Il Brasile applica le regole sull’interoperabilità dei buoni pasto nonostante i ritardi del settore

I ristoranti possono ora accettare carte PAT concorrenti, ma restano aperte le dispute su standard tecnici, regolamenti e commissioni

sabato 7 novembre 2026

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Il Brasile applica le regole sull’interoperabilità dei buoni pasto nonostante i ritardi del settore

Sabato 7 novembre è iniziata in Brasile una nuova fase normativa: è entrato in vigore il termine fissato dal governo federale per garantire l’interoperabilità nel Programma di alimentazione dei lavoratori, noto come PAT, nonostante una parte del settore dei buoni pasto e alimentari non abbia completato le modifiche richieste. Il cambiamento riguarda direttamente i ristoranti, poiché mira a consentire ai lavoratori di utilizzare le carte dei buoni pasto e dei benefit alimentari di un operatore presso esercizi affiliati alla rete di un altro, ampliando l’accettazione e, in teoria, aumentando la concorrenza sulle commissioni.

Venerdì 6 novembre InfoMoney ha riferito che almeno una parte del settore non era ancora pronta a operare secondo il nuovo modello alla scadenza del periodo di adeguamento di 360 giorni previsto da un decreto pubblicato nel novembre 2025. Secondo la testata, le aziende del settore dei benefit hanno dichiarato di non aver ricevuto dal governo regole operative sufficientemente dettagliate, mentre ristoranti, supermercati e fintech specializzate nei benefit hanno sostenuto che il mercato aveva avuto tempo a sufficienza per adeguarsi.

Il nuovo requisito riguarda un mercato che da tempo opera attraverso sistemi chiusi. Le aziende tradizionali, come Alelo, Pluxee, Ticket Serviços e VR Benefícios, gestiscono solitamente l’intera filiera: dall’emissione delle carte all’affiliazione di ristoranti e supermercati, fino al rimborso delle transazioni. Con l’interoperabilità, gli operatori continuerebbero a gestire i propri sistemi, ma dovrebbero condividere l’accesso alle rispettive reti di esercenti, consentendo a un lavoratore con la carta di un’azienda di utilizzarla in un ristorante collegato a un operatore concorrente.

Per i ristoranti, la questione pratica riguarda l’accettazione dei pagamenti. Se l’interoperabilità funzionerà come previsto, un esercizio che già accetta una carta di un marchio convenzionato con il PAT dovrebbe poter accogliere clienti con carte concorrenti senza dover negoziare un rapporto commerciale separato con ciascun operatore del mercato. Questo potrebbe ampliare il bacino di clienti paganti. La questione è rilevante anche perché, secondo il governo, la riforma mira ad aprire un mercato concentrato a una maggiore concorrenza e a ridurre i costi operativi per le attività aderenti.

Il Ministero del Lavoro ha dichiarato a InfoMoney che il suo ruolo è normativo e di vigilanza, non operativo. Secondo il ministero, l’interoperabilità comporta per definizione un obbligo per gli operatori e gli altri partecipanti ai circuiti di pagamento. Ha inoltre aggiunto di aver cercato di disciplinare solo quanto strettamente necessario a garantire certezza giuridica e operativa, lasciando alle aziende la responsabilità degli adeguamenti tecnici e commerciali.

I rappresentanti del settore hanno tuttavia affermato che alcuni aspetti fondamentali restano irrisolti. Secondo InfoMoney, l’Associazione brasiliana delle società di benefit per i lavoratori, nota come ABBT, ha dichiarato che questioni quali gli standard di connessione tra le reti, il regolamento delle transazioni e le responsabilità di ciascun partecipante alla filiera — compresi facilitatori, acquirer, circuiti di pagamento ed esercenti — restano essenziali per il corretto funzionamento del sistema.

Un dirigente di una grande azienda, che ha parlato in forma anonima con InfoMoney, ha dichiarato che la sua società aveva fatto pochi progressi sul piano tecnologico per rispettare la scadenza. Ha descritto la situazione come un problema serio e ha affermato che, se un lavoratore avesse segnalato che la carta non funzionava in un determinato esercizio, la probabile soluzione immediata sarebbe stata affiliare quell’esercizio alla rete dell’operatore, senza risolvere la questione più ampia dell’interoperabilità. Secondo la testata, le sanzioni per il mancato rispetto delle regole possono arrivare a R $50,000.

