04-06-2026

Santa Cristina Gela, piccolo centro arbëreshë sulle colline alle porte di Palermo, ospiterà il 6 e 7 giugno la prima Festa del Catarratto, un nuovo evento pubblico interamente dedicato al vitigno più diffuso in Sicilia e alla cultura locale che gli ruota attorno.
Il festival è stato ideato da ARCA, l’Associazione Regionale del Catarratto Autentico, insieme alle sue sei cantine fondatrici: Bagliesi, Caruso & Minini, Castellucci Miano, Di Bella, Feudo Disisa e Tenute Lombardo. Gli organizzatori spiegano che l’obiettivo è riportare l’attenzione sul Catarratto come varietà storica siciliana e legare più strettamente la produzione vinicola all’identità locale, alle tradizioni gastronomiche e all’eredità arbëreshë di Santa Cristina Gela.
La manifestazione si svolgerà dalle 11 alle 19 in Piazza Polizzi e Piazza Umberto I, con ingresso gratuito. Ai visitatori sarà richiesto un deposito di 5 euro per il calice da degustazione. La cerimonia inaugurale è in programma alle 11 del 6 giugno sui gradini della Chiesa di Santa Cristina. Tra gli interventi previsti figurano quelli di Giuseppe Cangialosi, sindaco di Santa Cristina Gela; Sebastiano Di Bella, presidente di ARCA; e Leonardo Spera, sindaco di Contessa Entellina e presidente di BESA, l’unione dei comuni arbëreshë della Sicilia.
Secondo gli organizzatori, al programma di degustazione prenderanno parte 13 cantine, oltre la metà delle quali dell’area della DOC Monreale. Sono inoltre attesi nove produttori di formaggi, miele e altri alimenti locali. Il programma prevede degustazioni libere di vini da Catarratto e prodotti regionali, una masterclass sul vitigno condotta da Othmar Kiem, direttore di Falstaff Italia, insieme al vignaiolo Tonino Guzzo, e appuntamenti culturali legati all’eredità albanofona del paese. Sono previste sfilate in costume tradizionale arbëreshë alle 11 e alle 18, mentre alle 18 sarà servito lo strangùli, piatto tipico locale.
Il festival arriva in un momento in cui i produttori stanno cercando di riposizionare l’immagine del Catarratto. Il vitigno resta il più coltivato in Sicilia, con circa 28.000 ettari vitati, pari a circa un terzo della superficie vitata dell’isola. Un dato comunque molto inferiore ai circa 90.000 ettari registrati fino agli anni Novanta. Per decenni il Catarratto è stato spesso associato a rese elevate e a vini da consumo quotidiano. I membri di ARCA sostengono che pratiche agronomiche più recenti e una vinificazione più mirata stiano mostrando un volto diverso del vitigno.
In dichiarazioni diffuse alla vigilia dell’evento, Di Bella ha affermato che il festival è stato concepito come un’azione di educazione, promozione e recupero per quello che ha definito il vitigno autoctono più rappresentativo della Sicilia. Ha spiegato che l’obiettivo non è soltanto presentare i vini da Catarratto, ma anche collocarli in un contesto culturale più ampio coinvolgendo il territorio e la comunità locale. Ha aggiunto che i produttori stanno lavorando per valorizzare stili più freschi e contemporanei che conservino autenticità e sappiano anche esprimere capacità di invecchiamento.
ARCA si definisce qualcosa di più di un’associazione di categoria. Il sodalizio riunisce sei cantine familiari siciliane che coltivano complessivamente 80 ettari di Catarratto e hanno una potenziale produzione stimata in circa 7.000 ettolitri di vino. Le aziende provengono da diverse aree della Sicilia, tra cui la zona delle Madonie, le colline intorno a Naro, le valli del Belice e le aree interne della provincia di Caltanissetta. Il messaggio condiviso è che il Catarratto non va considerato un vitigno uniforme, ma una varietà capace di esprimere luoghi e scelte agronomiche differenti.
L’associazione afferma che i propri membri sostengono un modello artigianale di viticoltura basato su rese più basse, lavoro manuale e metodi meno invasivi. Presenta inoltre il Catarratto come un vitigno adatto a un clima più caldo e secco grazie alla sua resistenza alla siccità e alle principali malattie della vite. Questo argomento è diventato centrale nella strategia di promozione mentre le preoccupazioni legate alla sostenibilità pesano sempre di più sui coltivatori dell’Europa meridionale.
La Festa del Catarratto segna anche l’ultima tappa del Tour del Catarratto di ARCA, che secondo gli organizzatori ha toccato 10 città negli ultimi 12 mesi in Sicilia e oltre i suoi confini. Il roadshow è stato pensato per avvicinare operatori del settore e consumatori ai vini ottenuti da un vitigno che molti fuori dalla Sicilia conoscono ancora solo vagamente o associano alla produzione sfusa. I produttori coinvolti nel progetto dicono che le reazioni sono state spesso segnate dalla sorpresa per la freschezza, la struttura e la gamma espressiva che ritengono il Catarratto moderno possa offrire, dai bianchi fermi agli spumanti.
Storicamente, il Catarratto ha radici profonde nell’isola. Le fonti letterarie citate dagli organizzatori ne fanno risalire la diffusione capillare al XVI secolo. Il suo lungo successo in Sicilia è stato legato alla capacità di adattarsi ai microclimi e alla sua affidabile produttività. Le stesse caratteristiche lo hanno reso per secoli una delle costanti agricole dell’isola. Ciò che sta cambiando oggi non è il suo posto nell’agricoltura siciliana, ma la sua posizione nel dibattito sulla qualità dei vini bianchi italiani.
Santa Cristina Gela offre uno scenario simbolico per questo cambiamento. Il paese si trova a circa 40 minuti in auto dal centro di Palermo lungo la Palermo-Sciacca ed è una delle comunità arbëreshë della Sicilia, fondata dai discendenti degli albanesi insediatisi nell’Italia meridionale secoli fa. Affiancando le degustazioni alle sfilate in costume e ai piatti locali, gli organizzatori cercano di presentare il vino non come un prodotto isolato ma come parte di una cultura rurale viva.
Questo approccio riflette una tendenza più ampia nel wine tourism italiano, dove denominazioni minori e vitigni meno noti vengono promossi sempre più spesso attraverso festival che uniscono degustazione e racconto del territorio. In questo caso ARCA scommette sul fatto che il Catarratto possa guadagnare prestigio non solo attraverso argomenti tecnici su vigneti e vinificazione, ma anche tramite il contatto diretto tra produttori, residenti e visitatori in una delle storiche comunità interne della Sicilia occidentale.
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