Gli scambi mondiali di vino sfuso in calo del 14,5% nel primo semestre 2026
Secondo Del Rey AWM, il valore del segmento è sceso del 12,5% a 1,11 miliardi di euro, con una flessione più marcata rispetto al mercato del vino nel suo complesso
giovedì 5 novembre 2026

Nel primo semestre 2026 gli scambi mondiali di vino sfuso si sono contratti più nettamente rispetto al mercato del vino nel suo complesso, secondo un rapporto di Del Rey AWM realizzato per Vinexposium in vista della World Bulk Wine Exhibition, in programma ad Amsterdam il 30 novembre e il 1° dicembre.
Il rapporto rileva che il vino sfuso rappresenta ancora una quota minoritaria del business mondiale del vino, ma incide per il 7% sul valore degli scambi globali e per oltre il 32% sui volumi. Il segmento è tuttavia in contrazione da anni. Tra il 2017 e il 2026, gli scambi di vino sfuso sono diminuiti del 21% in volume e del 12,8% in valore, con un forte rallentamento nei 12 mesi conclusi a giugno 2026.
Nel periodo considerato, i volumi di vino sfuso scambiati sono calati del 10,5%, a 29,3 milioni di ettolitri, mentre il valore è diminuito del 10,7%, a 2,3 miliardi di euro. I prezzi sono stati descritti come sostanzialmente stabili, intorno a 0,79 euro al litro.
Il rapporto descrive un mercato sottoposto a pressioni più forti rispetto al settore vinicolo nel suo complesso. Nei primi sei mesi del 2026, il mercato mondiale del vino ha registrato un calo di circa il 4,5% sia in volume sia in valore. Il vino sfuso ha avuto un andamento molto peggiore, con una flessione del 14,5% dei volumi, a 14 milioni di ettolitri, e del 12,5% del valore, a 1,11 miliardi di euro.
La Spagna è rimasta il primo esportatore mondiale di vino sfuso per volume nel primo semestre 2026, nonostante una netta flessione. Le spedizioni spagnole hanno totalizzato 4,7 milioni di ettolitri, in calo del 20,9% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’Australia si è classificata seconda con 1,9 milioni di ettolitri, in calo del 5,1%, seguita dall’Italia con 1,7 milioni di ettolitri, in calo del 2,5%.
La Spagna ha guidato il mercato anche per valore delle esportazioni, con 261 milioni di euro, in calo del 13,6%. L’Italia si è classificata seconda con 148 milioni di euro, in calo del 4,5%, e l’Australia terza con 132 milioni di euro, in calo del 3,5%. Il rapporto ha segnalato la flessione particolarmente marcata della Nuova Zelanda, le cui esportazioni di vino sfuso in valore sono scese del 27,3%, a 115 milioni di euro.
Sul fronte delle importazioni, Germania, Regno Unito e Francia sono stati i principali acquirenti per volume. Nel primo semestre 2026 la Germania ha importato 3,4 milioni di ettolitri, il 6,3% in meno rispetto a un anno prima. Il Regno Unito si è attestato a 2 milioni di ettolitri, in calo del 2,4%, mentre la Francia ha importato 1,7 milioni di ettolitri, con una flessione del 20%.
Per valore, il Regno Unito è stato il primo importatore, con acquisti pari a 262 milioni di euro, in calo dell’8,8%. La Germania si è classificata seconda con 231 milioni di euro, in calo del 4,8%, e la Francia terza con 104 milioni di euro, in calo del 13,4%. Gli Stati Uniti, al quarto posto, hanno registrato una delle flessioni più marcate: il valore delle importazioni di vino sfuso è diminuito del 36,4%, a 86 milioni di euro.
I dati si aggiungono ai segnali di una più ampia fase di difficoltà per il settore vinicolo, in cui la domanda più debole, la concorrenza sui prezzi e i cambiamenti nei modelli di consumo hanno pesato sugli scambi. Nel comparto del vino sfuso queste pressioni sembrano più intense, perché si tratta di un segmento altamente competitivo e più esposto alle oscillazioni dei prezzi, anche per pochi centesimi.
Il rapporto descrive il mercato del vino sfuso come difficile da monitorare, anche perché prezzi, scorte e flussi commerciali sono distribuiti tra numerose fonti pubbliche e private. Questa mancanza di trasparenza caratterizza da tempo il funzionamento del settore, in cui le operazioni sono spesso guidate da contatti diretti ed esperienza di mercato, anziché da dati centralizzati.
Un nuovo strumento, chiamato Vrac Index, punta a cambiare questa situazione. Fondato da Michael Bennett, la piattaforma raccoglie dati su prezzi, volumi, scorte e flussi doganali del vino sfuso, attingendo a fonti pubbliche dei paesi produttori. Secondo il rapporto, al momento copre 30 paesi, tra cui l’Italia, e si basa su 14 fonti ufficiali.
Bennett ha affermato che storicamente gli scambi di vino sfuso si sono basati su telefonate, relazioni e intuito, nonostante la disponibilità di dati. Il problema, ha spiegato, è che le informazioni sono disperse tra più fonti ufficiali e in lingue diverse. Vrac Index, ha aggiunto, riunisce questi flussi di dati in un’unica dashboard documentata, così che i team commerciali possano verificare l’andamento del mercato prima di firmare i contratti.
Ha spiegato che l’obiettivo è sostituire l’opacità con informazioni accessibili e aiutare ogni segmento della filiera a definire con maggiore precisione i prezzi del vino. Ha inoltre sostenuto che i dati aperti possono rendere il mercato più equo sia per i viticoltori sia per gli acquirenti. Secondo Bennett, la mappa di copertura della piattaforma intende mostrare quali paesi produttori pubblicano già dati di mercato e quali ancora no, con l’obiettivo di incoraggiare una maggiore trasparenza, non di attribuire colpe.
I risultati del rapporto suggeriscono che la trasparenza potrebbe assumere un’importanza crescente mentre il mercato si adegua alla contrazione dei flussi commerciali e alla riduzione dei margini. Per produttori, operatori commerciali e importatori, il primo semestre 2026 ha mostrato che il vino sfuso non solo si vende meno di prima, ma perde terreno anche più rapidamente rispetto al settore vinicolo nel suo complesso.