La guida 2027 del Corriere della Sera incorona il Brunello di Montalcino 2021 di Eredi Fuligni miglior vino d’Italia

Dopo circa 7.000 degustazioni, il team di James Suckling assegna al Brunello tre posti nella top 10 della guida dedicata ai cambiamenti climatici e dei consumi

giovedì 22 ottobre 2026

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La guida 2027 del Corriere della Sera incorona il Brunello di Montalcino 2021 di Eredi Fuligni miglior vino d’Italia

Il Corriere della Sera presenterà a Milano il 29 ottobre l’edizione 2027 della sua guida ai vini, «I migliori 100 Vini e Vignaioli d’Italia», in vendita in edicola dal 30 ottobre. La 13ª edizione, curata dal vicedirettore Luciano Ferraro, affianca una selezione dei migliori vini stilata dal critico statunitense James Suckling ai profili di 100 cantine e produttori, scelti non solo per la qualità, ma anche per le storie che raccontano sui territori italiani, le famiglie e il ruolo mutevole del vino nella vita del Paese.

Le anticipazioni diffuse da WineNews mostrano che la guida di quest’anno pone l’accento sui cambiamenti che stanno interessando il settore vitivinicolo in Italia e all’estero. Ferraro presenta il volume come un ritratto del Paese attraverso un prodotto che resta strettamente legato al territorio e non può essere separato dalla sua zona d’origine. Al tempo stesso, la guida sostiene che oggi il vino si muove in un contesto culturale e commerciale molto diverso da quello in cui si sono formate le generazioni precedenti: le preoccupazioni per la salute pubblica, il rallentamento dei consumi, le pressioni economiche, l’instabilità geopolitica e il cambiamento climatico stanno modificando il modo in cui il vino viene prodotto, venduto e raccontato.

I premi speciali della guida riflettono sia la dimensione agricola sia quella imprenditoriale del settore. Federico Veronesi ha ricevuto il riconoscimento di «Imprenditore del vino» per il suo ruolo in Oniwines, parte del gruppo Oniverse fondato da Sandro Veronesi. La divisione vinicola comprende tenute nel Lazio, in Sardegna, Veneto, Piemonte, Marche e Trentino, dove il gruppo ha recentemente inaugurato Ert 1050, la sua sesta cantina, specializzata nelle bollicine Trentodoc. Il gruppo controlla anche Signorvino, una delle principali catene italiane di enoteche, con quasi 50 punti vendita nelle maggiori città italiane e sedi a Parigi e Praga. Ferraro descrive Veronesi come un giovane imprenditore che ha ampliato i propri investimenti nel vino mentre altri gli consigliavano di puntare su settori diversi.

Chiara Lungarotti è stata nominata «Viticoltrice dell’anno» per la guida di Lungarotti a Torgiano, una delle cantine più note dell’Umbria. Il premio riconosce il suo impegno alla guida dell’azienda fondata dal padre, Giorgio Lungarotti, e la capacità di rinnovarne l’eredità senza rinnegare le proprie radici. Il riconoscimento di «Wine Manager» è andato a Giampiero Bertolini, amministratore delegato di Biondi-Santi, la storica tenuta di Montalcino da tempo legata alle origini del Brunello e oggi di proprietà del gruppo francese Epi. Secondo la guida, il premio riconosce a Bertolini il merito di aver preservato l’identità toscana dell’azienda dopo il cambio di proprietà.

Un altro premio, «Padre e figlio», è stato assegnato a Massimo Gianolli di La Collina dei Ciliegi, in Valpantena, nella zona della Valpolicella. La guida sottolinea come Gianolli abbia trasformato un’azienda agricola fondata dal padre Armando in una cantina nota per l’Amarone. Un ultimo premio speciale, «La nuova idea», è stato conferito a Mattia Binotto, già dirigente Ferrari e attualmente dirigente Audi in Formula 1, per la sua cantina trentina Eleusi.