La scadenza del 7 novembre rappresenta la fase finale di una riforma più ampia del PAT. A maggio era scaduto un altro termine, entro il quale gli operatori al servizio di oltre 500,000 lavoratori avrebbero dovuto passare a un modello aperto. In questo sistema, l’azienda che emette la carta è distinta da quella che affilia l’esercente e le transazioni passano attraverso circuiti di carte già consolidati. Le fintech di benefit, tra cui Flash, iFood Benefícios, Caju e Swile, operano già secondo questo modello, con carte sui circuiti Elo, Visa o Mastercard, accettabili su qualsiasi terminale di pagamento compatibile.

Arthur Freitas, amministratore delegato di iFood Benefícios, ha dichiarato a InfoMoney che il modello aperto è interoperabile per sua stessa natura. Secondo Freitas, gran parte del problema dell’interoperabilità avrebbe già dovuto essere affrontata se gli operatori tradizionali avessero rispettato la precedente transizione al modello aperto. Ha inoltre affermato che la questione ancora irrisolta riguarda soprattutto gli operatori regionali più piccoli, con meno di 500,000 lavoratori, che non erano tenuti ad adottare il modello aperto e dipenderebbero quindi dalla condivisione delle reti.

Le modifiche normative sono rilevanti anche per le commissioni che i ristoranti pagano per accettare questi benefit. InfoMoney ha riferito che le aziende che operano secondo il modello chiuso negoziano direttamente con ristoranti e supermercati le commissioni di sconto, che possono arrivare al 7%. Una norma distinta, con scadenza a febbraio 2026, ha fissato al 3.6% il tetto alle commissioni applicate dagli amministratori dei buoni pasto e alimentari e ha stabilito che il regolamento finanziario delle transazioni avvenga entro 15 giorni.

Le associazioni di ristoranti e supermercati sostengono che il tetto non sia stato rispettato. InfoMoney ha citato un’indagine commissionata dall’Associazione nazionale dei ristoranti, o ANR, secondo cui la commissione media applicata dagli operatori di buoni pasto in Brasile è stata del 6.18% tra giugno e luglio, in aumento rispetto al 5.19% del 2025, nonostante la scadenza prevista dal decreto. Erik Momo, presidente del consiglio direttivo dell’ANR, ha dichiarato alla testata che le aziende sembrano aver introdotto prodotti alternativi al di fuori del PAT, soggetti a commissioni diverse. Gli operatori del mercato si sono chiesti se alcuni stiano accorpando prodotti classificati come altre forme di assistenza ai lavoratori per eludere i limiti del PAT.

La controversia ha intensificato la pressione sul governo affinché faccia rispettare le regole. Martedì 3 novembre, secondo InfoMoney, l’Associazione brasiliana dei supermercati, nota come Abras, ha intentato un’azione civile pubblica contro gli operatori dei buoni pasto e alimentari, chiedendo il rispetto delle nuove norme. Il Ministero del Lavoro ha dichiarato, tramite la propria Segreteria dell’ispezione del lavoro, di essere responsabile della vigilanza sul rispetto delle regole. Ha inoltre spiegato che le segnalazioni relative al rifiuto di accettare le carte dopo la scadenza prevista dal decreto possono essere presentate attraverso il sito per le denunce in materia di lavoro e l’indirizzo email del servizio di assistenza del PAT.

Per il settore della ristorazione, il quadro nell’immediato è articolato. Il quadro normativo ora impone una più ampia accettazione delle carte PAT nei luoghi in cui il sistema è attivo, e le autorità presentano questa misura come un passo verso una maggiore libertà di scelta per i consumatori e costi più bassi per gli esercenti. Tuttavia, le aziende che gestiscono questi benefit e molte delle attività che ne dipendono affrontano la nuova fase con controversie ancora aperte su tecnologia, accesso alle reti e commissioni, lasciando incerto il ritmo con cui la norma si tradurrà nelle transazioni quotidiane dei ristoranti.

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