Per le cantine italiane i costi di produzione aumentano dell’8,9%, mentre i prezzi del vino al dettaglio calano del 2,6%
UIV chiede a Roma aiuti per i costi energetici e maggiori fondi per l’export: secondo un sondaggio, il 35% dei consumatori riduce la spesa per il vino
venerdì 6 novembre 2026

L’industria vinicola italiana è stretta tra l’aumento dei costi di produzione e il calo dei prezzi al dettaglio, secondo i dati citati giovedì 5 novembre da Unione Italiana Vini, la principale associazione di categoria del settore nel Paese. I produttori hanno chiesto al governo aiuti per i costi energetici e maggiori risorse per promuovere le esportazioni.
Secondo i dati dell’Istat, l’istituto nazionale di statistica, a ottobre il tasso d’inflazione annuo in Italia ha raggiunto il 5,4%, mentre nello stesso periodo il prezzo al consumo del vino è sceso del 2,6%. Nel frattempo, a settembre i costi di produzione del vino sono aumentati dell’8,9% rispetto a un anno prima, secondo Ismea, l’istituto pubblico che monitora i mercati agroalimentari.
Questo divario è rilevante per le cantine, perché significa che molti produttori devono far fronte a spese più elevate senza poter trasferire i costi sui clienti. Per il settore delle bevande nel suo complesso, tale squilibrio potrebbe comprimere i margini e ridurre le risorse disponibili per gli investimenti, il marketing e la competizione sui mercati esteri, soprattutto nelle categorie che dipendono fortemente dalla spesa discrezionale dei consumatori.
Secondo UIV, il settore è colpito da due fronti. Da un lato, le famiglie riducono gli acquisti non essenziali perché l’inflazione pesa sui bilanci. Dall’altro, i produttori devono fare i conti con costi operativi più elevati, compresi quelli energetici, mentre i prezzi di vendita non tengono il passo.
L’associazione ha citato un recente sondaggio realizzato da Noto Sondaggi per il quotidiano Il Sole 24 Ore, secondo cui il vino è in cima alla lista delle spese che i consumatori italiani dichiarano di aver tagliato: il 35% afferma di aver ridotto gli acquisti di questa categoria. Il dato segnala un indebolimento della domanda interna in un momento in cui i produttori devono già fare i conti con la pressione sui costi dei fattori produttivi agricoli, della lavorazione, dell’imbottigliamento, del trasporto e delle utenze.
Lamberto Frescobaldi, presidente di UIV, ha affermato che il contesto di mercato è diventato sempre più difficile, con le cantine alle prese con pressioni esterne che sfuggono al loro controllo. In dichiarazioni diffuse dall’associazione, ha detto che le misure sui costi energetici previste dal disegno di legge di bilancio italiano potrebbero andare a beneficio anche del settore vinicolo, attraverso aiuti alle spese operative e incentivi agli investimenti in efficienza energetica.
Ha aggiunto che il settore si aspetta un’«attuazione rapida e concreta» di queste misure. Il riferimento è alle disposizioni contenute nel progetto di legge di bilancio, noto in Italia come DDL Bilancio, che secondo UIV potrebbero aiutare le imprese a far fronte all’impennata dei costi energetici.
Frescobaldi ha inoltre chiesto al governo risorse straordinarie aggiuntive per sostenere la promozione del vino italiano sui mercati esteri, oltre ai fondi già previsti per i programmi di internazionalizzazione. Ha spiegato che il settore ha bisogno di un sostegno più forte all’estero, mentre le imprese affrontano gli effetti dei dazi, il calo dei consumi, le difficoltà più ampie dei mercati internazionali e la crescente concorrenza dei Paesi emergenti nella produzione vinicola.
La richiesta riflette una preoccupazione più ampia all’interno del settore vinicolo italiano. Se i produttori sono costretti ad assorbire l’aumento dei costi mantenendo bassi i prezzi a scaffale in un mercato dei consumi più debole, promuovere l’export diventa ancora più importante per difendere i volumi e la visibilità dei marchi all’estero. Per le aziende di bevande, le ricadute possono estendersi ben oltre il vino, perché i cambiamenti nel sostegno al commercio, nei costi logistici e nella domanda dei consumatori spesso interessano anche le categorie contigue del comparto degli alcolici.
Nel comunicato UIV non ha fornito nuovi dati sui volumi di vendita a livello nazionale, ma la sua descrizione del mercato evidenzia il timore che la debolezza della domanda interna e le pressioni internazionali si stiano manifestando contemporaneamente. Il calo dei prezzi al consumo può talvolta sostenere la domanda, ma in questo caso l’associazione ha sottolineato che prezzi al dettaglio più bassi non bastano a compensare né l’impatto dell’inflazione sui bilanci familiari né il maggiore carico dei costi di produzione per le imprese.
I dati citati da UIV riguardano fasi diverse della filiera e mesi differenti, ma nel loro insieme delineano un contesto difficile per una delle industrie alimentari e delle bevande più importanti d’Italia. Il dato sull’inflazione di ottobre riflette l’andamento generale dell’economia dei consumi, mentre l’aumento dei costi di produzione a settembre segnala pressioni all’interno dei vigneti e delle cantine che potrebbero persistere anche se i prezzi finali restassero deboli.
I produttori attendono ora di capire se le misure governative sui costi energetici saranno attuate rapidamente e se nei prossimi mesi verranno stanziati ulteriori fondi per promuovere l’export. Nel frattempo, le cantine italiane operano in un mercato in cui i costi aumentano più rapidamente dei prezzi che molti consumatori sono disposti a pagare.