Uno strumento per la chioma della vite basato su smartphone riduce del 9,8% l’uso di fungicidi nei vigneti italiani

Una prova in campo del 2024 ha rilevato minori residui di rame nel mosto e nel vino, senza un evidente aumento della gravità delle malattie né cali di resa.

09-09-2026

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Uno strumento per la chioma della vite basato su smartphone riduce del 9,8% l’uso di fungicidi nei vigneti italiani

Uno studio pubblicato mercoledì su Scientific Reports ha rilevato che un metodo basato su smartphone per misurare la dimensione della chioma della vite ha contribuito a ridurre l’uso di fungicidi in quattro vigneti commerciali del Nord Italia, riducendo anche i residui di rame sia nel mosto sia nel vino finito.

La ricerca ha testato un approccio basato sull’indice di superficie fogliare, o LAI, una misura della quantità di superficie fogliare nella chioma di una coltura. Invece di impostare i volumi di irrorazione principalmente in base alla superficie a terra, come avviene comunemente, il sistema ha utilizzato le stime del LAI raccolte con un telefono cellulare per adeguare volumi e dosi di fungicidi alle dimensioni effettive delle viti e ai limiti indicati in ეტichetta del prodotto.

Il lavoro è stato condotto durante la stagione 2024 in quattro vigneti e ha confrontato trattamenti guidati dal LAI con volumi di irrorazione scelti dai viticoltori. Secondo l’articolo, l’approccio basato sul LAI ha ridotto il volume di irrorazione in media del 9,8% e la dose di fungicida del 9,4%. I ricercatori hanno detto di non aver osservato un evidente calo della resa né un aumento della gravità delle malattie nelle condizioni esaminate.

Lo studio si è concentrato su un problema pratico nella gestione del vigneto. I metodi di irrorazione tradizionali spesso portano a un sovradosaggio, soprattutto nelle fasi di crescita iniziali, quando la chioma è ancora limitata. Gli autori hanno detto che in queste situazioni fino al 70% del fungicida può disperdersi nell’ambiente invece di raggiungere il bersaglio.

I ricercatori hanno anche segnalato residui di rame inferiori in campioni di mosto e vino quando è stato usato il metodo basato sul LAI. I residui medi di rame sono scesi dell’8,6% nel mosto e del 18,1% nel vino. In un’applicazione in una sola azienda, il team ha inoltre stimato un calo del 37,3% in un indice di deriva dell’area macchiata, una misura usata per valutare la deriva dello spray al di fuori della chioma.

L’articolo afferma che il metodo è già implementato in un’app mobile, il che potrebbe renderne più facile l’uso nell’attività agricola quotidiana. I ricercatori hanno descritto la prova come una dimostrazione esplorativa in azienda, pensata per verificare se un metodo basato sulla chioma potesse funzionare in condizioni operative e non solo in esperimenti controllati.

Lo studio arriva in un momento in cui i gestori dei vigneti sono sotto pressione per controllare le malattie fungine riducendo al contempo gli input chimici, limitando la deriva e contenendo le perdite ambientali. La peronospora resta una delle minacce più importanti in molte aree vitivinicole, e i prodotti a base di rame continuano a svolgere un ruolo nella gestione delle malattie, soprattutto dove le restrizioni su altre sostanze chimiche o gli standard di produzione restringono le opzioni disponibili.

Per le cantine e le altre imprese legate alle bevande a base d’uva, i risultati potrebbero contare oltre l’efficienza in campo. Se risultati simili saranno confermati su scala più ampia e in più stagioni, un’irrorazione più precisa potrebbe aiutare a ridurre i trattamenti non necessari e a limitare i residui di rame che entrano nel mosto e nel vino, sostenendo al tempo stesso gli obiettivi di sostenibilità e mantenendo il controllo delle malattie.

Gli autori erano affiliati all’Università degli Studi di Milano, inclusi il Cassandra Lab e il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali. I corrispondenti autori erano Chiara Rusconi e Roberto Confalonieri. L’articolo non indicava conflitti di interesse.

Lo studio è stato finanziato in parte dalla Regione Lombardia attraverso il progetto SMARTDEFENSE e ha ricevuto anche il sostegno di Agrifood TEF e del progetto NextGenerationEU PNRR AGRITECH.

L’articolo è stato ricevuto l’8 luglio, accettato il 7 settembre e pubblicato il 9 settembre da Scientific Reports, una rivista del Nature Portfolio.

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