Ferraro ha spiegato che le 100 cantine inserite nella guida non costituiscono un elenco definitivo dei migliori produttori italiani. Sono state scelte, ha detto, perché attraverso i loro vini offrono storie particolarmente significative. Le cantine coprono l’intero Paese, da Les Crêtes in Valle d’Aosta ai produttori di Sicilia e Sardegna, e comprendono nomi importanti come Gaja, Marchesi Antinori, Frescobaldi, Mastroberardino, Cusumano e Famiglia Cotarella, accanto ad aziende più piccole o di più recente fondazione.

Una delle novità più importanti di questa edizione è una sezione dedicata agli abbinamenti tra cibo e vino, con piatti ideati da chef di spicco. La guida include anche un approfondimento su 10 vigne centenarie selezionate dal maestro potatore Marco Simonit. Si trovano in Alto Adige, Campania, Veneto, Sicilia, Liguria, Trentino e Sardegna e sono presentate come esempi di adattamento nel tempo, conoscenze tramandate e legame tra vite e identità locale.

Il contributo di Suckling alla guida ruota attorno alla classifica dei 100 migliori vini d’Italia, stilata con Aldo Fiordelli dopo averne degustati circa 7.000 nell’ultimo anno. Al primo posto si è classificato il Brunello di Montalcino 2021 di Eredi Fuligni, apprezzato dal team di Suckling per qualità, rapporto qualità-prezzo e disponibilità. Il Brunello si è distinto in particolare nella classifica: il Brunello Le Lucere 2021 di San Filippo è arrivato secondo e il Brunello di Montalcino 2021 di Giodo settimo. Il Barolo Brunate 2022 di Roberto Voerzio si è classificato terzo, l’Alto Adige Terlaner I Grande Cuvée 2023 di Cantina Terlan quarto e il Sassicaia 2023 di Tenuta San Guido quinto.

Nell’introduzione alla guida, Ferraro racconta un aneddoto del 1978: la saltatrice in alto Sara Simeoni bevve un sorso di Bonarda prima di stabilire un record mondiale. L’episodio serve a illustrare quanto sia cambiato il rapporto dell’Italia con il vino. Ferraro sostiene che un tempo il vino fosse una presenza abituale a tavola e nella vita sociale di tutti i giorni, mentre oggi si consuma meno ed è valutato secondo criteri diversi. Tra i principali motivi del cambiamento indica le riunioni familiari più ristrette, una maggiore attenzione alla salute nel consumo di alcol, l’affermarsi del vino come bene di lusso o da collezione e la crescente concorrenza internazionale. Tra le principali pressioni sui produttori individua inoltre le guerre, le barriere commerciali e il cambiamento climatico.

Anche il critico televisivo Aldo Grasso, autore della prefazione, sostiene una tesi analoga. Descrive il vino come uno dei simboli più forti del Made in Italy, perché radicato nel paesaggio, nel clima e nei saperi locali. Secondo Grasso, il futuro del vino italiano dipenderà probabilmente meno dai volumi e più da valore, identità, qualità e moderazione. Sottolinea inoltre l’ampia rete economica che ruota attorno a una bottiglia, comprendendo turismo, ospitalità e ristorazione, e il ruolo delle cantine come mete, oltre che come luoghi di produzione.

Suckling e Fiordelli sostengono nella guida che il cambiamento dei gusti stia influenzando anche i criteri con cui si definisce l’eccellenza nel calice. A loro avviso, i consumatori più giovani possono bere in modo diverso, ma non necessariamente peggiore; rilevano inoltre un crescente interesse per l’autenticità, gli stili più leggeri, un uso più misurato del legno e una rinnovata attenzione ai vigneti e ai vitigni. Le loro note suggeriscono che i produttori stiano reagendo sia ai cambiamenti del mercato sia al clima più caldo, puntando su equilibrio, freschezza e un’espressione più nitida del territorio.

La presentazione ufficiale della guida si terrà a Milano, nella Sala Buzzati del Corriere della Sera, prima della distribuzione più ampia prevista per il giorno successivo. La pubblicazione arriva in un momento in cui i produttori italiani stanno cercando di gestire il calo dei consumi, le scorte più elevate in alcuni segmenti e l’incertezza sui mercati di esportazione, continuando al contempo a investire sul posizionamento premium e sull’identità regionale.

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