I francesi valutano fino a 6,8 miliardi di euro il patrimonio vitivinicolo nazionale, secondo Deloitte
Gli intervistati dichiarano che pagherebbero 94 euro l’anno per preservare il patrimonio vitivinicolo francese e 123 euro per valorizzarlo.
giovedì 15 ottobre 2026

I francesi sarebbero disposti a pagare in media 94 euro l’anno per preservare il patrimonio vitivinicolo del Paese e 123 euro l’anno per valorizzarlo, secondo un recente rapporto di Deloitte commissionato dall’organizzazione di settore Vin & Société.
Lo studio cerca di misurare un aspetto diverso dal consueto peso economico del settore vitivinicolo. Anziché concentrarsi su vendite, esportazioni, occupazione o produzione, esamina il valore culturale, sociale e simbolico che le persone in Francia attribuiscono al vino. Sulla base di queste cifre medie, Deloitte stima che agli occhi dell’opinione pubblica francese il patrimonio vitivinicolo del Paese abbia un valore intangibile compreso tra 5,2 e 6,8 miliardi di euro.
Il rapporto considera il vino un bene culturale il cui valore va oltre la bottiglia e il bilancio. Comprende aspetti come i pasti condivisi, le visite ai vigneti, la produzione vinicola, la trasmissione delle conoscenze e il ruolo del vino nell’identità nazionale. L’obiettivo era stimare cosa rappresenti il vino per la società francese anche per chi non lo valuta in termini di consumo diretto o attività commerciale.
A tal fine, lo studio ha utilizzato il concetto economico standard di «disponibilità a pagare», un metodo spesso applicato ai beni culturali o naturali privi di un prezzo di mercato definito. In questo caso, indica la somma che gli intervistati hanno dichiarato di essere disposti a versare per proteggere o valorizzare il patrimonio vitivinicolo francese. Il rapporto precisa che ciò non significa che ogni persona pagherebbe effettivamente quella cifra, ma che questi dati consentono di stimare il valore che le persone attribuiscono al bene.
La disponibilità a pagare era maggiore nelle zone vitivinicole rispetto al resto del Paese. Gli abitanti delle regioni non vitivinicole hanno dichiarato che pagherebbero in media 82 euro l’anno per preservare il patrimonio del vino, contro i 111 euro indicati da chi vive nelle aree di produzione. La stessa tendenza emerge dalle risposte sulla valorizzazione di questo patrimonio. Gli abitanti delle regioni non produttrici hanno dichiarato che pagherebbero in media 88 euro l’anno, mentre nelle regioni vitivinicole la cifra indicata è stata di 155 euro.
L’indagine ha inoltre rilevato che in Francia il vino resta fortemente legato alla vita sociale quotidiana e all’immagine che il Paese ha di sé. Il 70% degli intervistati associa innanzitutto il vino alla convivialità e ai rapporti sociali. Un altro 53% lo considera un patrimonio culturale da promuovere, mentre il 27% lo collega a conoscenze e competenze da trasmettere.
Il sostegno alla conservazione della cultura del vino non si limita a chi lo beve. Secondo il rapporto, il 75% delle persone che non bevono vino ha dichiarato di essere comunque sensibile a questo patrimonio. Tra i non bevitori, il 47% ha affermato di essere orgoglioso dell’influenza dei vini francesi. Anche i più giovani hanno mostrato un forte legame con il vino come elemento culturale distintivo. Tra i 18 e i 24 anni, l’80% ha dichiarato che il vino fa parte dell’identità culturale francese e il 68% di essere orgoglioso della sua influenza internazionale.
Samuel Montgermont, presidente di Vin & Société, ha dichiarato che i risultati mostrano sia una chiara volontà di preservare il patrimonio vitivinicolo sia la disponibilità a investire maggiormente nella sua promozione. In dichiarazioni riportate nello studio, ha affermato che i risultati dovrebbero essere motivo di orgoglio per il settore, perché indicano che il patrimonio del vino è considerato meno come un’eredità immobile da conservare sotto vetro e più come un bene culturale vivo da trasmettere e sostenere.
Lo studio inserisce il vino francese in un filone più ampio di ricerche che utilizzano stime della disponibilità a pagare per attribuire un valore ai beni patrimoniali intangibili o non di mercato. Secondo il rapporto, la fascia compresa tra 94 e 123 euro è in linea con le stime relative ad altre forme di patrimonio intangibile e supera la media e la mediana riportate nella letteratura scientifica. Tra gli esempi citati figurano una stima di 6 euro per il Palazzo di Changdeok a Seul e una di 204 euro per i canti di lavoro tradizionali dei pescatori bretoni.
Il rapporto rileva inoltre che solo un numero limitato di studi cerca di stimare il valore attuale dei beni culturali o naturali sulla base di flussi futuri previsti di disponibilità a pagare. Tra gli esempi citati figurano il Colosseo, con una stima di 60 euro, e la Grande barriera corallina, con 55 euro. Deloitte spiega che, poiché beni come monumenti, ecosistemi e tradizioni intangibili non vengono comprati e venduti come i beni ordinari, gli economisti ricorrono spesso a questo metodo per attribuire un valore alla loro conservazione e valorizzazione. Nel caso del vino francese, conclude il rapporto, tale valore appare considerevole anche al di là dell’economia dei consumi e del commercio.