La corte d’appello tedesca valuta se una bevanda vegana possa essere venduta come liquore senza uova

Una sentenza a Schleswig potrebbe influire su come vengono etichettate le bevande spiritose a base vegetale in uno dei maggiori mercati delle bevande d’Europa.

mercoledì 16 settembre 2026

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Una corte d’appello tedesca è chiamata a decidere se una bevanda vegana che non contiene uova possa essere venduta legalmente con il nome «Likör ohne Ei», ossia «liqueur without egg», in un caso che potrebbe influire su come vengono etichettati i distillati alternativi in uno dei maggiori mercati delle bevande d’Europa.

La Corte d’appello regionale superiore dello Schleswig-Holstein, nella città di Schleswig, dovrebbe emettere la sua sentenza mercoledì alle 9:30 ora locale. Il caso ruota attorno a una disputa tra un gruppo di tutela dell’industria dei distillati e un piccolo produttore di Henstedt-Ulzburg, nel nord della Germania, che realizza un liquore vegano a base di soia.

La battaglia legale ruota attorno alle norme UE sulle bevande spiritose e a quanto esse proteggano i nomi di prodotto consolidati. In una sentenza precedente, il Tribunale regionale di Kiel ha affermato nell’ottobre 2025 che l’etichetta «Likör ohne Ei» non violava il diritto dell’UE e non era fuorviante per i consumatori. Il gruppo di settore ha impugnato quella decisione, sostenendo che il nome del prodotto fa comunque un riferimento non consentito alle uova e si scontra con le norme UE che riservano il termine «Eierlikör», ovvero liquore all’uovo, ai prodotti che contengono effettivamente uova.

Secondo l’appellante, la questione non è solo se la bevanda a base di soia sia chiaramente identificata come priva di uova, ma se qualsiasi riferimento diretto alle uova possa essere usato del tutto per un prodotto al di fuori della categoria protetta. Il gruppo sostiene che il regolamento UE sulle bevande spiritose stabilisca confini chiari per i nomi protetti e che tali limiti verrebbero indeboliti se prodotti privi degli ingredienti richiesti potessero comunque promuoversi facendo riferimento a essi.

Il produttore al centro del caso ha assunto la posizione opposta. La posizione dell’azienda, come emerge dalla sentenza di primo grado, è che la dicitura «senza uova» renda chiara la natura del prodotto e non induca in errore gli acquirenti. Il tribunale di Kiel ha condiviso tale ragionamento quando ha stabilito che i consumatori avrebbero capito dall’etichetta che il prodotto non è un liquore all’uovo e non contiene uova.

L’appello ha attirato l’attenzione perché tocca una questione più ampia che sta emergendo in tutto il settore alimentare e delle bevande: come si possano usare nomi di prodotto tradizionali e regolamentati quando i produttori sviluppano alternative a base vegetale o comunque modificate. Nel settore delle bevande, la decisione del tribunale potrebbe avere effetti oltre questo singolo liquore a base di soia. Una sentenza che limiti i riferimenti ai nomi protetti delle bevande spiritose potrebbe costringere i produttori di alternative senza uova a cambiare etichette, rivedere le pratiche di conformità e ripensare il modo in cui commercializzano i nuovi prodotti in Germania. Se il tribunale ammettesse l’attuale formulazione, potrebbe offrire maggiore margine ai produttori di bevande non tradizionali che richiamano i distillati per segnalare ai consumatori la tipologia di prodotto offerta, purché l’etichettatura sia chiara.

Il caso riguarda un produttore relativamente piccolo, ma la questione giuridica investe un ambito del diritto europeo dei prodotti fortemente regolamentato. I nomi delle bevande spiritose sono spesso protetti allo stesso modo di altre denominazioni di alimenti e bevande, con regole legate a ingredienti, metodi di produzione e aspettative dei consumatori. Spesso i tribunali sono chiamati a bilanciare tali tutele con l’esigenza che le etichette descrivano con precisione i nuovi prodotti in modo comprensibile per i consumatori.

Questo equilibrio è particolarmente importante nelle categorie in cui un nome tradizionale ha sia uno status giuridico sia un forte valore commerciale. Per i produttori di distillati affermati, il caso riguarda il mantenimento dei limiti attorno alle denominazioni riconosciute. Per i nuovi operatori, soprattutto quelli che vendono prodotti a base vegetale o vegani, riguarda la possibilità di spiegare un prodotto facendo riferimento a una categoria familiare senza sconfinare nell’uso improprio di un termine protetto.

La Corte d’appello regionale superiore dello Schleswig-Holstein dovrebbe pronunciarsi su questa questione nell’appello di mercoledì mattina, quasi un anno dopo che il tribunale di Kiel si era espresso a favore del produttore di Henstedt-Ulzburg che realizza il «Likör ohne Ei» a base di soia.

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