ai mercati esteri. Il trasferimento obbligato delle scorte DOC verso categorie inferiori o diverse potrebbe incidere sulle giacenze, sui prezzi e sulle aspettative di ricavo lungo tutta la filiera vinicola. Per importatori, distributori e altre imprese del settore delle bevande, la misura potrebbe modificare la composizione per volumi e valore di un importante flusso di Pinot Grigio destinato all’esportazione, anche se l’impatto commerciale complessivo dipenderà dalla collocazione finale del vino riclassificato.
Il decreto non indica il volume totale interessato né fornisce una stima delle conseguenze economiche per i produttori. Resta quindi un’incertezza rilevante per cantine e operatori, che cercano di valutare l’impatto finanziario della modifica.
L’ordine di riclassificazione si inserisce inoltre in una strategia più ampia, già adottata per la vendemmia 2026. Le precedenti misure per quell’annata hanno ridotto nuovamente la resa massima, portandola a 160 quintali per ettaro, di cui 30 da sottoporre a stoccaggio amministrativo. Il sistema continua così ad applicare controlli preventivi sull’offerta della produzione corrente e, al tempo stesso, a reindirizzare le scorte invendute o soggette a restrizioni della vendemmia precedente.
Un’altra misura distinta per il 2026 ha inoltre fissato dal 1° ottobre al 30 novembre il periodo ordinario per il passaggio del Pinot Grigio da altre DOC territoriali alla DOC Delle Venezie, prevedendo una deroga successiva per i volumi destinati all’assemblaggio di annata. Nel loro insieme, queste norme mostrano che la gestione dell’offerta della denominazione non riguarda soltanto il vino rivendicato in origine come Delle Venezie, ma si estende anche ai possibili ingressi di prodotto da altre aree DOC.
L’ultimo decreto evidenzia quanto la pianificazione della produzione sia diventata uno strumento centrale per le grandi denominazioni vinicole che dipendono dalla domanda estera. In questo caso, le tre regioni che compongono Delle Venezie hanno scelto di escludere del tutto dal mercato DOC una parte della vendemmia 2025, anziché rischiare di aggiungere altri volumi sotto un nome che intendono tutelare sul piano commerciale.