Asador Etxebarri è il miglior ristorante al mondo secondo la classifica The World’s 50 Best Restaurants 2026
Il ristorante basco specializzato nella cottura sul fuoco e guidato da Bittor Arginzoniz è in testa alla seguitissima classifica mondiale annunciata a Lima
giovedì 5 novembre 2026
Asador Etxebarri, il ristorante specializzato nella cottura sul fuoco di Atxondo, nei Paesi Baschi spagnoli, è stato nominato miglior ristorante al mondo nell’edizione 2026 di The World’s 50 Best Restaurants, portando la Spagna al primo posto in una delle classifiche annuali più seguite del settore della ristorazione.
Il risultato è stato annunciato durante una cerimonia al Teatro Municipal de Lima, in Perù. Il ristorante è guidato dallo chef Bittor Arginzoniz, noto per la cottura a fiamma viva e per aver progettato gran parte delle attrezzature della sua cucina intorno alle tecniche di grigliatura. Gaggan, a Bangkok, guidato dallo chef Gaggan Anand, si è classificato al secondo posto, mentre Alchemist, a Copenaghen, guidato dallo chef Rasmus Munk, è arrivato terzo.
Il resto della top 10 conferma l’ampia distribuzione geografica che oggi caratterizza la classifica. Quintonil, a Città del Messico, si è classificato al quarto posto, seguito da Wing, a Hong Kong, al quinto e da The Chairman, anch’esso a Hong Kong, al sesto. Kjolle, a Lima, ha conquistato il settimo posto, Kadeau, a Copenaghen, l’ottavo, Diverxo, a Madrid, il nono e Plénitude, a Parigi, ha chiuso la top 10 al decimo posto.
Anche quest’anno l’Italia ha ottenuto una presenza significativa in classifica, sebbene nessuno dei suoi ristoranti sia entrato nella top 10. Cinque ristoranti italiani figurano nella top 50 e un sesto nella top 100 allargata. Piazza Duomo, ad Alba, guidato dallo chef Enrico Crippa, è il ristorante italiano con il piazzamento più alto: 20º, in salita dal 32º posto del 2025. Al Gatto Verde, a Modena, è entrato nella top 50 al 24º posto. Il ristorante fa parte della galassia Francescana creata da Massimo Bottura e Lara Gilmore ed è guidato dalla chef Jessica Rosval. Reale, a Castel di Sangro, guidato da Niko Romito, si è classificato al 27º posto. Atelier Moessmer Norbert Niederkofler, a Brunico, è al 38º posto e Le Calandre, a Rubano, gestito dai fratelli Alajmo, è arrivato 43º. Uliassi, a Senigallia, si è classificato al 51º posto.
Rosval ha inoltre ricevuto il premio Best Female Chef 2026. Secondo l’organizzazione, è stata premiata per la sua tecnica di grigliatura e per il suo impegno sui temi della sostenibilità e dell’inclusione sociale. È stato inoltre ricordato Roots, ristorante sociale che ha cofondato per offrire formazione culinaria e opportunità di lavoro alle donne migranti.
La classifica è elaborata sulla base dei voti espressi dalla The World’s 50 Best Restaurants Academy, che, secondo gli organizzatori, riunisce oltre 1.100 esperti internazionali del settore della ristorazione. L’Academy è composta in misura paritaria da uomini e donne e ogni anno viene rinnovato almeno il 25% dei suoi membri. La classifica di quest’anno comprende ristoranti di 28 Paesi distribuiti su sei continenti, con 11 nuovi ingressi e cinque ritorni.
Tra i premi speciali, Tuju, a San Paolo, classificato al 16º posto, ha ricevuto l’Highest New Entry Award e gli organizzatori hanno segnalato il suo chef executive, Ivan Ralston. Kadeau, a Copenaghen, ha ottenuto l’Highest Climber Award, guadagnando 33 posizioni rispetto alla classifica del 2025 e salendo all’ottavo posto. Ferran Adrià, chef del dismesso El Bulli, ha ricevuto il SevenRooms Icon Award per la sua influenza sulla ricerca e sulla formazione in ambito culinario attraverso la Fondazione El Bulli.
