A settembre la spesa nei ristoranti italiani è calata in termini reali

Le visite sono aumentate dello 0,3%, ma la spesa solo dell’1,7%, meno dei prezzi, saliti del 2,9%, mentre si è indebolita la domanda di consegne a domicilio e nelle ore tarde

martedì 3 novembre 2026

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A settembre la spesa nei ristoranti italiani è calata in termini reali

A settembre la spesa nei ristoranti italiani ha perso terreno in termini reali, nonostante l’affluenza sia rimasta pressoché stabile, secondo i dati diffusi lunedì 2 novembre da FIPE-Confcommercio, la federazione che rappresenta i pubblici esercizi.

L’Osservatorio Prezzi e Consumi di FIPE ha rilevato che a settembre 2026 le visite a ristoranti e altri esercizi di ristorazione sono aumentate dello 0,3% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre la spesa a prezzi correnti è cresciuta dell’1,7%. L’incremento è stato tuttavia inferiore al rialzo annuo del 2,9% dei prezzi dei servizi di ristorazione: al netto dell’inflazione, quindi, i consumatori hanno speso meno in termini reali.

I dati indicano che il mercato continua ad attirare clienti, ma fatica a trasformare l’affluenza in una crescita reale della spesa. FIPE ha inoltre segnalato che lo scontrino medio è aumentato dell’1,0% rispetto a un anno prima, ancora una volta meno dei rincari del settore.

A settembre i dati hanno mostrato andamenti diversi a seconda della fascia oraria. A pranzo le visite sono aumentate del 3,3% e la spesa del 3,5%. Anche la cena ha registrato un miglioramento, con visite in crescita del 2,0% e spesa dell’1,4%. L’aperitivo serale è stato uno dei segmenti più dinamici, con un aumento delle visite del 3,4% e della spesa del 7,9%.

Altre occasioni di consumo hanno invece perso terreno. Nel pomeriggio le visite sono diminuite del 5,2% e la spesa dell’1,3%. Dopo cena e nelle ore tarde, le visite sono calate del 2,3% e la spesa del 10,4%, segnalando una contrazione più marcata in una delle fasce orarie che spesso sostenevano gli acquisti non essenziali.

Per canale di vendita, ristoranti tradizionali e bar hanno registrato entrambi un aumento. Le visite ai ristoranti sono cresciute del 3,6% e la spesa del 4,3%. Nei bar le visite sono aumentate del 2,5% e la spesa del 2,0%. Sono cresciute anche le mense, con visite in aumento del 5,4% e spesa del 6,2%, mentre le gelaterie hanno registrato alcuni degli incrementi più consistenti: +14,4% per le visite e +11,9% per la spesa.

Le consegne a domicilio e l’asporto hanno continuato a contrarsi. FIPE ha rilevato un calo del 7,0% delle visite per le consegne di cibo a domicilio e del 14,6% della spesa. Gli esercizi di asporto hanno registrato una diminuzione delle visite del 6,1% e della spesa dell’1,9%.

Per i fornitori di bevande, questo cambiamento è rilevante perché bar, aperitivi e pasti consumati al ristorante sono importanti punti vendita per vino, birra, superalcolici e caffè. La crescita della spesa durante l’aperitivo serale potrebbe sostenere la domanda di cocktail, spumanti e birra, mentre il calo dell’affluenza dopo cena potrebbe pesare sulle vendite di bevande nelle ore tarde. La contrazione delle consegne a domicilio e dell’asporto potrebbe inoltre incidere sui canali in cui bibite e bevande alcoliche confezionate accompagnano spesso gli ordini di cibo.

Sul fronte dei prezzi, FIPE ha riferito che a settembre l’inflazione dei servizi di ristorazione è scesa al 2,9%, dal 3,2% di agosto. Il dato è rimasto ben al di sotto dell’inflazione complessiva italiana, pari al 4,2%, che secondo la federazione è stata trainata dai costi dell’energia.

Nel settore, i prezzi nei bar sono aumentati del 3,2% rispetto a un anno prima. Nei locali di pasticceria e gelateria i rincari sono stati del 4,4%, mentre i prezzi del servizio di caffetteria sono saliti del 2,8%. I prezzi dei ristoranti tradizionali sono aumentati del 2,6%, quelli delle pizzerie del 3,0% e quelli delle mense del 2,1%.

I dati di settembre suggeriscono che i consumatori italiani continuano a uscire, ma in alcune aree del mercato lo fanno con maggiore cautela. I dati FIPE mostrano che le attività legate ai pasti e all’aperitivo hanno registrato risultati migliori rispetto a quelle che dipendono dagli spuntini pomeridiani, dall’affluenza nelle ore tarde, dalle consegne a domicilio o dall’asporto, mentre i rincari del settore hanno continuato a superare la crescita della spesa.

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