Le vittorie democratiche riaccendono le speranze per le esportazioni di vino e liquori statunitensi in Canada
Il controllo provinciale sulle vendite potrebbe ritardare il ritorno dei prodotti: le esportazioni in Canada sono calate del 70% per i liquori e del 78% per il vino
sabato 7 novembre 2026

Il cambiamento degli equilibri a Washington dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti ha riacceso le speranze del settore delle bevande: la controversia commerciale che ha escluso molti vini e liquori americani dagli scaffali canadesi potrebbe iniziare ad attenuarsi. Non è però stata confermata alcuna riapertura del mercato e, anche se i negoziati federali dovessero fare progressi, il ritorno degli alcolici statunitensi nei negozi canadesi dipenderebbe ancora in larga misura dalle decisioni delle province e dei territori, che controllano gran parte del sistema di vendita al dettaglio del Paese.
I democratici hanno conquistato il controllo sia della Camera dei rappresentanti sia del Senato; il nuovo Congresso entrerà in carica a gennaio 2027. I legislatori avranno così più margine per contestare la politica commerciale dell’amministrazione Trump, mentre Washington e Ottawa proseguono i colloqui su un accordo più ampio. Il primo ministro canadese Mark Carney ha dichiarato che sono stati compiuti progressi, ma non è stato ancora concluso alcun accordo.
Per i produttori americani di vino e liquori, la controversia ha già provocato perdite ingenti. Dopo che all’inizio del 2025 gli Stati Uniti hanno imposto dazi sui beni canadesi, il Canada ha reagito ritirando dagli enoteche e dagli altri punti vendita al dettaglio le bevande alcoliche prodotte negli Stati Uniti. In Quebec, il rivenditore provinciale SAQ ha rimosso dai negozi e dal proprio sito web tutte le bevande alcoliche statunitensi nel marzo 2025, su richiesta del governo provinciale. Ha inoltre interrotto le forniture a negozi di alimentari, bar e ristoranti. SAQ ha dichiarato che le scorte di prodotti statunitensi valevano circa 27 milioni di dollari canadesi.
L’impatto sulle esportazioni è stato immediato e pesante. Secondo il Distilled Spirits Council of the United States, le esportazioni di liquori statunitensi in Canada sono diminuite del 70% su base annua tra l’introduzione dei divieti provinciali sulle vendite, nel marzo 2025, e il dicembre 2025. Il Canada, che nel 2024 era il secondo mercato di esportazione per i liquori statunitensi, nel 2025 è sceso al sesto posto.
Anche i produttori di vino hanno registrato un calo altrettanto marcato. Il Wine Institute ha dichiarato che nel 2024 il Canada assorbiva il 36% di tutte le esportazioni di vino statunitense, per un valore di circa 460 milioni di dollari USA. Dopo che nel marzo 2025 i vini americani sono stati rimossi dalla maggior parte degli scaffali dei negozi canadesi, le esportazioni verso il Canada sono diminuite del 78%, attestandosi a 103 milioni di dollari USA nel 2025: un calo di 357 milioni di dollari USA. A giugno 2026, l’istituto stimava che il valore delle esportazioni perse avesse raggiunto circa 522 milioni di dollari USA rispetto a quanto si sarebbe esportato se fossero proseguiti i livelli mensili del 2024.
Secondo il Wine Institute, l’interruzione degli scambi ha colpito in modo particolare le cantine più piccole. L’istituto ha dichiarato che molti produttori a conduzione familiare avevano impiegato anni a costruire rapporti con importatori, rivenditori e consumatori canadesi. Con l’entrata in vigore dei divieti, quei vini sono scomparsi dagli scaffali e i canali di vendita consolidati si sono interrotti, lasciando spazio ai concorrenti.
In Quebec il cambiamento è già evidente. I dati di SAQ mostrano che la quota della Francia nelle vendite di vino fermo in volume è passata dal 33% nel 2025 al 34,6% nel 2026. La quota dell’Italia è salita dal 23,3% al 24,2%, mentre quella della Spagna è aumentata dall’11,2% al 12%. Anche i vini canadesi hanno guadagnato terreno, passando dal 3,7% al 4,1%. Sono cresciute anche le quote di Cile e Portogallo. I vini statunitensi, che nel 2025 rappresentavano il 6% delle vendite di SAQ, non figuravano nei dati del 2026 dopo essere stati ritirati.
