India, associazione del settore degli alcolici chiede al governo chiarimenti sui dazi allo Scotch previsti dall’accordo con il Regno Unito
Gli investigatori hanno comunicato agli importatori che i concentrati di Scotch sfusi potrebbero essere ancora soggetti a un dazio del 150%, preoccupando Pernod Ricard e Diageo
venerdì 23 ottobre 2026

Un’associazione di categoria che rappresenta le principali aziende di alcolici in India ha chiesto al governo di intervenire con urgenza, dopo che gli investigatori indiani hanno comunicato agli importatori che i dazi ridotti previsti dal nuovo accordo commerciale tra India e Regno Unito non si applicano alle spedizioni sfuse di concentrati di whisky Scotch, secondo una lettera visionata da Reuters.
La controversia riguarda uno degli aspetti più seguiti dell’accordo commerciale, entrato in vigore il 15 luglio dopo anni di negoziati. In base all’intesa, l’India ha accettato di ridurre immediatamente dal 150% al 75% i dazi all’importazione su alcuni prodotti a base di whisky Scotch, con un’ulteriore diminuzione dell’aliquota al 40% nell’arco di 10 anni. Il governo britannico aveva dichiarato che l’accordo avrebbe favorito prodotti di punta del Regno Unito come il whisky.
Tre persone a conoscenza diretta della questione hanno riferito a Reuters che gli investigatori fiscali indiani hanno comunicato in via riservata alle aziende che le importazioni sfuse di concentrato di whisky Scotch non dovrebbero beneficiare del dazio ridotto del 75%, ma andrebbero invece classificate in una categoria doganale soggetta all’aliquota piena del 150%. Questa posizione ha aperto la prima grande controversia sull’attuazione dell’accordo di libero scambio e ha allarmato le aziende che utilizzano distillato Scotch importato per i prodotti realizzati e venduti in India.
In una lettera inviata venerdì al ministro del Commercio indiano, la International Spirits and Wines Association of India ha affermato che la questione della classificazione rischia di compromettere un importante vantaggio in termini di accesso al mercato negoziato e concordato da India e Regno Unito nell’ambito dell’intesa. L’associazione ha dichiarato che, se verrà mantenuta l’attuale interpretazione, il trattamento tariffario preferenziale potrebbe di fatto non essere più disponibile per queste importazioni.
L’associazione non ha commentato il contenuto della lettera. Il ministero del Commercio indiano non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.
La questione è diventata più delicata dopo che questo mese la Directorate of Revenue Intelligence indiana ha perquisito gli uffici di Pernod Ricard e Diageo e interrogato alcuni dirigenti nell’ambito di un’indagine volta a stabilire se le aziende abbiano classificato in modo errato prodotti importati per ottenere l’aliquota ridotta. All’inizio di questa settimana, entrambe le società hanno dichiarato a Reuters di collaborare con le autorità indiane.
Pernod ha declinato ulteriori commenti. Diageo non ha risposto a una richiesta di commento.
La vicenda è rilevante perché l’India è uno dei maggiori mercati mondiali di bevande alcoliche e un motore di crescita fondamentale per le aziende internazionali del settore degli alcolici. Il mercato indiano degli alcolici vale circa 65 miliardi di dollari e i distillati importati rappresentano ancora una quota contenuta, ma influente, del settore. Secondo Crisil Ratings, il Regno Unito rappresenta quasi il 75% dei distillati importati in India, soprattutto grazie al whisky Scotch.
Per aziende come Pernod e Diageo, l’interpretazione dei dazi ha rilevanza commerciale che va oltre le bottiglie premium importate e vendute direttamente ai consumatori. Entrambi i gruppi importano concentrati di Scotch sfusi e li utilizzano in India per produrre marchi molto diffusi, tra cui Royal Stag, Blenders Pride e McDowell’s. Secondo i dirigenti del settore, la redditività di questi prodotti dipende in larga misura dal fatto che il distillato importato possa beneficiare del dazio ridotto.
Secondo persone a conoscenza della questione, le aziende ritengono che i prodotti spediti dal Regno Unito rientrino nelle voci tariffarie previste dall’accordo commerciale e debbano quindi beneficiare del dazio ridotto del 75%. Nella lettera, l’associazione di categoria ha sostenuto la stessa tesi, affermando che l’accordo prevede espressamente un trattamento tariffario preferenziale per il whisky nelle voci doganali pertinenti.
