In tre anni i ristoranti francesi hanno perso 12,2 punti della spesa con i buoni pasto

Secondo un’associazione di categoria, lo spostamento della spesa verso i supermercati costa alla ristorazione francese 1,22 miliardi di euro l’anno

venerdì 30 ottobre 2026

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In tre anni i ristoranti francesi hanno perso 12,2 punti della spesa con i buoni pasto

Negli ultimi tre anni la ristorazione francese ha perso una quota consistente della spesa effettuata con i buoni pasto, secondo i dati citati dal Groupement des Hôtelleries et Restaurations de France, o GHR, mentre nel Paese è in corso il dibattito su un disegno di legge per riformare il sistema.

In una dichiarazione pubblicata giovedì 29 ottobre da TendanceHotellerie, l’associazione di categoria ha affermato che la quota della spesa con i buoni pasto destinata ai ristoranti è scesa al 34,3% nel primo trimestre del 2026, dal 46,5% del quarto trimestre del 2022. Nello stesso periodo, la quota destinata a supermercati e ipermercati è salita al 32,8%, dal 22,4%.

La variazione equivale a una diminuzione di 12,2 punti percentuali per i ristoranti e a un aumento di 10,4 punti per la grande distribuzione alimentare. Il GHR ha attribuito i dati sulle quote di mercato alla Commission nationale des titres-restaurant francese, nota come CNTR.

Il GHR, che afferma di rappresentare 12.000 esercizi e di dare lavoro a oltre 150.000 persone in Francia, sostiene che lo spostamento evidenzi come la spesa si sia allontanata dai ristoranti da quando è stato consentito di utilizzare i buoni pasto più ampiamente per gli acquisti alimentari. L’organizzazione ha dichiarato che, rispetto alla ripartizione della spesa a fine 2022, la nuova distribuzione comporta per i ristoranti una perdita annua di ricavi pari a 1,22 miliardi di euro. La stima è del GHR.

I dati sono entrati in un più ampio dibattito politico sul futuro del sistema francese dei buoni pasto, un benefit di lunga data che contribuisce a pagare i pasti durante la giornata lavorativa. Un disegno di legge per modernizzare il sistema sta facendo il suo iter in Parlamento e il GHR ha dichiarato che la sua presidente, Catherine Quérard, e il suo delegato generale, Franck Trouet, sono stati ascoltati dalla senatrice Frédérique Puissat, relatrice del provvedimento al Senato.

L’organizzazione ha dichiarato di sostenere diversi aspetti della riforma, tra cui la completa digitalizzazione dei buoni pasto a partire dal 1° gennaio 2028, il divieto di concedere sconti ai datori di lavoro e una maggiore trasparenza su commissioni e costi correlati. Secondo il GHR, queste modifiche dovrebbero ridurre i costi di accettazione per i ristoratori.

L’associazione ha però affermato che, se l’uso più ampio dei buoni per la spesa alimentare diventerà permanente, occorrerà introdurre nuovi limiti per proteggere i ristoranti da un ulteriore trasferimento della spesa verso la grande distribuzione.

Il GHR propone due opzioni principali. La prima prevede due limiti di spesa giornalieri: 25 euro per ristoranti e negozi specializzati in prodotti alimentari e 10 euro per supermercati, negozi di alimentari e minimarket. La seconda stabilirebbe una ripartizione mensile in base alla quale almeno il 50% del saldo dei buoni pasto di un lavoratore sarebbe riservato ai ristoranti e non più del 50% potrebbe essere utilizzato nella grande distribuzione alimentare. In base alla proposta, l’importo non utilizzato verrebbe riportato al mese successivo, mantenendo la stessa destinazione d’uso.

Secondo l’associazione, la soluzione mensile offrirebbe ai lavoratori maggiore flessibilità, perché non imporrebbe un limite giornaliero e permetterebbe loro di concentrare gli acquisti quando lo desiderano.

La lobby francese della ristorazione chiede inoltre ai parlamentari di eliminare una disposizione approvata dalla Camera bassa che vieterebbe l’uso dei buoni pasto sulle piattaforme di consegna a domicilio. Il GHR ha affermato che la modifica danneggerebbe i ristoratori in un segmento che, secondo le sue stime, rappresenta il 10% dell’attività del settore. L’associazione sostiene che i pasti ammissibili dovrebbero continuare a essere pagabili con i buoni pasto, escluse le spese di consegna.

L’esame del provvedimento in commissione è previsto per il 3 novembre, mentre la discussione in seduta pubblica si terrà il 19 novembre.

La campagna del GHR arriva mentre il settore dell’ospitalità e della ristorazione si trova ad affrontare difficoltà finanziarie, secondo i dati citati dall’associazione e provenienti da altre fonti pubbliche. Il gruppo ha dichiarato che i dati della Banque de France indicano 9.796 procedure di insolvenza nel settore degli alloggi e della ristorazione nei 12 mesi fino alla fine di agosto, in aumento dell’8,5% rispetto all’anno precedente. Ha inoltre citato i dati dei registri dei tribunali commerciali, secondo cui in un periodo di 30 giorni si sono registrate medie giornaliere di 174 cancellazioni dal registro delle imprese e 72 nuove iscrizioni.

L’associazione ha incluso questi dati per sostenere che l’attuale distribuzione della spesa con i buoni pasto esercita un’ulteriore pressione su un settore già in difficoltà. Nel materiale che accompagnava la dichiarazione, il GHR ha affermato che la perdita annua stimata di 1,22 miliardi di euro equivaleva a oltre 130.000 pasti al giorno al prezzo di 25 euro ciascuno. L’organizzazione ha presentato il confronto come un esempio dell’attività persa, non come un dato contabile ufficiale del governo.

La controversia riguarda la finalità originaria dei buoni pasto. Le associazioni della ristorazione sostengono che il benefit fosse stato concepito per aiutare i lavoratori a pagare i pasti durante la giornata lavorativa e che il suo crescente utilizzo nei supermercati ne abbia modificato la funzione. In precedenti dibattiti, i rivenditori e le associazioni dei consumatori hanno sostenuto che una maggiore flessibilità aiuta le famiglie a gestire le spese alimentari.

La dichiarazione pubblicata il 29 ottobre non indicava che fosse stato accolto alcuno dei limiti proposti dal GHR. Per il momento, restano raccomandazioni dell’organizzazione, mentre i parlamentari proseguono l’esame della riforma.

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