08-06-2026

Il settore vinicolo italiano sta spingendo per una produzione più bassa in vista della prossima vendemmia, mentre i produttori fanno i conti con l’aumento delle giacenze, il calo dei prezzi del vino sfuso e una domanda più debole al di fuori dell’Unione europea.
L’appello arriva da Unione Italiana Vini, principale associazione di categoria del vino nel Paese, il cui consiglio nazionale ha approvato un pacchetto di proposte volto a limitare la produzione e ad alleggerire la pressione sul mercato. Lamberto Frescobaldi, presidente del gruppo, ha affermato che il piano intende essere un primo passo verso una riforma più ampia del settore e potrebbe essere esteso all’intera filiera se le altre associazioni di categoria dovessero essere d’accordo.
Al centro della proposta c’è un messaggio semplice: produrre meno per riportare l’offerta più vicino alla domanda. Le misure sostenute dall’organizzazione includono uno stop temporaneo alle nuove autorizzazioni per gli impianti viticoli, rese più basse, anche per i vini DOC, DOP e IGP, aggiornamenti delle norme di produzione e una revisione dei limiti di resa per i vini generici.
La mossa riflette la crescente preoccupazione nel comparto vinicolo italiano per il fatto che le scorte stiano aumentando troppo rapidamente mentre le vendite rallentano. Secondo i dati citati dall’osservatorio UIV, le giacenze di vino nelle cantine italiane ad aprile erano aumentate del 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nello stesso tempo, i prezzi del vino sfuso per i principali vini DOP e IGP erano scesi del 7%, segno che l’eccesso di offerta sta pesando sui valori.
Lo squilibrio interno è stato aggravato da una performance export più debole. Dopo un calo del 3,7% in valore nel 2025 rispetto al 2024, le spedizioni verso i mercati al di fuori dell’Unione europea sono diminuite di un altro 11% nel primo trimestre del 2026, secondo i dati richiamati dal gruppo. Questa tendenza ha aggiunto urgenza agli appelli a intervenire prima che la vendemmia di quest’anno aumenti ulteriormente i volumi.
Diversi consorzi si sono già mossi in questa direzione. UIV ha detto che alcuni gruppi di denominazione stanno lavorando ora su misure di contenimento delle rese e ha indicato come esempio il Consorzio del Brunello di Montalcino dopo che questo ha annunciato proprie misure in vista della prossima vendemmia.
L’organizzazione ha affermato che il suo documento non sostiene ampi programmi di estirpazione dei vigneti, sostenendo che tali piani sarebbero inefficaci e particolarmente dannosi per le aree collinari e montane. Chiede invece una gestione mirata dell’offerta e una strategia di lungo periodo che allinei meglio la produzione alla domanda effettiva del mercato.
Oltre alle azioni immediate per la prossima annata, UIV chiede un piano strategico nazionale che copra i prossimi cinque-dieci anni. L’obiettivo, ha detto, sarebbe adattare la produzione vinicola italiana ai reali trend dei consumi e rafforzarne la competitività sia in Italia sia all’estero.
Le proposte passano ora nell’arena politica, dove ci si aspetta che il Ministero dell’Agricoltura italiano decida se e come tradurre le richieste del settore in politiche. Per i produttori, quella decisione conta perché la prossima vendemmia si avvicina in un momento in cui le scorte in cantina restano elevate e il potere di prezzo si è indebolito in alcune aree del mercato.