03-06-2026
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista OENO One segnala che i grappoli coltivati nello stesso appezzamento di vigneto nel deserto di Atacama, in Cile, possono ospitare comunità batteriche e fungine sensibilmente diverse, un risultato che aggiunge dettagli all’idea, sempre più diffusa, di un “terroir microbico” nella viticoltura.
L’articolo, pubblicato il 26 maggio, ha esaminato uve coltivate di Vitis vinifera provenienti da un vigneto in uno dei luoghi più aridi della Terra e ha rilevato che il microbioma non era uniforme all’interno del lotto. La composizione dei microrganismi variava infatti da una parte all’altra del vigneto, anche all’interno della stessa area di coltivazione. I ricercatori hanno spiegato che questo tipo di eterogeneità intra-vigneto è importante perché i microbi possono influenzare la salute dell’uva, il comportamento della fermentazione e, in ultima analisi, il modo in cui un vino esprime il proprio luogo d’origine.
Il lavoro è stato condotto da Rocio Ramirez, Hector Aguayo-Cumplido, Enrique Godoy, Michelle Cifras, Marcelo Lanino, Ingrid Poblete e Lia Ramirez-Fernandez. Lo studio si è concentrato sia sulle popolazioni batteriche sia su quelle fungine presenti sulla superficie degli acini, un ambito di interesse per la viticoltura perché questi organismi possono incidere sulla pressione delle malattie e sulle prime fasi della vinificazione. In termini pratici, i risultati suggeriscono che campionare solo una parte del vigneto può far perdere differenze importanti presenti altrove nell’appezzamento.
Il deserto di Atacama offre un contesto particolarmente estremo per questo tipo di ricerca. La sua aridità estrema e i forti gradienti ambientali ne fanno un laboratorio naturale utile per studiare come il clima e le condizioni locali modellino la vita microbica sulle viti. Gli autori hanno affermato che comprendere questi schemi potrebbe aiutare i produttori a perfezionare le pratiche di viticoltura di precisione, compreso il monitoraggio mirato e decisioni più calibrate sulla gestione del vigneto.
Lo studio si inserisce anche in un più ampio filone della ricerca enologica che mette in relazione l’ecologia del vigneto con la qualità del vino. Enologi e ricercatori hanno guardato sempre più oltre suolo e clima per includere le comunità viventi presenti sull’uva e nei vigneti tra gli elementi che definiscono un sito. Dimostrando che tali comunità possono cambiare all’interno di un singolo appezzamento, la nuova ricerca delinea un quadro dell’identità del vigneto più complesso di quanto possa restituire una semplice mappa o un profilo del suolo.
Per i viticoltori, le implicazioni sono concrete. Se le popolazioni microbiche differiscono a breve distanza, allora il monitoraggio delle malattie, la pianificazione della vendemmia e le strategie di fermentazione potrebbero dover tenere conto di questa variabilità. Per i ricercatori, i risultati sollevano interrogativi su come irrigazione, struttura della chioma, esposizione al sole e altri fattori locali interagiscano nel modellare le comunità microbiche sul frutto prima della raccolta.
OENO One ha descritto l’articolo come parte del suo recente volume pubblicato il 1° giugno. La rivista è dedicata alla scienza del vino e alle ricerche agricole correlate, compresi studi sulle performance della vite, l’analisi sensoriale e la gestione del vigneto.
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