L’associazione ha inoltre avvertito che l’incertezza sulla classificazione sta già influenzando la pianificazione aziendale e potrebbe compromettere le legittime attività del settore, a meno che il governo non fornisca rapidamente un chiarimento. Ha dichiarato che un intervento tempestivo contribuirebbe a garantire che i vantaggi in termini di accesso al mercato negoziati da India e Regno Unito si concretizzino.
Un portavoce del governo britannico ha dichiarato che Londra sta lavorando con Nuova Delhi per risolvere la questione e garantire che le aziende britanniche possano esportare alle condizioni tariffarie stabilite dall’accordo commerciale.
La controversia si inserisce in un più ampio quadro di tensioni tra aziende straniere e autorità indiane sulle classificazioni delle importazioni e sulle richieste di pagamento delle imposte. Queste dispute sono da tempo motivo di preoccupazione per gli investitori stranieri in India, che negli anni passati si sono trovati ad affrontare ingenti richieste di imposte arretrate e sanzioni. Anche multinazionali come Samsung e Volkswagen sono state coinvolte in controversie doganali e fiscali con il governo indiano.
Pernod, in particolare, è già sotto pressione in India su più fronti. L’azienda, per la quale l’India è il principale mercato in volume, deve affrontare procedimenti antitrust e una richiesta fiscale da 314 milioni di dollari da parte delle autorità indiane, che l’hanno accusata di aver sottovalutato alcune importazioni. Pernod ha negato ogni illecito.
La disputa sui dazi allo Scotch è politicamente delicata anche perché il whisky è stato uno dei temi più difficili nei negoziati commerciali tra India e Regno Unito. L’India ha da tempo alcuni dei dazi all’importazione più elevati al mondo sulle bevande alcoliche, e i produttori di Scotch hanno insistito con forza per ottenere riduzioni che migliorassero l’accesso a un mercato caratterizzato da redditi in crescita e da una forte domanda di distillati premium. Entrambi i governi hanno presentato l’accordo finale come una svolta, considerando i dazi più bassi un concreto successo commerciale per gli esportatori britannici.
La controversia in corso suggerisce che, anche dopo l’entrata in vigore di un accordo commerciale, i risultati sul piano commerciale possano dipendere dall’interpretazione delle categorie di prodotto da parte delle autorità doganali alla frontiera. In questo caso, il disaccordo non riguarda l’esistenza dei tagli tariffari negoziati, ma quali forme di whisky Scotch abbiano diritto a beneficiarne.
La questione è particolarmente importante per l’industria nazionale degli alcolici in India, poiché le importazioni sfuse di Scotch sono utilizzate come materie prime per prodotti blend realizzati nel paese. Se queste importazioni restassero soggette a dazi del 150%, le aziende potrebbero dover affrontare costi più elevati, modifiche alle decisioni di approvvigionamento e pressioni sui margini in un mercato dalla forte concorrenza. Secondo esponenti del settore, ciò potrebbe anche indebolire uno dei vantaggi concreti che l’accordo commerciale avrebbe dovuto garantire.
Finora le autorità indiane non hanno spiegato pubblicamente perché i concentrati di Scotch sfusi dovrebbero essere esclusi dalla fascia tariffaria più bassa, né il governo ha fornito chiarimenti ufficiali sull’interpretazione delle voci doganali pertinenti nell’ambito dell’accordo commerciale. In attesa di una decisione, produttori e importatori devono fare i conti con l’incertezza sia sulle spedizioni future sia sulla potenziale esposizione fiscale legata alle importazioni passate, ora oggetto di indagine.
Per Pernod e Diageo la questione comporta rischi sia legali sia finanziari. Gli investigatori stanno verificando se le aziende abbiano applicato correttamente l’aliquota ridotta e dalla risposta potrebbe dipendere l’eventuale richiesta di dazi aggiuntivi. Per l’intero settore, il caso è diventato una prova della tenuta di una delle principali promesse dell’accordo tra India e Regno Unito una volta giunta alla frontiera doganale.