Nel 2025 la redditività è diminuita nel 63% delle aziende vinicole toscane
Il margine EBITDA medio è sceso al 21,2%; nelle aziende con meno di 5 milioni di euro di fatturato, l’EBITDA è calato del 29,5%
martedì 27 ottobre 2026

Un’analisi condotta su 130 aziende vinicole toscane ha rilevato che nel 2025 la redditività è diminuita nel 63% delle imprese, nonostante i ricavi siano rimasti nel complesso stabili. Un dato che rafforza i segnali di difficoltà in una delle principali regioni vitivinicole italiane.
Lo studio, realizzato dal centro di ricerca Management DiVino della società di consulenza Studio Impresa, con sede a Verona, ha esaminato i bilanci di 12 cooperative e 118 aziende private toscane con un fatturato annuo superiore a 1 milione di euro. I risultati sono stati presentati a Firenze durante un evento organizzato dall’Accademia Italiana della Vite e del Vino e dalla delegazione toscana de Le Donne del Vino.
Secondo l’analisi, nel 2025 i ricavi complessivi del campione sono diminuiti appena dello 0,2% rispetto al 2024, attestandosi a 1,4 miliardi di euro. Gli utili, tuttavia, hanno registrato una flessione più netta. Il margine EBITDA medio, un indicatore comunemente utilizzato per misurare la redditività operativa prima di interessi, imposte, ammortamenti e svalutazioni, è sceso di due punti percentuali rispetto all’anno precedente, al 21,2%.
Solo 28 delle 130 aziende, pari al 21,5%, hanno migliorato la propria redditività. Dallo studio emerge inoltre che 64 imprese hanno aumentato le vendite, ma meno della metà di queste, 28, è riuscita a tradurre la crescita dei ricavi in un margine EBITDA più elevato.
Il quadro è risultato più debole escludendo dal campione i risultati di Antinori, uno dei produttori più grandi e conosciuti della regione. Al netto del gruppo, il margine EBITDA medio è sceso al 16,6% nel 2025, dal 19,1% del 2024: un dato che suggerisce come le aziende vinicole nel loro complesso abbiano subito pressioni maggiori di quanto indichi il dato complessivo.
Anche gli indicatori dell’indebitamento hanno registrato un lieve peggioramento. Il rapporto tra posizione finanziaria netta ed EBITDA è salito a 1,31, da 1,16 dell’anno precedente, indicando una capacità di sostenere il debito leggermente inferiore. I bilanci, tuttavia, non presentavano tutti criticità. Secondo lo studio, il 25% delle aziende non aveva debiti finanziari, mentre il patrimonio netto complessivo del campione è aumentato di 121 milioni di euro, pari al 3,9%, nel 2025. Anche le immobilizzazioni sono cresciute del 4,7%.
Le dimensioni aziendali sono state uno dei principali fattori di differenziazione dei risultati. Le aziende vinicole con un fatturato inferiore a 5 milioni di euro hanno registrato il calo più marcato delle vendite, pari al 3,8%, e la flessione più forte della redditività, con un EBITDA in diminuzione del 29,5%. L’EBITDA è sceso di oltre il 20% sia nelle aziende con un fatturato compreso tra 5 e 10 milioni di euro, sia in quelle con ricavi tra 10 e 20 milioni.
Le aziende più piccole del campione erano anche molto meno redditizie di quelle più grandi. Per le imprese con un fatturato inferiore a 5 milioni di euro, il margine EBITDA medio era dell’8,3%. Nelle sei aziende incluse nello studio con ricavi superiori a 50 milioni di euro, il margine EBITDA medio ha superato il 27% nel 2025.
Luca Castagnetti di Studio Impresa ha affermato che il rallentamento degli utili va inquadrato nel contesto della più ampia debolezza dei mercati internazionali, in particolare per i vini rossi. Un aspetto particolarmente rilevante per la Toscana, dove una parte consistente della produzione regionale è costituita da vini rossi.
I risultati del 2025 si inseriscono in un quadro in cui il 2026 ha già portato ulteriori segnali di difficoltà. Nel primo semestre di quest’anno, secondo i dati citati durante la presentazione a Firenze, le esportazioni di vino toscano sono diminuite del 7,4%, a 543,6 milioni di euro. Ciò suggerisce che le pressioni emerse nei bilanci aziendali lo scorso anno potrebbero estendersi quest’anno anche all’andamento degli scambi.
I risultati sono rilevanti anche oltre i confini della Toscana, poiché la regione è un importante fornitore di vini rossi italiani di fascia alta sui mercati esteri. Un calo generalizzato dei margini può limitare la capacità delle aziende vinicole di investire in vigneti, produzione, distribuzione e sviluppo dei marchi. La performance più debole dei produttori più piccoli è particolarmente significativa per il settore delle bevande, poiché queste imprese hanno spesso minori risorse finanziarie per assorbire variazioni della domanda, aumenti dei costi o un rallentamento delle vendite all’estero.
Castagnetti ha affermato che i dati indicano la necessità di accelerare il processo decisionale e di concentrarsi innanzitutto sulla continuità finanziaria, prima che su strategia di mercato, investimenti e creazione di valore. Lo studio non descrive la flessione come un crollo, ma mostra che la stabilità dei ricavi non è bastata a impedire l’erosione dei margini nella maggior parte del campione.
All’evento di Firenze ha partecipato Stefania Saccardi, presidente del Consiglio regionale, a sottolineare l’importanza economica del vino per la Toscana. L’analisi approfondisce le preoccupazioni già emerse nel settore: un contesto internazionale difficile, il cambiamento dei modelli di consumo e la forte esposizione della regione ai vini rossi pesano più sulle aziende di dimensioni minori che sui grandi gruppi, caratterizzati da una maggiore redditività e da bilanci più solidi.