Il principale enologo italiano chiede prezzi del vino più bassi

Riccardo Cotarella afferma che i rincari eccessivi stanno allontanando i consumatori dal vino in un contesto di più ampia frenata del settore.

07-07-2026

Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, ha chiesto prezzi del vino più bassi in Italia, sostenendo che i rincari eccessivi stanno penalizzando i consumi in un momento in cui le aziende vinicole stanno già affrontando un rallentamento diffuso.

In dichiarazioni pubblicate lunedì da Corriere Cook, Cotarella ha detto che il divario tra quanto ricevono i produttori e quanto pagano i consumatori è diventato troppo ampio. Ha affermato che spesso solo il 10% o il 20% del prezzo finale di una bottiglia riflette il costo effettivo del produttore, mentre il resto viene assorbito da costi aggiuntivi e ricarichi lungo la filiera. Per illustrare lo squilibrio, ha detto che una bottiglia che esce da una cantina a €30 può arrivare a essere venduta a €300 o €400.

«Come possiamo pensare di rilanciare il consumo di vino con prezzi del genere?» ha detto Cotarella, secondo l’intervista.

Cotarella è uno dei più noti enologi e consulenti italiani, e le sue osservazioni arrivano mentre il settore vinicolo del Paese affronta una domanda più debole e una crescente preoccupazione su come attrarre consumatori più giovani e occasionali. Ha detto che il vino deve «tornare a essere un prodotto del popolo» e ha sostenuto che il settore dovrebbe allontanarsi da prezzi gonfiati, salvo casi limitati che riguardano etichette di punta con un profondo valore storico e territoriale.

La sua critica era rivolta meno ai produttori che alla più ampia struttura commerciale che determina i prezzi al dettaglio e nei ristoranti. A suo avviso, il posizionamento di fascia alta può essere giustificato per un piccolo gruppo di vini iconici, ma non per gran parte del mercato. Per la maggior parte delle bottiglie, ha detto, la differenza tra costo di produzione e prezzo al consumatore dovrebbe essere ridotta se il settore vuole ricostruire i volumi.

L’avvertimento tocca un tema centrale per il business delle bevande in Italia e non solo. Se il vino resta troppo costoso per molti consumatori, alternative a prezzo più basso come spritz e cocktail potrebbero continuare a guadagnare terreno. Un divario di prezzo più contenuto potrebbe aiutare a sostenere il consumo di vino, ma potrebbe anche mettere sotto pressione i margini lungo distribuzione, ristorazione e retail. Il dibattito riguarda anche il posizionamento del prodotto, soprattutto mentre i produttori cercano nuovi modi per avvicinare i consumatori alla categoria.

Cotarella ha detto che i consumatori più giovani o nuovi potrebbero non essere mai attratti dal vino se i prezzi d’ingresso restano troppo alti. Al contrario, ha suggerito, è più probabile che scelgano drink miscelati che risultano più accessibili sia economicamente sia culturalmente. Ha anche criticato quello che ha descritto come un linguaggio eccessivamente sofisticato intorno al vino, affermando che la comunicazione dovrebbe diventare più semplice e meno ricercata.

Ha esteso questo approccio pragmatico ai vini dealcolati, una categoria che spesso ha incontrato scetticismo nei circoli tradizionali del vino. Cotarella ha detto che, anche se personalmente non li apprezza, i produttori non dovrebbero rifiutarli quando esiste una domanda di mercato. Se i consumatori chiedono quei prodotti, ha detto, i produttori dovrebbero realizzarli nel miglior modo possibile.

Ha suggerito che i vini dealcolati potrebbero servire da punto d’ingresso per persone che si definiscono non bevitori senza aver mai assaggiato un bicchiere di vino. Se fatti bene, ha detto, quei prodotti potrebbero stimolare la curiosità e portare alcuni consumatori a esplorare il vino più a fondo in seguito. Questa visione si inserisce in un dibattito più ampio in Europa su se le bevande a basso o nullo contenuto alcolico possano ampliare la base clienti del vino invece di sostituire semplicemente il consumo tradizionale.

Cotarella ha anche descritto l’attuale fase di rallentamento come globale. Ha detto di lavorare come consulente con 108 aziende vinicole in tutto il mondo e che tutte sono preoccupate per le condizioni attuali del mercato. Nonostante ciò, ha mantenuto un tono fiducioso, dicendo di aver visto molte crisi del vino nei suoi 78 anni e di credere che possano essere superate.

Ha sostenuto che il legame culturale del vino con il territorio resta abbastanza forte da proteggere la categoria nel tempo, ma ha detto che i produttori devono adattarsi allineando la produzione più da vicino alla domanda reale. A suo avviso, le aziende vinicole devono produrre e immettere sul mercato non più di quanto sia necessario. Ha aggiunto che gli enologi moderni non sono più confinati al lavoro in cantina e contribuiscono sempre più con competenze su tendenze, marketing e comunicazione, assumendo così un ruolo strategico più ampio nell’aiutare il settore a reagire.

Le sue osservazioni arrivano in un momento delicato per il vino italiano, che sta cercando di bilanciare prestigio e accessibilità economica mentre affronta anche cambiamenti nelle abitudini di consumo. L’Italia resta uno dei principali produttori ed esportatori di vino al mondo, ma nel tempo i modelli di consumo interno sono cambiati, soprattutto tra i giovani adulti che spesso ripartiscono la spesa tra birra, cocktail e opzioni analcoliche.

Concentrandosi sui prezzi e non solo sulla produzione o sul branding, Cotarella ha aperto un dibattito che va oltre le aziende vinicole stesse. Ristoranti, distributori e rivenditori influenzano tutti quanto i consumatori pagano alla fine per una bottiglia. Qualsiasi sforzo per ridurre i ricarichi richiederebbe probabilmente cambiamenti lungo tutta la filiera, non solo alla porta della cantina.

Per ora, il suo messaggio è diretto: se il settore vuole riportare i consumatori al vino, potrebbe dover rendere le bottiglie più facili da capire, più facili da avvicinare e, soprattutto, più accessibili.