L’Italia offre ai gruppi del settore vitivinicolo contributi fino al 50% dei costi dei progetti di enoturismo
Solo consorzi e altri soggetti collettivi possono richiedere gli aiuti entro il 15 dicembre per il programma 2026/27.
sabato 10 ottobre 2026

L’Italia ha aperto un nuovo bando di sostegno pubblico ai progetti di enoturismo, con contributi fino al 50% delle spese ammissibili, in base a un decreto ministeriale firmato a Roma l’8 ottobre, secondo quanto riferito dall’organizzazione agricola CIA Marche e dal servizio NT+ Fisco de Il Sole 24 Ore.
Il provvedimento attua un programma nazionale di settore per la promozione dell’enoturismo e rientra nel più ampio quadro di politiche noto in Italia come «pacchetto vino», collegato alla Politica agricola comune dell’Unione europea. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la reputazione dei vigneti italiani, legare più strettamente l’enoturismo alla qualità e all’identità delle regioni produttrici e incentivare attività in grado di attirare più visitatori nelle aree vitivinicole.
Per la campagna 2026/27, le domande devono essere presentate entro il 15 dicembre, una scadenza successiva al termine consueto del 30 ottobre indicato nella sintesi del decreto. Le autorità regionali dovrebbero predisporre le graduatorie entro il 15 marzo 2027 e gli interventi approvati dovranno essere completati in tempo per consentire l’erogazione dei contributi entro il 15 ottobre 2027.
Il programma non è aperto alle singole cantine che intendano presentare domanda autonomamente. Secondo le regole pubblicate, possono candidarsi soltanto soggetti collettivi. Tra i richiedenti ammissibili figurano le organizzazioni professionali che rappresentano la produzione vitivinicola, le organizzazioni di produttori di vino e le loro associazioni, le organizzazioni interprofessionali e i gruppi di produttori che gestiscono regimi di denominazione di origine protetta e indicazione geografica protetta, compresi i consorzi di tutela dei vini DOP e IGP.
Di conseguenza, le cantine interessate a partecipare al programma dovranno farlo attraverso uno di questi soggetti collettivi. Nella domanda, l’organizzazione richiedente dovrà indicare le aziende, i vigneti, le cantine e i vini coinvolti nella promozione.
Il contributo pubblico massimo è fissato al 50% delle spese ammissibili, ma le regioni italiane possono stabilire un limite inferiore. Le amministrazioni regionali possono inoltre fissare importi minimi e massimi di spesa per ciascuna domanda, esercitando così un notevole controllo sulle modalità di applicazione della misura a livello locale.
La sintesi del decreto specifica che saranno ammissibili soltanto le operazioni e le spese avviate dopo la presentazione della domanda. Sono inoltre escluse alcune categorie di costi, tra cui l’IVA recuperabile, gli oneri finanziari, i costi indiretti e le spese assicurative.
Gli interventi finanziati sono finalizzati alla promozione diretta dell’enoturismo. CIA Marche ha riferito che tra le attività ammissibili figurano campagne pubblicitarie e promozionali incentrate sull’enoturismo, visite guidate nei vigneti, visite in cantina con degustazioni, presentazioni dei vigneti, degli impianti di produzione e dei metodi di vinificazione, nonché l’organizzazione di eventi, fiere e mostre legati al vino e al territorio. Il Sole 24 Ore ha riportato che gli investimenti sostenuti potranno comprendere anche itinerari turistici, strutture ricettive e servizi volti a migliorare l’esperienza dei visitatori: un’indicazione del fatto che la misura mira a sostenere sia la promozione sia un’offerta turistica più ampia legata alle regioni vitivinicole.
Il decreto arriva in un momento in cui il settore vitivinicolo italiano è sotto pressione per il calo dei consumi e le difficoltà del commercio, secondo la descrizione della misura fornita da CIA Marche. Indirizzando gli aiuti alla promozione collettiva anziché alle singole aziende, il governo sembra puntare su campagne regionali e legate alle denominazioni, capaci di promuovere un territorio oltre che una bottiglia.
Le ricadute potrebbero andare oltre il solo turismo. Se i gruppi di produttori utilizzeranno i fondi per attirare più visitatori nei vigneti e nelle cantine, il programma potrebbe offrire alle aziende un nuovo modo per diversificare i ricavi, sostenere le vendite dirette ai consumatori e aumentare la visibilità dei marchi vinicoli italiani in un mercato difficile. Per il più ampio comparto delle bevande, la misura potrebbe aiutare i produttori di vino a rafforzare i legami tra produzione agricola, ospitalità e canali di vendita locali, soprattutto nelle regioni in cui l’enoturismo sostiene ristoranti, sale di degustazione e attività specializzate nella vendita di bevande.
Le scadenze sono importanti per i gruppi di produttori che intendono partecipare alla campagna 2026/27. Con il termine per la presentazione fissato al 15 dicembre, consorzi e altri soggetti ammissibili hanno poco tempo per preparare le domande, definire le cantine coinvolte in ciascun progetto e individuare i vigneti, i vini e le attività per i visitatori da promuovere. Poiché le regioni possono stabilire limiti di spesa e percentuali di sostegno inferiori al massimale nazionale del 50%, le condizioni definitive potranno variare da una zona all’altra d’Italia.
CIA Marche ha dichiarato di offrire assistenza alle organizzazioni interessate a preparare le domande e interpretare le regole. Ciò riflette la natura tecnica del programma, che si colloca all’intersezione tra politica agricola, promozione turistica e amministrazione regionale.
Per molte cantine, soprattutto quelle più piccole che non possono presentare domanda direttamente, la partecipazione dipenderà dalla decisione di un consorzio, di un’organizzazione di produttori o di un altro gruppo ammissibile di promuovere un progetto condiviso. In pratica, ciò potrebbe favorire i marchi collettivi e le denominazioni già strutturati e dotati di maggiore capacità amministrativa, incoraggiando al contempo campagne congiunte incentrate su itinerari del vino, identità delle denominazioni ed esperienze turistiche regionali.
L’impianto della misura suggerisce che le autorità italiane intendano fare dell’enoturismo non solo uno strumento di marketing, ma anche una strategia di sviluppo territoriale. Vincolando il sostegno a gruppi organizzati e a iniziative promozionali radicate nei vigneti, nelle cantine e nella cultura vinicola locale, il programma punta a trasformare il turismo in un canale più strutturato di sostegno all’economia del vino durante il ciclo 2026/27.