Le vendite di vino al dettaglio in Italia sono calate dell’1,3% nell’anno al 23 agosto

I volumi sono calati del 2,8% nonostante l’aumento dei prezzi medi: i rincari hanno attenuato la debolezza della domanda, senza un diffuso passaggio a prodotti di fascia superiore

sabato 24 ottobre 2026

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Le vendite di vino al dettaglio in Italia sono calate dell’1,3% nell’anno al 23 agosto

Nell’ultimo anno il mercato del vino al dettaglio in Italia si è contratto, nonostante l’aumento dei prezzi medi. Il dato segnala che la pressione sui ricavi del settore è stata attenuata dai prezzi e dal mix di prodotti, più che da una maggiore domanda dei consumatori per bottiglie più costose.

I dati NielsenIQ presentati alla Milano Wine Week mostrano che, nei canali retail monitorati, le vendite di vino, spumanti e Champagne hanno raggiunto circa 3,1 miliardi di euro nei 12 mesi terminati il 23 agosto, per un volume di 713 milioni di litri. Secondo i dati riportati da Wine Meridian, rispetto all’anno precedente il valore è diminuito dell’1,3% e i volumi del 2,8%.

Il calo è stato più marcato per i soli vini fermi, esclusi spumanti e Champagne. In questo segmento, le vendite sono diminuite del 2,1% in valore e del 3,6% in volume. Il prezzo medio è salito dell’1,6%, a 3,81 euro al litro, ma l’aumento non è bastato a compensare la contrazione dei litri venduti.

I dati evidenziano una distinzione importante per produttori, rivenditori e distributori: un prezzo medio più alto non significa automaticamente che i consumatori stiano passando in modo duraturo a prodotti di fascia superiore. Può riflettere anche l’aumento dei prezzi di listino, adeguamenti legati all’inflazione o un maggiore peso di alcune categorie nel paniere della spesa. Per le aziende del settore beverage, questa differenza può influenzare le decisioni sull’assortimento, sui margini e sulle strategie di prezzo in uno dei maggiori mercati vinicoli d’Europa.

Spumanti e Champagne hanno invece tenuto meglio. I dati NielsenIQ mostrano una crescita dell’1,1% in valore e dell’1,4% in volume, mentre il prezzo medio è sceso dello 0,3%, a 7,05 euro al litro. In questo caso la domanda è aumentata con prezzi sostanzialmente stabili: un andamento più favorevole rispetto a quello dei vini fermi.

Secondo quanto illustrato durante l’evento milanese, gli spumanti secchi prodotti con il metodo Charmat rappresentano quasi il 70% del fatturato della categoria. Il loro ampio consumo nelle occasioni conviviali di primavera e d’estate sembra contribuire a distribuire le vendite oltre il periodo delle festività di fine anno, riducendo la tradizionale concentrazione stagionale della categoria.

Gli spumanti Metodo Classico hanno registrato una crescita più sostenuta: oltre il 6% in valore e oltre il 9% in volume. Anche in questo caso i volumi sono cresciuti più dei ricavi, segno che l’espansione del segmento non è trainata soltanto dall’aumento dei prezzi.

I dati NielsenIQ sono stati presentati da Eleonora Formisano e Matteo Fortarezza durante la Milano Wine Week. Le loro rilevazioni, citate da Wine Meridian, alimentano il più ampio dibattito del settore sulla “premiumization”, termine spesso usato per descrivere il passaggio dei consumatori verso prodotti di maggior valore. Gli ultimi risultati delle vendite al dettaglio suggeriscono che questa definizione potrebbe non spiegare del tutto quanto sta accadendo nei reparti vino italiani.

Le differenze regionali rendono il quadro ancora più complesso. Wine Meridian ha riferito che le vendite al dettaglio in Puglia hanno mostrato segnali di debolezza, mentre i vini originari della regione sono cresciuti. Lo scarto evidenzia la differenza tra il luogo in cui il vino viene acquistato e quello in cui viene prodotto, e suggerisce che le medie nazionali o regionali possano nascondere cambiamenti significativi nella distribuzione, nel posizionamento dei marchi e nei risultati dei rivenditori.

La fonte ha inoltre osservato che le tendenze dei consumi fuori casa restano contrastanti. I dati di un sondaggio citati durante l’evento mostrano che il 41% degli intervistati prevede di spendere meno per pranzi e cene fuori casa. In una domanda distinta, il 44,1% ha indicato il mangiare fuori come l’attività che associa maggiormente al concedersi un piacere. Nel complesso, i risultati delineano un consumatore che continua ad apprezzare l’esperienza di uscire, ma presta maggiore attenzione alle spese.

Questa cautela potrebbe incidere sulle vendite di vino in ristoranti e bar, dove i consumatori si trovano spesso di fronte a ricarichi più elevati rispetto ai negozi al dettaglio. Secondo il rapporto citato da Wine Meridian, anche se nel complesso cresce il numero dei locali in cui si consuma, l’aumento si concentra soprattutto nell’ospitalità e in attività come gelaterie e rosticcerie, mentre bar e ristoranti hanno ridotto leggermente la propria presenza. Un maggior numero di locali che servono cibi e bevande non si traduce necessariamente in più occasioni di vendita per il vino.

Per i venditori di vino e per il più ampio comparto delle bevande, diventano quindi più importanti la presentazione dei prodotti e il posizionamento nelle fasce di prezzo d’ingresso. Se i bilanci familiari restano sotto pressione, rivenditori e operatori del canale HoReCa potrebbero dover rivedere le etichette in assortimento, il numero di fasce di prezzo proposte e lo spazio da dedicare alle diverse categorie sugli scaffali o in carta. Gli spumanti, che mostrano una domanda più resiliente, potrebbero acquistare maggiore rilevanza relativa, mentre gli operatori dei vini fermi potrebbero essere chiamati a rafforzare il proprio posizionamento sul rapporto qualità-prezzo.

I dati arrivano inoltre mentre il settore cerca di rafforzare il contatto diretto con i consumatori. Wine Meridian ha riferito che, durante un dibattito alla Milano Wine Week, è emerso un interesse dei giovani per le visite in cantina superiore a quello registrato due anni fa. Questa tendenza potrebbe essere importante perché offre ai produttori un ulteriore canale per costruire la fidelizzazione, in una fase in cui gli acquisti nei supermercati e nei ristoranti sono sotto pressione.

Per ora, i dati sulle vendite al dettaglio mostrano un mercato che vende meno litri a prezzi medi leggermente più alti, con gli spumanti come principale eccezione. Nei canali retail monitorati in Italia, produttori e aziende del settore beverage devono fare i conti con due realtà contemporaneamente: i consumatori continuano ad acquistare, ma lo fanno in modo più selettivo e la crescita delle categorie è sempre più disomogenea.

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