07-05-2026
Il settore vitivinicolo italiano è il comparto agricolo più assicurato del Paese, con oltre 2 miliardi di euro di valore coperto, secondo un’analisi presentata da Ismea a Vinitaly 2026 a Verona.
I dati sono stati discussi nel corso di due eventi organizzati da Ismea in fiera, durante i quali rappresentanti istituzionali, associazioni di categoria e produttori hanno esaminato sia le prospettive dell’export sia la gestione del rischio in un comparto che resta esposto agli shock climatici, alle oscillazioni di mercato e ai cambiamenti della domanda dei consumatori. Gli incontri si sono svolti al Palaexpo Masaf e si sono concentrati sul ruolo delle politiche pubbliche, degli strumenti assicurativi e della promozione commerciale nel sostenere uno dei settori agricoli più importanti d’Italia.
Ismea ha riferito che nel 2025 l’Italia ha mantenuto la leadership mondiale nella produzione di vino con 44 milioni di ettolitri, in aumento dello 0,7%, e esportazioni pari a circa 21 milioni di ettolitri. In termini di valore, le spedizioni all’estero hanno raggiunto 7,8 miliardi di euro, facendo dell’Italia il secondo esportatore mondiale di vino per valore. Circa il 90% delle esportazioni era costituito da vini a indicazione geografica, segno che la domanda continua a orientarsi verso prodotti di fascia più alta.
L’agenzia ha inoltre indicato l’enoturismo come una fonte crescente di domanda. Le stime recenti citate durante l’evento parlano di 18 milioni di italiani coinvolti e di un valore generato pari a circa 2,5 miliardi di euro.
Allo stesso tempo, i responsabili hanno sottolineato che il settore presenta ancora ampie lacune sul fronte della protezione. Sergio Marchi, direttore generale di Ismea, ha detto che la produzione vinicola italiana vale circa 14 miliardi di euro, ma solo intorno al 15% di questo valore risulta assicurato. Ha aggiunto che il comparto è avanti rispetto a gran parte dell’agricoltura italiana nell’uso delle polizze, ma la copertura resta concentrata su una quota limitata di aziende e vigneti.
I dati presentati a Vinitaly mostrano che la penetrazione assicurativa raggiunge circa il 10% delle aziende agricole e meno del 30% della superficie vitata, con forti squilibri territoriali, soprattutto nel Mezzogiorno. Marchi ha affermato che il settore ha bisogno di un ricorso più ampio alle polizze multirischio e di strumenti più flessibili e facili da adottare per i viticoltori.
Il confronto si è svolto mentre il Ministero dell’Agricoltura prepara un nuovo bando OCM promozione per la campagna 2026-2027, con oltre 98 milioni di euro complessivi disponibili. Di questi, 22 milioni andranno ai programmi nazionali, mentre il resto sarà distribuito attraverso bandi regionali e multiregionali. Il ministero ha spiegato di aver anticipato i tempi di pubblicazione del bando e introdotto maggiore flessibilità per consentire alle imprese di adeguare i progetti in un contesto internazionale difficile.
Livio Proietti, presidente di Ismea, ha detto che il vino italiano resta uno degli asset agroalimentari più strategici del Paese perché unisce qualità, identità territoriale e competitività sui mercati esteri. Ha aggiunto che servono strumenti di sostegno più forti per aiutare i produttori più piccoli ad ampliare la propria presenza all’estero.
Le prospettive dell’export sono state collegate anche ai recenti accordi di libero scambio con Mercosur e India. Ismea ha affermato che tali intese potrebbero aprire nuove opportunità per il vino italiano, compresi tagli immediati dei dazi su alcuni spumanti. Pur trattandosi ancora di mercati con una quota ridotta delle esportazioni europee e italiane, i responsabili hanno definito incoraggianti le prospettive di crescita.
Un secondo incontro a Vinitaly è stato dedicato alla gestione del rischio e al credito in vista della nuova Politica agricola comune. Marchi ha detto che il cambiamento climatico sta aumentando l’esposizione a siccità, stress termico, grandine, gelate e piogge intense, tutti fattori in grado di compromettere sia le rese sia la qualità. Ha aggiunto che l’Europa deve investire di più in prevenzione e assicurazioni se vuole far crescere la copertura dagli attuali 28 miliardi di euro assicurati a 40 miliardi nei prossimi anni.
I responsabili hanno richiamato anche Agricat, il sistema dei fondi mutualistici italiani per le perdite catastrofali, come parte di uno sforzo più ampio per collegare assicurazioni, credito e altri strumenti di gestione del rischio. Giuseppe Blasi, capo dipartimento del ministero, ha detto che i negoziati sulla PAC post-2027 sono già incentrati sul rafforzamento di questi strumenti e sulla garanzia di finanziamenti a lungo termine per le aziende agricole esposte a shock sempre più frequenti.
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