Un’organizzazione agricola astigiana chiede al Piemonte di sospendere le nuove autorizzazioni per i vigneti
Confagricoltura chiede misure mirate per le elevate giacenze di vino invenduto, la flessione della domanda e l’aumento dei costi
sabato 17 ottobre 2026

Un’organizzazione agricola astigiana sollecita controlli più rigorosi sulla produzione di vino in Piemonte, sostenendo che il settore vitivinicolo regionale abbia bisogno di interventi strutturali per far fronte alle elevate giacenze di vino invenduto, alla flessione della domanda in alcuni mercati e all’aumento dei costi di produzione.
Asti Agricoltura, articolazione locale di Confagricoltura, ha affermato che lo squilibrio tra offerta e domanda è diventato abbastanza grave da richiedere interventi mirati, anziché misure generalizzate che trattino allo stesso modo tutte le aree vitivinicole e le denominazioni. La posizione dell’organizzazione, pubblicata il 16 ottobre, arriva mentre alcune parti del settore vitivinicolo piemontese attraversano una fase di difficoltà commerciale, nonostante le esportazioni regionali siano ancora in crescita.
Secondo il rapporto Cantina Italia dell’ICQRF, al 31 luglio 2026 le cantine italiane detenevano 42,6 milioni di ettolitri di vino, il 6,9% in più rispetto alla stessa data del 2025. Asti Agricoltura ha affermato che il dato nazionale riflette situazioni locali molto diverse, anche in Piemonte, dove alcuni produttori faticano a vendere il vino nonostante risultati generalmente solidi sui mercati esteri.
Nel primo semestre del 2026, le esportazioni di vino piemontese hanno raggiunto 566 milioni di euro, con un aumento del 2,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Confagricoltura Asti ha definito il dato incoraggiante, ma ha sottolineato che la crescita non elimina le difficoltà che gravano su molti viticoltori e cantine della provincia e della regione. Secondo l’organizzazione, alcune imprese si trovano a fare i conti contemporaneamente con giacenze elevate, costi di gestione pesanti e mercati che assorbono volumi inferiori rispetto al passato.
L’organizzazione chiede una sospensione temporanea e selettiva delle nuove autorizzazioni per gli impianti viticoli nelle aree e nelle categorie in cui la domanda non tiene più il passo con la produzione. La misura, ha affermato, dovrebbe essere valutata nel quadro delle norme dell’Unione europea e discussa tra la Regione Piemonte, il ministero dell’Agricoltura e i rappresentanti del settore. La proposta non prevede un blocco generalizzato dell’attività vitivinicola, ma punta a evitare un ulteriore aumento della capacità produttiva nei segmenti in cui il mercato è già sotto pressione.
Confagricoltura Asti ha inoltre affermato che le norme sul reimpianto dovrebbero mantenere una flessibilità sufficiente a consentire alle aziende di pianificare gli investimenti. Mariagrazia Baravalle, direttrice dell’organizzazione, ha dichiarato che le imprese devono poter prendere decisioni sulla base di prospettive commerciali realistiche e disporre di strumenti pratici per gestire i volumi quando le condizioni di mercato peggiorano.
Oltre ai limiti sui nuovi impianti, l’organizzazione chiede un ricorso più ampio alle misure già previste dal quadro dell’UE per il mercato vitivinicolo. Tra gli strumenti principali indicati c’è la vendemmia verde, che riduce la produzione prima della raccolta eliminando i grappoli ancora acerbi e prevede un sostegno finanziario ai viticoltori che vi aderiscono, a determinate condizioni. Secondo l’organizzazione, se pianificata e finanziata adeguatamente, la misura potrebbe contribuire a ridurre l’offerta prima che il vino in eccedenza arrivi sul mercato.
Confagricoltura Asti ha inoltre dichiarato che, insieme al resto della filiera, andrebbero valutate altre opzioni, tra cui la distillazione e l’estirpazione dei vigneti. Non le ha presentate come richieste immediate, ma ha affermato che dovrebbero essere esaminate con attenzione considerando costi, fattibilità ed effetti economici sulle diverse tipologie di produttori, soprattutto alla luce delle peculiarità della viticoltura astigiana e delle aree limitrofe.
L’organizzazione ha criticato anche un recente intervento regionale da 1,5 milioni di euro, giudicandolo troppo limitato rispetto alla portata del problema. La Regione Piemonte ha avviato il programma il 7 ottobre. L’iniziativa è pensata per sostenere accordi di filiera che destinino a usi diversi dalla produzione di vino il prodotto invenduto della vendemmia 2025 e delle annate precedenti. Possono parteciparvi produttori e cantine cooperative che raggiungano accordi con imprese di trasformazione, mentre sono esclusi i prodotti ottenuti tramite distillazione.
Confagricoltura Asti e Confagricoltura Piemonte hanno affermato che i fondi regionali possono offrire un aiuto limitato, ma non affrontano le cause profonde della crisi. Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte, ha dichiarato che i problemi del settore sono strutturali e richiedono un pacchetto più ampio di misure per restituire certezze economiche alle imprese vitivinicole.
L’organizzazione chiede ora un confronto a livello territoriale e regionale con le organizzazioni agricole, i gruppi di produttori, le cooperative, i consorzi e gli altri operatori. Secondo l’organizzazione, ogni risposta dovrebbe partire da dati aggiornati su giacenze, vendite e prospettive di ciascuna denominazione, così da calibrare le misure sulle effettive condizioni di mercato anziché applicarle uniformemente in tutta la regione.
L’approccio ha rilevanza anche al di fuori delle aziende agricole. Qualsiasi iniziativa volta a limitare i nuovi impianti, incentivare la vendemmia verde o sottrarre al mercato il vino in eccedenza potrebbe incidere sull’offerta futura e sulla redditività di vigneti, cantine e altre imprese legate al commercio delle bevande. Se adottate, queste misure potrebbero influenzare i volumi di vino disponibili in alcune categorie e i margini di vari segmenti del comparto allargato delle bevande, dagli acquirenti di vino sfuso agli imbottigliatori e ai distributori.
Confagricoltura ha affermato che l’obiettivo è elaborare proposte condivise da presentare al governo nazionale e alle istituzioni europee. La questione dovrebbe restare all’ordine del giorno nei prossimi incontri organizzati dall’organizzazione agricola con i rappresentanti del settore, gli esperti di mercato e gli interlocutori europei, mentre i produttori piemontesi valutano come ridurre le giacenze senza compromettere il valore a lungo termine dei vigneti e delle denominazioni.