L’eccesso di vino in Italia spinge i produttori a chiedere tagli urgenti all’offerta

Le giacenze in cantina toccano il massimo da quattro anni mentre i prezzi scendono e il settore sollecita Roma ad agire prima della prossima vendemmia

14-07-2026

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L’eccesso di vino in Italia spinge i produttori a chiedere tagli urgenti all’offerta

Il settore vinicolo italiano chiede un intervento urgente dopo che le scorte in cantina sono salite al livello più alto degli ultimi quattro anni e i prezzi del vino sfuso sono crollati a giugno, secondo un’analisi di Unione Italiana Vini, principale associazione di categoria del vino, basata sui dati del Ministero dell’Agricoltura “Cantina Italia”.

L’associazione ha riferito che le scorte totali in cantina, compreso il mosto, hanno raggiunto 50,3 milioni di ettolitri a giugno, in aumento dell’8,4% rispetto a un anno prima. Escludendo il mosto, le giacenze di vino si attestavano a quasi 46,6 milioni di ettolitri, in crescita del 6,7%, pari a circa 6,2 miliardi di bottiglie. I dati di giugno seguono un aumento annuo del 7,3% a maggio e hanno accresciuto la preoccupazione in tutto il settore, mentre i produttori si avvicinano alla prossima vendemmia con grandi volumi ancora invenduti.

Unione Italiana Vini ha affermato che giugno è stato il mese peggiore degli ultimi quattro anni per l’equilibrio tra domanda e offerta. L’associazione ha descritto un mercato lento e ha detto che il fabbisogno apparente di vino segnalato da alcuni operatori era dovuto in larga misura a riclassificazioni interne più che a vere vendite. In pratica, ciò significa che vini di categoria superiore venivano declassati e venduti con classificazioni inferiori nel tentativo di smaltire le scorte, una misura che può aiutare a liberare inventario nel breve termine ma che riduce anche il valore dell’intero mercato.

Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini, ha detto che gli ultimi dati confermano gli avvertimenti lanciati in precedenza dall’organizzazione e mostrano che non è più possibile rinviare le decisioni. Ha aggiunto che il settore deve concordare misure sia per il breve sia per il lungo periodo e ha chiesto una posizione comune nei prossimi colloqui con le altre associazioni di categoria e con il governo.

La pressione è stata particolarmente evidente nei prezzi. Secondo l’osservatorio dell’associazione, i prezzi medi nazionali dei vini a denominazione sono scesi a 1,57 euro al litro a giugno, in calo del 7% rispetto a giugno 2025. I vini comuni hanno registrato un calo ancora più marcato, con i listini in diminuzione del 19%, riflettendo l’ampio volume immesso sul mercato nel mese. I vini IGP hanno mantenuto il prezzo nominale a 0,81 euro al litro ma hanno comunque mostrato un calo dell’11% rispetto a un anno prima, in linea con la flessione già registrata a maggio. Su tutte le categorie di vino, i prezzi medi sono diminuiti del 10%, prolungando una tendenza al ribasso già osservata nel mese precedente.

La crescita delle scorte è stata diffusa. Le giacenze di vini IGP sono aumentate dell’8,3% rispetto a un anno prima, mentre i vini comuni sono saliti dell’8,2%. Considerando anche i vini comuni identificati per varietà di uva, l’aumento ha raggiunto il 9,5%. I vini DOP, che si collocano nella fascia più alta della piramide qualitativa, hanno mostrato un incremento più contenuto ma comunque significativo del 5%, in aumento rispetto al 3% di crescita di maggio. Il mosto è rimasto la categoria con l’aumento annuo più forte, salendo del 36% rispetto ai livelli del 2025.

L’accumulo di scorte conta non solo per vigneti e cantine, perché l’eccesso di offerta e il calo dei prezzi possono comprimere i margini in tutto il comparto delle bevande e influenzare le decisioni commerciali per il ciclo 2026-27. I produttori potrebbero trovarsi sotto pressione per smaltire più aggressivamente le giacenze, rivedere le strategie di prezzo e rinviare o ridurre gli investimenti legati a distribuzione, promozione e posizionamento del prodotto.

Per invertire la tendenza, Unione Italiana Vini ha proposto quelle che il suo presidente, Lamberto Frescobaldi, ha definito misure impopolari ma necessarie. Tra queste figurano uno stop di due anni alle nuove autorizzazioni per gli impianti vitati, rese produttive più basse anche per i vini DOP e IGP, un monitoraggio più rigoroso del potenziale produttivo e controlli più severi.

Allo stesso tempo, l’associazione ha respinto i piani di estirpazione di crisi finanziati attraverso il quadro di sostegno al vino dell’Unione europea, sostenendo che quei fondi dovrebbero restare concentrati su investimenti, innovazione, competitività e promozione, anziché sulla rimozione dei vigneti.

Il dibattito arriva ora in un momento delicato per i produttori italiani di vino, mentre valutano quanta uva immettere sul mercato e come proteggere il valore in un contesto di prezzi più deboli. Con scorte ancora elevate e domanda fiacca, le associazioni di categoria stanno spingendo Roma ad agire rapidamente sui controlli dell’offerta prima che un’altra vendemmia aggiunga ulteriore pressione a cantine già vicine alla capacità massima.

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