La Cina spende di più per il vino importato, nonostante il calo dei volumi a settembre
Le importazioni cinesi di vino salgono del 5,6%, a 1,167 miliardi di dollari. Cresce soprattutto lo spumante, con l’Italia in forte aumento.
lunedì 26 ottobre 2026

Nei primi nove mesi del 2026 la Cina ha speso di più per il vino importato, pur avendone acquistato meno, secondo una nuova analisi dei dati doganali cinesi condotta dalla società di consulenza spagnola Del Rey Analysts of Wine Markets, nota come AWM.
Il rapporto, datato 22 ottobre, indica che tra gennaio e settembre la Cina ha importato vino per un valore di 1,167 miliardi di dollari, il 5,6% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’aumento è stato di 61,9 milioni di dollari. Nello stesso arco di tempo, i volumi importati sono scesi del 5,5%, a 156,9 milioni di litri, con una flessione di circa 9 milioni di litri.
La divergenza tra valore e volume indica che la ripresa è stata monetaria, non in termini di quantità. Secondo AWM, il valore medio delle importazioni è aumentato dell’11,7%, raggiungendo 7,44 dollari al litro, 0,78 dollari in più rispetto a un anno prima. La società ritiene che il dato segnali uno spostamento del mix verso vini di maggior valore. Avverte inoltre che i dati doganali misurano gli scambi transfrontalieri, non gli acquisti dei consumatori finali, e che l’aumento del valore medio non dimostra un rialzo generalizzato e uniforme dei prezzi di tutti i vini.
Il segmento più dinamico è stato quello degli spumanti. Nel periodo gennaio-settembre le importazioni cinesi di spumante sono aumentate del 31,6% in valore, a 64,5 milioni di dollari. I volumi della categoria sono cresciuti del 27,4%, raggiungendo 7,1 milioni di litri. Lo spumante è così diventato la principale eccezione in un mercato in cui la maggior parte delle categorie è ancora sotto pressione.
Il vino fermo in bottiglia, che rappresenta la quota maggiore delle importazioni cinesi di vino, ha invece registrato un aumento di valore molto più contenuto. Le importazioni di questa categoria sono salite del 5,7%, a 1,0598 miliardi di dollari, mentre i volumi sono scesi del 10,8%, a 94,6 milioni di litri. AWM ha inoltre segnalato un calo delle importazioni di vino in bag-in-box e sfuso.
I dati suggeriscono che il mercato cinese delle importazioni è ancora in fase di assestamento, anziché in una ripresa generalizzata. Gli importatori spendono di più complessivamente, ma acquistano meno vino. Lo spumante si distingue perché è cresciuto contemporaneamente in valore e in volume.
Questo cambiamento è rilevante perché negli ultimi anni il mercato cinese delle importazioni di vino si è ridotto drasticamente. Secondo AWM, il valore delle importazioni ha raggiunto un picco di quasi 2,9 miliardi di dollari nel 2018, per poi scendere sotto 1,2 miliardi nel 2023. Nel 2024 si è registrata una parziale ripresa, ma nel 2025 le importazioni sono tornate a calare. In questo contesto, l’aumento del valore nel 2026 rappresenta un segnale di sollievo, anche se il mercato resta al di sotto dei livelli precedenti e i volumi non sono tornati a crescere.
L’Italia è tra i principali beneficiari della crescita nel segmento degli spumanti. AWM riferisce che nei primi nove mesi del 2026 le esportazioni italiane di spumante verso la Cina sono aumentate del 53,8% in volume, raggiungendo 4,4 milioni di litri, pari a circa 489.000 casse da nove litri. L’incremento è stato molto più rapido di quello della Francia, le cui spedizioni sono salite del 21,3%, a 1,3 milioni di litri, ovvero circa 144.000 casse.
I due Paesi competono in fasce di prezzo diverse. Secondo AWM, lo spumante italiano è arrivato in Cina a un prezzo medio di 4,66 dollari al litro, mentre quello francese è stato venduto a circa 30 dollari al litro. Questo divario contribuisce a spiegare i progressi dell’Italia in termini di volume. I suoi vini si collocano in una fascia più accessibile, in un momento in cui gli acquirenti sembrano disposti a spendere complessivamente più dell’anno scorso, ma non necessariamente per i prodotti più costosi.
Le variazioni per gli altri fornitori sono state più contenute. Le esportazioni di spumante spagnolo verso la Cina sono rimaste sostanzialmente stabili, intorno a 860.000 litri, mentre le spedizioni australiane sono aumentate del 16,6%, a 426.486 litri. Secondo AWM, tra i principali esportatori l’Italia ha registrato l’aumento più marcato in termini di volume assoluto.
Il rapporto non sostiene che i consumatori cinesi abbiano improvvisamente iniziato a bere più vino importato. Mostra invece un mercato in cui gli importatori privilegiano vini che generano maggiori ricavi per litro, mentre il volume totale acquistato continua a diminuire. Lo spumante è il segmento che cresce più chiaramente e, finora, l’Italia ha beneficiato maggiormente di questa tendenza, espandendosi rapidamente a prezzi molto inferiori a quelli francesi.
I dati doganali mostrano quindi due fenomeni concomitanti. Dopo anni di calo, la spesa della Cina per le importazioni di vino è tornata a crescere, ma l’aumento è dovuto a un valore medio per litro più elevato, non a una ripresa generalizzata delle spedizioni. Allo stesso tempo, lo spumante supera le altre categorie del mercato, con una domanda più forte e ricavi in aumento.
AWM ha basato la propria analisi sui dati doganali cinesi relativi ai flussi commerciali da gennaio a settembre 2026, confrontandoli con quelli dello stesso periodo del 2025. La distinzione è importante perché i valori doganali possono risentire dei cambiamenti nel mix di prodotti, delle condizioni contrattuali e del peso relativo delle categorie premium. Non misurano direttamente la domanda al dettaglio né dimostrano che i prezzi del vino siano aumentati in modo uniforme per tutte le origini e i segmenti.
Per gli esportatori, i dati descrivono un mercato ancora difficile, ma che non si muove più in una sola direzione. La categoria importata più grande, il vino fermo in bottiglia, continua a perdere terreno in volume, mentre il suo valore registra un lieve aumento. Lo spumante, invece, cresce in entrambe le misure, a indicare che questa nicchia sta assumendo un ruolo più rilevante nel comparto del vino importato in Cina. I recenti progressi dell’Italia mostrano che i fornitori con prezzi più accessibili e volumi sufficienti possono intercettare questo cambiamento, anche se il mercato nel suo complesso resta più piccolo rispetto a qualche anno fa.