04-06-2026
Le esportazioni di vino italiano verso 13 mercati emergenti sono salite a 405,6 milioni di euro nel 2025, in aumento del 4,3% rispetto al 2024, mentre i produttori guardavano oltre le destinazioni tradizionali in un contesto di consumi più deboli nei mercati maturi, tensioni geopolitiche e barriere commerciali che hanno rallentato le spedizioni verso gli Stati Uniti, secondo un nuovo rapporto di Wine Monitor di Nomisma.
Lo studio ha esaminato la domanda in Europa orientale, Africa, Asia e America Latina e ha individuato 13 Paesi in cui le importazioni di vino hanno registrato una forte crescita negli ultimi cinque anni: Angola, Bulgaria, Colombia, Costa d’Avorio, India, Kazakistan, Marocco, Messico, Perù, Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Thailandia. Insieme, questi mercati hanno importato vino per un valore di 1,7 miliardi di euro nel 2025, con un aumento del 5,1% rispetto all’anno precedente. Dal 2019 al 2025, le loro importazioni complessive di vino sono cresciute a un tasso medio annuo del 7,1%.
Nomisma ha osservato che questi Paesi rappresentano ora circa il 5% delle importazioni mondiali di vino in valore. Pur trattandosi ancora di una quota limitata rispetto ai mercati consolidati, il rapporto sostiene che il loro profilo economico li renda sempre più importanti per gli esportatori. Si tratta infatti di economie ancora in sviluppo e generalmente partono da livelli di reddito e consumo inferiori rispetto all’Europa occidentale o al Nord America, ma stanno acquisendo peso grazie alla crescita economica, all’urbanizzazione e all’espansione della classe media.
Per i produttori italiani, questa tendenza è diventata più rilevante mentre le aziende domestiche affrontano una domanda più lenta nelle destinazioni export storiche. Denis Pantini, responsabile di Wine Monitor in Nomisma, ha affermato che i produttori devono individuare nuovi sbocchi e costruire strategie di lungo periodo basate sui cambiamenti nelle preferenze dei consumatori e nella struttura della domanda, invece di fare affidamento soltanto sui mercati maturi.
Tra i 13 Paesi analizzati, Polonia, Repubblica Ceca e Messico sono emersi come le destinazioni più interessanti. Ciascuno rappresenta già quasi l’1% delle importazioni mondiali di vino, secondo il rapporto. Per quanto riguarda il vino italiano in particolare, la Polonia è risultata il primo mercato sia per valore sia per volume, seguita da Repubblica Ceca, Messico e Romania.
Nomisma ha detto che le esportazioni italiane di vino verso i 13 mercati target sono cresciute costantemente dal 2019. In quel periodo, il tasso medio annuo di crescita ha raggiunto l’11,4%, ben al di sopra del ritmo registrato per le importazioni totali di vino negli stessi Paesi. Tutti i mercati hanno mostrato crescita nel periodo ad eccezione dell’Angola.
Il rapporto afferma che questa performance riflette la crescente accettazione dei vini italiani e segnala opportunità commerciali in espansione per gli esportatori. In alcuni Paesi, la domanda è stata sostenuta anche dalle reti di ristoranti italiani e dagli importatori focalizzati su prodotti di fascia media e premium.
I vini fermi e frizzanti imbottigliati sono rimasti la principale categoria nelle esportazioni italiane verso questi mercati nel 2025, rappresentando il 58% del valore totale. Si tratta di un dato in calo rispetto al 61% del 2019. I vini spumanti hanno guadagnato quota nello stesso periodo, passando dal 32% al 37%, segno che i consumatori in queste nuove destinazioni si stanno orientando verso categorie con un valore percepito più elevato.
Per Paese e categoria, la Thailandia ha registrato la crescita più forte tra il 2019 e il 2025 per i vini fermi e frizzanti imbottigliati, seguita da Angola e Romania. Per gli spumanti, il Marocco ha guidato la crescita, seguito da Colombia e Thailandia.
Tra i vini a denominazione, il Prosecco si è distinto nell’Europa orientale. Nomisma ha detto che le esportazioni di Prosecco verso tutti i 13 mercati emergenti non hanno registrato cali né nel medio né nel breve termine in termini di valore o volume. Nell’intero periodo 2019-2025, la crescita è stata a tre cifre in ciascun mercato coperto dallo studio.
Per l’Asti, le principali destinazioni emergenti sono state Polonia, Messico e Perù. La Romania ha registrato la crescita più forte in valore per le esportazioni di Asti nel periodo considerato. I mercati africani e l’India sono rimasti sbocchi marginali per questo spumante.
Il rapporto ha inoltre evidenziato punti di forza regionali all’interno del portafoglio vinicolo italiano. I vini bianchi Dop veneti hanno trovato le migliori prospettive di crescita nell’Europa orientale, guidate da Polonia, Repubblica Ceca e Bulgaria. Per i vini rossi Dop toscani, la Thailandia si è distinta sia come terzo mercato tra le destinazioni emergenti analizzate sia come uno dei Paesi in cui il valore delle esportazioni è raddoppiato tra il 2019 e il 2025.
I vini rossi Dop piemontesi hanno ottenuto i risultati migliori in Repubblica Ceca, Polonia e Messico. Il solo mercato ceco importa ormai oltre 3 milioni di euro l’anno di questi vini dopo aver raddoppiato gli acquisti nell’arco di cinque anni.
Anche i vini bianchi Dop siciliani hanno mostrato un forte slancio sia nel breve sia nel lungo periodo, con Polonia, Repubblica Ceca e Bulgaria tra i principali acquirenti. Per i vini rossi Dop siciliani sono stati individuati come principali sbocchi emergenti Polonia, Repubblica Ceca, Messico e Thailandia, tutti con aumenti netti degli acquisti.
I risultati arrivano in un momento in cui l’industria vinicola italiana sta cercando di distribuire il rischio su un numero maggiore di mercati. Gli Stati Uniti restano complessivamente la principale destinazione dell’export vinicolo italiano, ma dazi e incertezza più ampia hanno reso più problematica per i produttori la dipendenza da pochi grandi acquirenti.
Nomisma ha affermato che il monitoraggio sistematico dei mercati emergenti sta diventando sempre più strategico mentre le cantine si adattano alla volatilità economica, ai rischi geopolitici, alle pressioni climatiche e ai cambiamenti nel comportamento dei consumatori. Per gli esportatori che puntano alla diversificazione, il rapporto suggerisce che le nuove destinazioni non sono più scommesse periferiche ma parte di uno spostamento più ampio nella provenienza della domanda futura.
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