Junghyun Park di Atomix, a New York, classificato all’11º posto, ha ricevuto l’Estrella Damm Chefs’ Choice Award, l’unico premio assegnato tramite il voto degli chef. Il riconoscimento ha sottolineato il suo contributo allo sviluppo dell’alta cucina attraverso la gastronomia coreana. Dej Kewkacha ha ricevuto il Best Pastry Chef Award. L’organizzazione l’ha descritta come una chef autodidatta, il cui lavoro sui dessert si ispira ai sapori locali e a menu di pasticceria in stile omakase; nel 2025 aveva già ricevuto il titolo di Asia’s Best Pastry Chef.
Altri premi sono andati a Doris Lam, che ha ricevuto la borsa di studio The 50 Best Restaurants Scholarship, realizzata in collaborazione con Parmigiano Reggiano. Ex giornalista enogastronomica, Lam svolgerà stage retribuiti presso The Fat Duck, a Bray, nel Regno Unito, e Salsify at the Roundhouse, a Città del Capo, in Sudafrica. Lesley Liu, di Odette, a Singapore, ha ricevuto il Best Sommelier Award. Naar, a Kasauli, classificato al 49º posto, ha vinto il Sustainable Restaurant Award grazie a un modello basato su ingredienti regionali himalayani, un menu articolato su sei stagioni, la riduzione degli sprechi e metodi tradizionali di conservazione.
La cerimonia ha inoltre richiamato alcuni riconoscimenti annunciati in precedenza. Il Champions of Change Award, sostenuto da illycaffè, è andato al Ghana Food Movement, impegnato nell’educazione alimentare, nella valorizzazione degli ingredienti locali e nel coinvolgimento delle comunità. Tuju ha ricevuto anche l’Art of Hospitality Award, mentre Yiaga, a Melbourne, è stato nominato vincitore del Visa One to Watch Award.
La classifica completa evidenzia i risultati di Asia e America Latina, oltre che dell’Europa. Bangkok ha quattro ristoranti nella top 20: Gaggan al secondo posto, Sorn al 12º, Sühring al 14º e Nusara al 18º. Lima conta tre ristoranti nella top 15: Kjolle al settimo posto, Mérito al 13º e Mayta, più avanti in classifica, al 45º. Copenaghen ha tre ristoranti nella top 10, con Alchemist e Kadeau, e un’ulteriore presenza più in basso in classifica con Jordnær al 40º posto e Koan al 57º. Hong Kong ha due ristoranti nella top six, Wing e The Chairman, mentre Atomix, a New York, resta il ristorante statunitense con il piazzamento più alto, all’11º posto.
Più in basso in classifica, diversi ristoranti noti sono rimasti nella top 50: Boragó, a Santiago, al 22º posto; Lasai, a Rio de Janeiro, al 25º; Enigma, a Barcellona, al 29º; Steirereck, a Vienna, al 30º; Potong, a Bangkok, al 32º; Elkano, a Getaria, al 33º; La Colombe, a Città del Capo, al 35º; Schloss Schauenstein, a Fürstenau, al 39º; e Don Julio, a Buenos Aires, al 44º. Gli ultimi posti della top 50 sono andati a Le Louis XV – Alain Ducasse, a Monte Carlo, al 47º posto; Ikoyi, a Londra, al 48º; Naar al 49º e Saint Peter, a Sydney, al 50º.
La top 100 allargata comprende anche ristoranti di Tokyo, Seul, Singapore, Londra, Berlino, Bruxelles, Dubai, Città del Capo, Città del Messico e della regione vinicola californiana, a conferma dell’ampiezza della presenza della ristorazione d’alta gamma mondiale in classifica. Tra i ristoranti statunitensi oltre ad Atomix figura SingleThread, a Healdsburg, al 93º posto; Spagna, Francia, Thailandia, Corea del Sud, Giappone, Brasile e Singapore vantano ancora una volta alcune delle presenze più numerose nell’intera classifica.