Le cantine italiane lanciano una campagna di ricerca da 27 milioni di euro per rilanciare il settore

Il programma sostiene progetti su sostenibilità e intelligenza artificiale mentre i produttori affrontano stress climatico, costi in aumento e abitudini di consumo in evoluzione.

09-06-2026

Condividi!

Un consorzio di quasi 30 cantine italiane ha avviato un nuovo programma di ricerca sostenuto da 27 milioni di euro, in gran parte provenienti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dell’Italia, per finanziare progetti destinati a rimodellare il settore vitivinicolo del Paese attraverso sostenibilità, efficienza e intelligenza artificiale.

L’iniziativa è gestita dal Wine Research Team, o WRT, un gruppo fondato nel 2014 su impulso dell’enologo italiano Riccardo Cotarella. La nuova fase del programma è stata presentata nei giorni scorsi a Bra, in Piemonte, e comprende nove progetti per le aziende vinicole oltre a due partnership con istituzioni italiane di ricerca e accademiche: la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

L’iniziativa riunisce cantine di diverse regioni italiane, tra cui Coppo in Piemonte, Di Majo Norante in Molise, Famiglia Cotarella nel Lazio, Leone de Castris in Puglia, MonteZovo in Veneto, San Salvatore in Campania e Villa Sandi in Veneto. Gli organizzatori hanno affermato che la portata dell’investimento riflette sia l’urgenza delle pressioni climatiche ed economiche sui produttori di vino sia una più ampia spinta a modernizzare uno dei settori agricoli più importanti d’Italia.

Nel corso della presentazione, il presidente del WRT Vincenzo Tassinari ha detto che il vino italiano resta una componente trainante dell’economia nazionale e un importante ambasciatore della qualità italiana all’estero, ma ha descritto il momento attuale come una fase di profondo cambiamento. Ha aggiunto che i progetti sono focalizzati non solo sul rendere la produzione più sostenibile ma anche sul migliorare l’efficienza, mantenendo al tempo stesso coinvolte le generazioni più giovani nel mondo del vino.

Tassinari ha detto che investire in innovazione e ricerca significa investire nel futuro del settore. Ha aggiunto che anche la comunicazione e il dialogo con i consumatori più giovani saranno essenziali se il vino dovrà restare rilevante nel tempo.

Un tema centrale del nuovo programma è l’uso dell’intelligenza artificiale lungo tutta la filiera del vino. La questione è stata evidenziata da Annabella Pascale, amministratrice delegata di Tenuta di Artimino a Carmignano, in Toscana, dove sarà realizzato un progetto pilota chiamato “WRT Futura”.

Pascale ha detto che molte aziende vinicole già lavorano con forme di intelligenza artificiale attraverso droni, satelliti, sistemi di monitoraggio e grandi volumi di dati. Il problema, ha spiegato, spesso non è la mancanza di informazioni ma la mancanza di integrazione. A suo avviso, l’IA non dovrebbe essere considerata una minaccia per i lavoratori o per chi prende decisioni, ma uno strumento che aiuta le persone a fare scelte migliori.

Ha detto che le cantine dispongono già di dati estesi su vigneti, cantine, clienti e gestione aziendale. I sistemi di IA, ha aggiunto, potrebbero combinare questi flussi e trasformarli in valore pratico. Ha indicato in particolare possibili vantaggi per la sostenibilità attraverso un controllo più rigoroso dell’uso dell’acqua, dei consumi energetici e di altri processi in cui gli sprechi esistono ancora.

Attilio Scienza, uno dei più noti studiosi italiani della ricerca viticola, ha sottolineato anche quello che ha definito il ruolo strategico dell’IA per l’agricoltura. Ha detto che il dibattito dovrebbe concentrarsi su sistemi di IA ristretti progettati per le previsioni piuttosto che su timori generici legati alla sostituzione delle persone da parte delle macchine. In agricoltura e nella coltivazione della vite, ha osservato, la previsione è fondamentale perché una volta che il danno si è verificato non può essere annullato.

Scienza ha sostenuto che la priorità immediata dell’Italia dovrebbe essere costruire una solida infrastruttura nazionale dell’informazione per il vino e l’agricoltura. Ha detto che esistono già grandi quantità di dati ma spesso sono frammentate o mal organizzate. Di conseguenza, ricercatori e aziende sono spesso costretti a fare affidamento su dati raccolti in Paesi come Francia e Australia, anche se quelle condizioni non corrispondono pienamente ai vigneti e ai modelli climatici italiani.

Ha detto che l’Italia ha bisogno di una propria base di conoscenze affinché gli strumenti di IA possano essere addestrati sulle condizioni nazionali anziché su presupposti importati. Questo punto va al cuore del motivo per cui gli organizzatori affermano che questo ciclo di finanziamenti conta: non semplicemente come sostegno ad acquisti tecnologici isolati, ma come tentativo di creare capacità strategica a lungo termine per l’intera filiera del vino.

Michele Antonio Fino, coordinatore del master in Food Culture, Communication & Management presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ha detto che il WRT si distingue perché mette in relazione vigneti, cantine e ricerca scientifica e tecnologica. Ha osservato che questo tipo di connessione non è comune perché molte aziende sono assorbite dalle pressioni operative quotidiane e hanno poco spazio per la pianificazione strategica.

Fino ha descritto i finanziamenti del piano italiano per la ripresa come una rara occasione per generare conoscenza e pensiero a lungo termine invece di soluzioni tampone a breve termine. Nel suo racconto, l’obiettivo è influenzare le linee guida di sviluppo dell’intero settore e costruire un futuro misurato su scala generazionale.

L’evento a Bra ha incluso anche un omaggio a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food recentemente scomparso. Petrini è stato ricordato insieme alla sorella Chiara Petrini, che ha ricevuto una targa commemorativa in sua memoria. La scelta di Bra aveva un valore simbolico perché era la città natale di Petrini e un centro del suo lavoro che collegava cultura del cibo, agricoltura e identità locale.

In un intervento pronunciato da remoto, Cotarella ha detto che il mondo del vino ha bisogno di persone sagge, oneste e capaci di lavorare per il bene dell’intero settore, qualità che ha associato alla vita e all’eredità di Petrini.

Il nuovo programma WRT arriva in un momento in cui i produttori europei di vino stanno affrontando la pressione dell’aumento delle temperature, dei cambiamenti nei regimi delle piogge, dei maggiori costi di produzione e delle abitudini dei consumatori in evoluzione. Gli organizzatori hanno presentato il pacchetto da 27 milioni di euro come una risposta a queste sfide sovrapposte, con una ricerca pensata per aiutare le cantine ad adattarsi preservando al tempo stesso la competitività.

Combinando fondi pubblici per la ripresa con la partecipazione del settore privato e partnership accademiche, il progetto punta a portare la ricerca vitivinicola italiana oltre i singoli esperimenti verso strumenti condivisi e standard comuni. L’enfasi sull’IA suggerisce che gli organizzatori vedono la previsione digitale e la gestione dei dati non come questioni tecniche separate ma come parte del modo in cui i vigneti risponderanno allo stress climatico, ai vincoli sulle risorse e ai cambiamenti del mercato negli anni a venire.

Ti è piaciuta la lettura? Condividetela con altri!