Le vendite di sherry di Jerez calano del 6,4%, con gli acquisti olandesi in caduta di oltre il 38%

Le esportazioni sono diminuite del 10,7% nei 12 mesi fino ad agosto, spingendo i produttori a puntare ancora di più sui vini di fascia alta.

lunedì 12 ottobre 2026

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Le vendite di sherry di Jerez calano del 6,4%, con gli acquisti olandesi in caduta di oltre il 38%

Le vendite dei vini di Jerez, regione spagnola, sono diminuite nei 12 mesi fino ad agosto a causa dell’indebolimento della domanda estera. A determinare gran parte del calo è stata la forte contrazione nei Paesi Bassi, secondo i dati del Consiglio regolatore dei vini di Jerez e della Manzanilla di Sanlúcar.

Nel periodo di 12 mesi, le vendite complessive dei vini tutelati dalle denominazioni Jerez-Xérès-Sherry e Manzanilla-Sanlúcar de Barrameda hanno raggiunto 22,3 milioni di litri, il 6,4% in meno rispetto all’anno precedente. La flessione è stata dovuta soprattutto ai mercati esteri: le esportazioni sono calate del 10,7%, mentre le vendite in Spagna sono rimaste pressoché stabili, in un contesto di consumi difficile.

I dati indicano che i consumi di vino continuano a essere sotto pressione in Europa e nel più ampio comparto delle bevande. Allo stesso tempo, evidenziano una spinta più decisa del settore verso etichette più costose e di maggior valore. Un cambiamento che può riguardare non solo i produttori, ma anche esportatori, distributori e acquirenti di prodotti a marchio del distributore, che fanno affidamento su volumi più elevati e prezzi più bassi.

In termini assoluti, le vendite sono diminuite di circa 1,5 milioni di litri rispetto ai 12 mesi precedenti. Quasi tutta la perdita è riconducibile alle esportazioni, scese da 12,8 a 11,4 milioni di litri. Il mercato interno è stato più stabile, con una flessione dell’1,4% a 10,9 milioni di litri.

Nonostante i volumi inferiori, l’aumento dei prezzi ha contribuito ad attenuare l’impatto economico. I produttori della regione stanno puntando sempre più sui vini premium e riducendo l’attività con i marchi del distributore, che stanno perdendo peso sia sul mercato interno sia su quelli esteri. Gli esponenti del settore a Jerez hanno descritto la tendenza in termini semplici: si vende meno vino, ma a prezzi migliori.

I Paesi Bassi sono stati il principale fattore alla base del calo delle esportazioni. Gli acquisti sono diminuiti di oltre il 38%, passando da 2,55 milioni di litri a meno di 1,6 milioni. In un solo mercato è andato perso quasi 1 milione di litri. La dirigenza del Consiglio regolatore ha ricondotto in parte il crollo alla struttura del mercato olandese, dove i prodotti a marchio del distributore hanno tradizionalmente avuto una presenza significativa, in contrasto con l’attuale strategia di molte cantine di Jerez, che puntano sui vini di maggior valore.

Il Regno Unito è rimasto di gran lunga il principale mercato estero. Ha assorbito quasi la metà dei volumi esportati, ma le vendite sono comunque diminuite del 2,6%, a 5,55 milioni di litri. Anche la Germania ha contribuito al calo complessivo, con vendite in flessione del 10% e volumi totali scesi sotto il milione di litri.

Nel complesso, l’Europa, che assorbe circa l’85% delle esportazioni di Jerez, ha registrato un calo dell’11,3%, spiegando gran parte della debolezza delle vendite estere della regione. I dati indicano che il problema principale per la categoria resta nei suoi mercati europei di riferimento, dove la domanda dei consumatori si è indebolita e i segmenti più economici sembrano essere i più sotto pressione.

Gli Stati Uniti sono stati una rara nota positiva. Nei 12 mesi fino ad agosto, le vendite sono aumentate di quasi l’8%, superando i 700.000 litri. Secondo il settore, l’incremento è arrivato dopo un lungo periodo in cui le tensioni commerciali, la pressione tariffaria e l’incertezza sul mercato statunitense hanno pesato sulle spedizioni. La ripresa negli Stati Uniti non è stata comunque sufficiente a compensare le perdite altrove. Nel resto delle Americhe, le vendite sono diminuite del 25,5%, a 310.000 litri. L’Asia, dove i volumi restano contenuti, ha registrato un calo dell’11,8%.

L’andamento è variato notevolmente a seconda dello stile. Tra i vini affinati biologicamente, le vendite di manzanilla sono diminuite del 5,6%, a 5,4 milioni di litri, mentre quelle di fino sono calate del 4,9%, a 4,7 milioni di litri. In entrambe le categorie, la domanda estera è stata più debole di quella interna. Le esportazioni di fino sono diminuite del 12,1%, sebbene le vendite in Spagna siano cresciute del 3,2%. La manzanilla ha perso terreno in entrambi i mercati.

Alcuni stili ossidativi hanno registrato risultati migliori. Le vendite di amontillado sono aumentate dell’11,3%, a 450.000 litri, grazie anche a una crescita delle esportazioni del 18,3%. Anche l’oloroso è cresciuto, del 5%, raggiungendo 810.000 litri. Questi aumenti non sono bastati a compensare la debolezza degli stili fortificati dai volumi più elevati. Il medium è calato del 15,7%, scendendo sotto i 3 milioni di litri; il cream ha perso il 6,4%, a 5 milioni di litri, e il pale cream è diminuito del 7,3%.

I dati sui prezzi spiegano perché i produttori siano riusciti ad attutire parte del calo dei volumi. Alla fine del primo semestre, il prezzo medio all’esportazione dei vini di Jerez ha raggiunto 4,81 euro al litro. I vini con una gradazione alcolica superiore al 15%, che rappresentano il 65% delle spedizioni verso l’estero, sono stati venduti a una media di 5,11 euro al litro, in aumento dell’1,7% rispetto al 2025. Fino e manzanilla hanno raggiunto una media di 4,24 euro al litro, con un incremento del 6,3%.

Su un periodo più lungo, l’aumento dei prezzi è stato ancora più evidente. Dal 2017, i prezzi all’esportazione dei vini con una gradazione alcolica superiore al 15% sono cresciuti del 37%. Nello stesso periodo, quelli dei vini affinati biologicamente, tra cui fino e manzanilla, sono aumentati del 67%, riducendo il divario tra le due categorie.

La stessa tendenza si è manifestata in Spagna. A luglio 2026 il prezzo medio al dettaglio di una bottiglia di Jerez da 750 millilitri ha raggiunto 6,93 euro, contro i 6,38 euro di un anno prima, con un aumento del 7,7%. Per il comparto delle bevande, la combinazione di volumi in calo e prezzi più sostenuti sta diventando una questione centrale, soprattutto in Europa, dove l’indebolimento della domanda penalizza gli esportatori e spinge i produttori a puntare più sul posizionamento premium che sulle vendite di massa.

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