Gli importatori fanno causa per fermare i dazi del 50% di Trump sui prodotti canadesi

Il ricorso sostiene che la Casa Bianca abbia ripristinato illegalmente una legge commerciale del 1930 per aggirare le garanzie procedurali moderne

mercoledì 21 ottobre 2026

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Un ricorso presentato martedì alla Corte per il commercio internazionale degli Stati Uniti chiede a un tribunale federale di fermare i dazi del 50% imposti dall’amministrazione Trump sui prodotti canadesi. Secondo i ricorrenti, la Casa Bianca ha ripristinato illegalmente una legge commerciale del 1930, usata di rado, e imposto dazi che stanno già danneggiando gli importatori statunitensi.

La causa è stata intentata dal Liberty Justice Center per conto di Gellert Global Group, un’azienda alimentare statunitense giunta alla terza generazione, e di una potenziale categoria di importatori. Secondo il ricorso, l’amministrazione si è basata sulla Section 338 del Tariff Act del 1930 per imporre i dazi. I ricorrenti sostengono che la Section 338 non fosse mai stata concepita come un potere ampio e autonomo che consentisse ai presidenti di imporre dazi generalizzati nel corso di normali controversie commerciali.

La causa contesta uno dei fondamenti giuridici invocati quest’anno dall’amministrazione per difendere le nuove restrizioni commerciali sui prodotti canadesi. La Section 338 fa parte della legge tariffaria Smoot-Hawley, approvata durante la Grande depressione. Secondo il ricorso, nessun presidente aveva mai fatto ricorso a questa disposizione per imporre un dazio. Nell’interpretazione dei ricorrenti, la norma si applica esclusivamente ai casi di specifiche discriminazioni straniere nei confronti del commercio statunitense, non ai generici disaccordi sulla politica commerciale.

Nel ricorso si afferma che le misure canadesi citate dall’amministrazione non giustificano i dazi generalizzati attualmente in vigore. Secondo l’atto, due delle misure canadesi richiamate dall’amministrazione sono state adottate in risposta a precedenti dazi di Trump, mentre la terza riguarda le politiche canadesi sui prodotti lattiero-caseari, disciplinate dall’Accordo Stati Uniti-Messico-Canada. I ricorrenti sostengono che questi elementi indeboliscano la tesi giuridica dell’amministrazione secondo cui la Section 338 sarebbe applicabile in questo caso.

Il ricorso sostiene inoltre che il programma tariffario abbia incluso prodotti estranei alle condotte che l’amministrazione dichiarava di voler colpire. Come esempio cita il formaggio canadese, inserito negli elenchi dei prodotti soggetti a dazi legati alle politiche canadesi sui liquori e alle tariffe sulle automobili, benché, secondo l’atto, il provvedimento dell’amministrazione sui prodotti lattiero-caseari non includesse il formaggio. Questo dettaglio potrebbe attirare l’attenzione delle aziende del settore delle bevande oltre che di quelle alimentari, perché la controversia potrebbe contribuire a definire fino a che punto un presidente possa ricorrere a vecchie leggi tariffarie per limitare gli scambi legati a controversie sulle politiche relative agli alcolici o imporre dazi su prodotti come vino e distillati.

I ricorrenti contestano anche la procedura seguita dall’amministrazione. La causa sostiene che il Congresso abbia di fatto sostituito la Section 338 con la Section 301 del Trade Act del 1974 quale principale strumento per reagire alle pratiche commerciali sleali di altri Paesi. La Section 301 prevede un’indagine, un avviso pubblico e altri passaggi procedurali. Secondo il ricorso, l’amministrazione avrebbe cercato di aggirare queste garanzie ricorrendo invece a una norma del 1930.

Una seconda contestazione procedurale riguarda le tempistiche. Secondo il ricorso, l’amministrazione ha aggiunto all’elenco dei prodotti soggetti a dazi i formaggi canadesi importati da Gellert l’8 settembre, ma ha iniziato a riscuotere i dazi sette giorni dopo. I ricorrenti sostengono che la Section 338 imponga un periodo di attesa di 30 giorni prima che la riscossione possa iniziare. Su questa base, chiedono il rimborso dei dazi incassati prima che fosse trascorso il termine di 30 giorni.

Per Gellert, la causa ruota attorno agli effetti dei dazi su una filiera transfrontaliera che, secondo l’azienda, ha richiesto anni per essere costruita. Nel ricorso, la società afferma di pagare ora un dazio del 50% sui formaggi canadesi che importa negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, secondo l’atto, i dazi di ritorsione del Canada hanno aumentato i costi dei formaggi prodotti negli Stati Uniti che la divisione canadese di Gellert vende in Canada. L’azienda afferma che alcuni rapporti con i fornitori oltrepassano il confine più di una volta: è il caso del latte proveniente da allevatori dello Stato di New York, trasformato in brie in Canada e poi rispedito negli Stati Uniti.

È probabile che questo esempio venga seguito con attenzione anche al di fuori del settore lattiero-caseario, perché mostra come le barriere commerciali possano colpire contemporaneamente più segmenti di una filiera nordamericana. Importatori e distributori di bevande operano spesso in modo analogo, facendo transitare vino, distillati o altri prodotti attraverso reti statunitensi e canadesi strettamente interconnesse. Se il tribunale limiterà il ricorso del governo alla Section 338, potrebbe restringere la possibilità per qualsiasi amministrazione futura di imporre dazi improvvisi sulle bevande canadesi importate o sui prodotti correlati senza seguire le procedure commerciali più dettagliate stabilite dal Congresso.

Il Liberty Justice Center ha dichiarato che la causa rientra in una più ampia iniziativa volta a contestare quelli che considera usi illegittimi del potere presidenziale di imporre dazi. Il gruppo ha avviato anche cause contro i dazi imposti in base all’International Emergency Economic Powers Act e ha contestato il ricorso dell’amministrazione alla Section 122 e alla Section 301 in altre controversie commerciali. In questo nuovo caso, sostiene che la questione centrale non sia se i dazi costituiscano una buona politica, ma se il ramo esecutivo abbia rispettato la legge approvata dal Congresso.

I ricorrenti chiedono al tribunale di dichiarare illegittimi i dazi, bloccarne l’ulteriore riscossione e ordinare il rimborso, con gli interessi, agli importatori che li hanno già pagati. Il Liberty Justice Center ha inoltre presentato un’istanza per un’ingiunzione preliminare e una richiesta di giudizio sommario, chiedendo una decisione più rapida mentre la causa è in corso. Il caso è Gellert Global Group Corp. v. Trump.

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