Le esportazioni di spumante italiano restano vicine a 1 miliardo di euro nel primo semestre 2026.
La categoria è cresciuta dello 0,4% in valore contro un calo del 6,16% delle esportazioni complessive di vino, con il Prosecco a contribuire per l'82%.
giovedì 17 settembre 2026

Le esportazioni italiane di spumante sono rimaste stabili nel primo semestre del 2026, attestandosi a circa 1 miliardo di euro, anche se il più ampio comparto vitivinicolo italiano ha registrato un netto calo, secondo i dati Istat esaminati da WineNews.
I dati indicano una frattura all'interno di uno dei settori agroalimentari più importanti d'Italia. Le esportazioni totali di vino italiano nei primi sei mesi dell'anno sono scese a 3,6 miliardi di euro, in calo del 6,16% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i volumi esportati sono diminuiti del 4% a 989,6 milioni di litri. Gli spumanti si sono mossi in controtendenza. Il valore delle esportazioni di spumanti italiani è aumentato di un lieve 0,4% su base annua, mentre i volumi sono scesi solo dello 0,7% a 252,2 milioni di litri.
Il contrasto suggerisce che la domanda estera si è indebolita più marcatamente per i vini fermi che per le bollicine, proseguendo un andamento già visibile da tempo nei mercati internazionali del vino. I produttori italiani hanno dovuto fare i conti con una domanda più debole in diversi Paesi, ma gli spumanti hanno mostrato maggiore tenuta in termini di valore, favoriti da marchi affermati, da una forte presenza nella distribuzione al dettaglio e da un uso costante in occasioni di consumo a basso tenore alcolico e nei cocktail.
Gli Stati Uniti sono rimasti il principale mercato estero per lo spumante italiano in valore, pur segnando anch'essi una flessione. Le importazioni statunitensi di spumante italiano hanno totalizzato 263 milioni di euro nel primo semestre del 2026, in calo del 6,6% rispetto allo stesso periodo di un anno prima. I volumi spediti negli Stati Uniti sono scesi del 2,4% a 60 milioni di litri. Nonostante ciò, il calo dello spumante è stato meno severo rispetto alla flessione complessiva delle esportazioni italiane di vino verso il mercato americano, che WineNews ha indicato al 14,1% su tutte le categorie.
Il Regno Unito si è classificato al secondo posto tra i mercati di esportazione per lo spumante italiano. Le spedizioni verso questo Paese hanno raggiunto 151,5 milioni di euro nel primo semestre, in calo del 10,8% rispetto a un anno prima. La Germania, al contrario, ha registrato una modesta crescita. Le esportazioni di spumante italiano verso la Germania sono salite a 64,4 milioni di euro, in aumento del 2,7%.
L'andamento delle esportazioni di spumante resta strettamente legato al Prosecco, che continua a dominare la categoria e a fungere da principale motore delle vendite italiane all'estero. Il Prosecco DOC ha rappresentato 825,4 milioni di euro di valore all'export nei primi sei mesi del 2026, pari a circa l'82% di tutte le esportazioni italiane di spumante nel periodo. Il dato è sceso dell'1,3% rispetto al primo semestre del 2025, un calo limitato se confrontato con il mercato del vino nel suo complesso. I volumi esportati di Prosecco sono stati di 194,6 milioni di litri, in calo dello 0,3%.
Anche gli Stati Uniti sono rimasti il principale mercato del Prosecco DOC. Le importazioni americane del vino hanno totalizzato 236,9 milioni di euro nel primo semestre, in calo del 7,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Il dato sottolinea quanto il segmento degli spumanti italiani dipenda fortemente dalla domanda statunitense, mostrando al tempo stesso che la categoria è stata in grado di assorbire una parte della pressione meglio dei vini fermi.
I numeri indicano che la stabilità degli spumanti ha contribuito a mitigare il più ampio rallentamento delle esportazioni italiane di vino, ma mostrano anche che la categoria non è stata immune da condizioni di mercato più deboli. Il lieve aumento del valore a fronte di un piccolo calo dei volumi suggerisce che i prezzi hanno retto relativamente bene, anche se le spedizioni hanno rallentato. Questo andamento può riflettere una combinazione di fattori, tra cui la forza del marchio, il mix di prodotto e la disponibilità dei consumatori in alcuni mercati a continuare a spendere per spumanti premium accessibili.
Per il settore vitivinicolo italiano, i dati del primo semestre aggiungono elementi a conferma di un quadro esportativo disomogeneo. I vini fermi sembrano sopportare il peso maggiore della domanda più debole, mentre gli spumanti continuano a beneficiare di un più ampio riconoscimento internazionale e di abitudini di consumo che privilegiano stili più freschi e leggeri. Da anni produttori e associazioni di categoria indicano lo spumante, e in particolare il Prosecco, come un asset strategico nei mercati esteri perché intercetta sia i consumatori tradizionali di vino sia gli acquirenti più giovani, incontrati anche attraverso la cultura dell'aperitivo e la mixology.
Questo ruolo appare ancora più importante in un anno in cui il mercato export più ampio è diventato più difficile. Con il valore totale dell'export di vino in calo di oltre il 6% e i volumi complessivi in diminuzione, il risultato quasi invariato degli spumanti emerge come una delle poche aree di relativa stabilità nel commercio del vino italiano.
I dati del primo semestre mostrano anche quanto questa stabilità resti concentrata. L'enorme quota del Prosecco sulle esportazioni di spumante significa che l'andamento della categoria dipende in larga misura da una sola denominazione e da una manciata di mercati principali, soprattutto Stati Uniti e Regno Unito. Quando questi mercati si indeboliscono, anche solo moderatamente, l'effetto è visibile sull'intero segmento.
Tuttavia, i dati suggeriscono che fino a giugno gli acquirenti internazionali hanno continuato a sostenere lo spumante italiano più di altre categorie di vino. Lo dimostrano sia la variazione limitata del valore complessivo dell'export di spumante, in aumento dello 0,4%, sia il contenuto calo dei volumi dello 0,7%, rispetto alla contrazione più marcata delle esportazioni di vino italiane nel loro insieme.
Per produttori, esportatori e decisori politici che seguono il settore, il messaggio del primo semestre 2026 è che le bollicine italiane continuano a performare meglio dei vini fermi, ma il ritmo di crescita che un tempo caratterizzava la categoria si è attenuato. Il mercato resta positivo in termini relativi, non di slancio assoluto, con il sostegno più forte che continua a provenire dal Prosecco e dai Paesi in cui lo spumante italiano ha già costruito una grande e consolidata base di clienti.