SAQ ha dichiarato che il ritiro dei vini statunitensi ha spinto alcuni consumatori a provare alternative, compresi i prodotti locali. Una riapertura del mercato canadese potrebbe quindi non limitarsi a restituire ai produttori americani uno sbocco commerciale perduto: potrebbe anche ridisegnare gli spazi sugli scaffali, i rapporti con i distributori e gli equilibri competitivi nel settore del vino, con ripercussioni sui produttori canadesi e sui fornitori europei che hanno ampliato la propria presenza durante la controversia. Anche i produttori di liquori dovrebbero affrontare una sfida analoga per riconquistare spazi e visibilità nei punti vendita.
La birra è stata esposta alla controversia in misura meno diretta. Secondo Beer Canada, oltre il 90% della birra acquistata ogni anno nel Paese è prodotta a livello nazionale, il che ha limitato l’impatto diretto della disputa rispetto a quanto avvenuto per vino e liquori. L’associazione afferma tuttavia che i birrifici hanno dovuto fare i conti con l’aumento dei costi di alcuni input fondamentali e con una maggiore incertezza dovuta alle più ampie tensioni commerciali.
Le associazioni di settore ritengono che il risultato elettorale possa creare condizioni politiche più favorevoli ai progressi, ma evitano di prevedere una soluzione rapida. Chris Swonger, presidente e amministratore delegato di DISCUS, ha dichiarato che le recenti dichiarazioni pubbliche del presidente Trump e del primo ministro Carney, insieme all’interesse dei democratici per la questione dei dazi, danno al settore motivo di sperare che i due Paesi possano raggiungere presto un accordo. Un portavoce del Wine Institute ha affermato che le elezioni potrebbero portare a un maggiore coinvolgimento del Congresso, sottolineando però che la necessità di una soluzione va oltre le divisioni politiche.
Anche se Washington e Ottawa raggiungessero un accordo federale, ciò non garantirebbe il ritorno immediato delle bottiglie statunitensi sugli scaffali canadesi. La vendita al dettaglio e la distribuzione di alcolici in Canada sono in larga misura controllate a livello provinciale e territoriale. Ogni governo può intervenire direttamente per decidere quando e in che modo i prodotti americani potranno tornare nei negozi.
In Quebec, SAQ ha dichiarato che la decisione sull’eventuale ritorno dei prodotti statunitensi spetta al governo provinciale, non al rivenditore. SAQ ha inoltre affermato che, se le vendite riprenderanno, intende smaltire le scorte di prodotti statunitensi ancora presenti nei propri magazzini prima di introdurre nuove forniture.
Per i produttori americani si profila un’ulteriore difficoltà. Ricostruire le vendite all’estero richiederà più di un accordo politico. Cantine, distillerie e grossisti potrebbero dover ripristinare le reti di distribuzione, riallacciare i rapporti con i rivenditori e tornare a competere per spazi sugli scaffali già occupati dai concorrenti. Il Wine Institute ha dichiarato che molti rapporti con importatori e rivenditori canadesi restano solidi e che le cantine statunitensi sono pronte a investire per ricostruire la propria presenza. Ha però avvertito che più a lungo resteranno in vigore le restrizioni, più sarà difficile recuperare le quote di mercato perdute.
Anche la Wine and Spirits Wholesalers of America ha sottolineato questo aspetto. Il suo presidente e amministratore delegato, Francis Creighton, ha dichiarato che i concorrenti di altri Paesi hanno avuto il tempo di costruire relazioni e conquistare spazi sugli scaffali che potrebbe non essere facile riprendere. In questo senso, il risultato delle elezioni di metà mandato può migliorare il contesto politico dei negoziati, ma non cancella la realtà commerciale venutasi a creare dal marzo 2025, quando i prodotti americani hanno iniziato a scomparire da uno dei loro mercati esteri più importanti.