Studio: un taglio dell’IVA per l’ospitalità nel Regno Unito potrebbe generare 6,28 miliardi di sterline di spesa annua

Dojo ha elaborato la stima sulla base della spesa in Irlanda dopo il taglio dell’IVA a Dublino, rafforzando le pressioni del settore in vista della manovra d’autunno

mercoledì 28 ottobre 2026

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Studio: un taglio dell’IVA per l’ospitalità nel Regno Unito potrebbe generare 6,28 miliardi di sterline di spesa annua

Un taglio dell’imposta sul valore aggiunto per le attività del settore dell’ospitalità potrebbe aggiungere 6,28 miliardi di sterline l’anno alla spesa dei consumatori nel comparto britannico, secondo uno studio pubblicato mercoledì dal fornitore di servizi di pagamento Dojo, mentre il settore chiede misure di sostegno nella manovra d’autunno del governo.

La società ha spiegato che la stima si basa sui modelli di spesa osservati nella Repubblica d’Irlanda dopo che, il 1° luglio, Dublino ha ridotto l’IVA dal 13,5% al 9% per i servizi di ristorazione e catering, i cibi caldi da asporto, il tè e il caffè caldi e i servizi di parrucchiere. Dojo ha confrontato la spesa presso le attività irlandesi interessate nei tre mesi precedenti la modifica con quella dei tre mesi successivi alla sua entrata in vigore, rapportando poi il risultato allo stesso periodo nel Regno Unito, dove non è stata introdotta una riduzione fiscale analoga.

Sulla base di questo confronto, Dojo ha stimato che la spesa mensile media per cliente nel settore dell’ospitalità britannico potrebbe salire da 57,37 a 59,85 sterline, con un aumento di 2,48 sterline a persona. Secondo la società, ciò si tradurrebbe in 147,7 milioni di sterline di spesa mensile aggiuntiva per le attività del settore nel Regno Unito che utilizzano i terminali di pagamento Dojo e, proiettando il dato sul mercato complessivo sulla base dei dati sulle imprese dell’Office for National Statistics, in circa 6,28 miliardi di sterline di ricavi lordi annui in più per il comparto.

L’analisi arriva mentre le associazioni del settore continuano a sostenere che pub, ristoranti, caffè e attività di asporto sono sotto pressione per l’aumento dei costi dell’energia, degli alimenti e del lavoro e per la debolezza della spesa delle famiglie. I sostenitori di una riduzione dell’IVA affermano che un’aliquota più bassa consentirebbe alle imprese di ridurre i prezzi e attirare più clienti oppure di mantenerli invariati, trattenendo una quota maggiore dei ricavi per coprire i costi.

Dojo ha dichiarato che, nei tre mesi successivi al taglio dell’IVA, la spesa per cliente presso le attività irlandesi interessate è aumentata del 6,17%. Nello stesso periodo, secondo la società, nel Regno Unito la spesa per cliente è cresciuta dell’1,85%. Lo studio rileva quindi che durante l’estate la spesa in Irlanda è aumentata a un ritmo più che triplo rispetto a quella nel Regno Unito.

La società ha inoltre affermato che l’aumento registrato in Irlanda ha superato il recente andamento stagionale del Paese. Tra luglio e settembre 2025, la crescita della spesa presso attività irlandesi comparabili era stata del 3,9%, secondo il rapporto. Dojo ha sostenuto che il maggiore aumento del 2026 suggerisce che la modifica dell’IVA possa aver contribuito a far crescere la spesa oltre i livelli normalmente attesi nei mesi estivi. Nello stesso periodo, ha aggiunto, la spesa nel settore dell’ospitalità britannico non ha mostrato un aumento significativo su base annua.

Il rapporto non sostiene che il taglio fiscale sia stato l’unica causa dell’aumento. Nella nota metodologica, Dojo ha precisato che la proiezione rappresenta un incremento ipotetico della spesa, non un risultato garantito, e che l’analisi non può dimostrare che l’IVA sia stata l’unica ragione della maggiore crescita in Irlanda. La società ha osservato che anche altri fattori, tra cui le condizioni meteorologiche e grandi eventi come la Coppa del Mondo FIFA, potrebbero aver influito sul comportamento dei clienti.

La precisazione è importante perché una riduzione dell’IVA non comporta automaticamente prezzi più bassi per i clienti o un aumento dei volumi di vendita. Le imprese possono decidere di trasferire ai clienti una parte del risparmio fiscale, mantenere invariati i prezzi e utilizzare la differenza per sostenere i margini, oppure combinare entrambe le opzioni. Secondo il rapporto, i dati irlandesi mostrano che dopo la modifica i clienti hanno effettuato più acquisti e speso di più a persona: un elemento che, secondo Dojo, sostiene l’ipotesi di un intervento analogo nel Regno Unito.

Dojo ha citato anche dati separati di PwC, secondo cui le insolvenze nel settore dell’ospitalità nella Repubblica d’Irlanda sono diminuite del 23%. La società di pagamenti li ha indicati come un segnale di miglioramento delle condizioni dopo la modifica dell’IVA, pur precisando che i dati di PwC non dimostrano, da soli, che il taglio fiscale sia stato l’unica causa del calo.

Charlie Ashworth, responsabile ricerca e analisi di Dojo, ha dichiarato che la società intendeva mostrare cosa potrebbe significare un taglio dell’IVA per un settore che dà lavoro a persone in tutto il Paese. Ha affermato che il comparto è stato colpito dall’aumento dei costi, dalla diminuzione del reddito disponibile dei consumatori e da decisioni politiche che hanno accresciuto la pressione finanziaria sugli operatori. Dojo ha detto di sostenere la campagna del settore dell’ospitalità per la riduzione dell’aliquota IVA.

Lo studio si è basato sui dati anonimizzati relativi alla spesa dei clienti presso le attività appartenenti alla rete Dojo nel Regno Unito e in Irlanda. Ha esaminato la spesa media per cliente e la frequenza delle transazioni tra aprile e settembre 2026, utilizzando come riferimento i tre mesi precedenti la modifica dell’IVA in Irlanda e come periodo di confronto i tre mesi successivi al taglio. La differenza tra i tassi di crescita irlandese e britannico è stata quindi utilizzata per stimare cosa potrebbe accadere se il Regno Unito adottasse una politica analoga.

Da mesi i rappresentanti del settore sostengono che siano necessarie agevolazioni fiscali per evitare altre chiusure di imprese e perdite di posti di lavoro. A loro avviso, il comparto dell’ospitalità è stretto tra costi elevati e consumi prudenti, pur restando una fonte importante di occupazione nelle città e nei centri di tutto il Regno Unito. Prima della manovra, il governo non ha indicato se intenda modificare l’aliquota IVA per il settore.

La misura irlandese è diventata un punto centrale del dibattito perché rappresenta un esempio recente di un Paese vicino che ha ridotto l’aliquota per alcune attività del terziario. Non è certo che il Regno Unito otterrebbe gli stessi risultati, ma il rapporto di Dojo potrebbe rafforzare le pressioni degli operatori del settore dell’ospitalità, che chiedono sostegno mentre i ministri si preparano a definire i piani fiscali e di spesa.

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