Le esportazioni di vino italiano sono calate del 6,86% fino a maggio.

La domanda si è indebolita negli Stati Uniti, in Germania e in Gran Bretagna, spingendo i volumi dell’export in calo del 5%.

11-08-2026

Condividi!

Le esportazioni di vino italiano sono calate del 6,86% fino a maggio.

Le esportazioni di vino italiano hanno mostrato pochi segnali di miglioramento a maggio, con le vendite all’estero rimaste grosso modo allo stesso ritmo di flessione registrato un mese prima, mentre mercati chiave come Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna si indebolivano ulteriormente.

Secondo i dati Istat diffusi martedì e analizzati da WineNews, da gennaio a maggio l’Italia ha esportato vino per 2,98 miliardi di euro, in calo del 6,86% rispetto allo stesso periodo del 2025. Anche i volumi esportati sono diminuiti, attestandosi a 809,1 milioni di litri, in flessione del 5% su base annua. Si tratta di un dato peggiore rispetto al -3,7% registrato fino ad aprile, segno che le spedizioni in volume hanno perso slancio anche se il trend del valore sembrava stabilizzarsi.

I dati suggeriscono che la ripresa parziale osservata negli ultimi mesi non è stata sufficiente a colmare il divario creato nella prima parte dell’anno. Il confronto è inoltre influenzato da pattern di acquisto insoliti all’inizio del 2025, quando gli importatori hanno anticipato gli acquisti in vista dei dazi entrati poi in vigore. Questo front-loading aveva già pesato sui numeri di gennaio e gli ultimi dati mostrano che il rimbalzo successivo è rimasto limitato.

Gli Stati Uniti sono rimasti di gran lunga il principale mercato estero per il vino italiano, ma anche uno dei più deboli tra le principali destinazioni. Le esportazioni di vino italiano verso gli Usa hanno totalizzato 709 milioni di euro nei primi cinque mesi dell’anno, in calo del 15,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. I volumi spediti negli Stati Uniti sono stati pari a 141,5 milioni di litri, in calo del 6%. La flessione del valore era sostanzialmente in linea con il trend osservato fino ad aprile, mentre il calo dei volumi è risultato più accentuato rispetto alla precedente rilevazione mensile.

La Germania, primo mercato europeo per l’Italia e secondo al mondo, ha importato vino italiano per 439,1 milioni di euro, in calo dell’8,2%. I volumi diretti in Germania sono scesi del 9,3% a 180 milioni di litri. Anche la Gran Bretagna è rimasta in territorio negativo. Le esportazioni verso quel mercato hanno raggiunto 278,5 milioni di euro, in calo del 6,5%, mentre i volumi sono scesi del 6,6% a 88,5 milioni di litri. Insieme, questi tre mercati hanno rappresentato una quota rilevante della debolezza della performance complessiva dell’Italia.

Il Canada ha offerto il primo segnale di stabilità tra le principali destinazioni. Le esportazioni verso il Canada hanno totalizzato 159,5 milioni di euro, invariati rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Segue la Svizzera con 143,8 milioni di euro, ma ancora in calo del 12,7%, lo stesso ribasso riportato fino ad aprile. La Francia, altro mercato importante per il vino italiano, è scivolata in territorio negativo a 127,1 milioni di euro, in calo del 2,9%.

Nel resto d’Europa, i Paesi Bassi hanno importato vino italiano per 97,9 milioni di euro, in calo del 6,6%, mentre il Belgio è sceso a doppia cifra a 79,2 milioni di euro, con una flessione del 12,6%. La Svezia è stata leggermente più stabile a 78,4 milioni di euro, in calo del 2,4%. La Russia si è distinta nella direzione opposta. Le importazioni sono salite del 17,4% a 71,9 milioni di euro, anche se il ritmo di crescita è rallentato rispetto all’inizio dell’anno, segnalando che l’attività di acquisto ha iniziato a raffreddarsi.

In Asia, il Giappone ha recuperato rispetto al trend più debole osservato ad aprile ed è rimasto quasi invariato su base annua. Le esportazioni verso il Giappone hanno raggiunto 99,7 milioni di euro, in calo di appena lo 0,2%. La Cina ha registrato uno dei rialzi percentuali più forti del gruppo, salendo del 18% a 34,1 milioni di euro, pur partendo da una base molto più piccola rispetto ai principali mercati occidentali. Anche il Brasile ha segnato una performance positiva tra i mercati emergenti, con importazioni in aumento del 15,2% a 16,9 milioni di euro.

L’Australia è andata nella direzione opposta. Le esportazioni hanno totalizzato 23,4 milioni di euro, in calo del 16,9%, aggiungendosi all’elenco dei mercati in cui i produttori italiani hanno dovuto affrontare una domanda più debole o condizioni commerciali più difficili nella prima parte dell’anno.

Gli ultimi dati lasciano il comparto vinicolo italiano ancora sotto pressione dopo diversi mesi in cui le perdite si sono ridotte ma non sono scomparse. L’andamento del valore fino a maggio è stato quasi invariato rispetto ad aprile, mentre i volumi sono peggiorati. Questa combinazione conta per i produttori perché suggerisce che prezzo e mix di prodotto hanno aiutato ad attenuare il calo, ma non abbastanza da far ripartire la crescita delle spedizioni fisiche.

I dati arrivano in un momento delicato per le cantine italiane, che ora stanno volgendo l’attenzione alla prossima vendemmia mentre devono ancora fare i conti con scorte elevate in cantina. Con gli stock su livelli alti e i principali mercati dell’export ancora sotto i livelli dell’anno scorso, i prossimi mesi saranno seguiti con attenzione in tutto il settore, soprattutto negli Stati Uniti, dove la domanda resta ben al di sotto del 2025, e in Europa, dove Germania e Gran Bretagna continuano a pesare sul bilancio complessivo.

Ti è piaciuta la lettura? Condividetela con altri!