In Gran Bretagna persi 977 locali autorizzati alla vendita di alcolici nell’anno a settembre

Il totale è sceso dell’1,0%, a 98.319, perché nell’ultimo trimestre le aperture non hanno tenuto il passo con le chiusure

venerdì 30 ottobre 2026

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In Gran Bretagna persi 977 locali autorizzati alla vendita di alcolici nell’anno a settembre

A settembre in Gran Bretagna si contavano 98.319 locali autorizzati alla vendita di alcolici, dopo una perdita netta di 977 pub, bar, ristoranti e altri esercizi nell’arco di 12 mesi, secondo i dati di mercato diffusi venerdì 30 ottobre da NIQ.

I dati, ricavati dall’Hospitality Market Monitor di NIQ sulla base delle rilevazioni di CGA, mostrano che il numero di locali autorizzati è diminuito dell’1,0% tra settembre 2025 e settembre 2026. Il dato misura il numero di esercizi attivi con licenza per vendere alcolici, non le vendite, le insolvenze o i ricavi.

Il rapporto mostra inoltre che il calo è proseguito nell’ultimo trimestre. Da giugno, il numero complessivo di locali autorizzati è diminuito di 245 unità, pari allo 0,2%.

Dietro questa variazione netta si è registrato un flusso costante di chiusure e aperture. Nei tre mesi fino alla fine di settembre hanno chiuso 2.436 locali autorizzati, mentre ne hanno aperti 2.191. Le nuove aperture non sono quindi riuscite a tenere il passo con le chiusure, anche se molte delle nuove attività hanno rilevato locali lasciati liberi di recente.

I dati indicano che il settore è ancora sotto pressione per gli elevati costi operativi e la prudenza nella spesa dei consumatori. Secondo NIQ, l’andamento è in linea con le altre recenti ricerche sul settore, che hanno rilevato una debole crescita dell’attività tra i gruppi a gestione centralizzata e una fiducia contenuta da parte delle imprese. Nell’ultimo sondaggio di NIQ realizzato con Zonal, il 37% dei leader del settore hospitality si è detto ottimista sulle prospettive della propria attività per i prossimi 12 mesi.

Il calo non ha interessato in modo uniforme tutti i comparti. La ristorazione informale ha registrato una delle flessioni più marcate, con il numero di locali in diminuzione del 2,2% rispetto a un anno prima. NIQ ha riferito che il segmento si è ridotto del 23,4% dall’inizio della pandemia di COVID-19 nel 2020, in seguito alle chiusure di diversi marchi di ristorazione affermati.

Alcuni segmenti legati all’ospitalità hanno invece seguito la tendenza opposta. Il numero di hotel autorizzati è aumentato dello 0,2% nell’anno a settembre, mentre il comparto dei villaggi turistici e dei caravan park è cresciuto dello 0,7%. Secondo NIQ, la domanda di viaggi nazionali dopo la pandemia e la scelta di alcune famiglie di optare per vacanze meno costose hanno sostenuto questi segmenti del mercato.

Karl Chessell, direttore per gli operatori dell’ospitalità e il settore food in Europa, Medio Oriente e Africa di CGA by NIQ, ha affermato che la perdita netta di quasi 1.000 locali autorizzati in un anno evidenzia la portata delle pressioni sugli operatori. Ha aggiunto che alcuni segmenti del mercato continuano a crescere, ma che l’andamento complessivo del settore resta negativo mentre le imprese si avviano al periodo cruciale delle festività natalizie e di Capodanno.

Il mercato britannico dell’ospitalità con licenza comprende attività molto diverse, dai pub tradizionali e dai bar notturni ai ristoranti, agli hotel e ai locali con funzioni miste. Poiché il monitor di NIQ tiene traccia del numero totale di esercizi, rileva sia le attività che escono dal mercato sia quelle che subentrano. I dati trimestrali sono quindi utili per mostrare l’entità del ricambio, anche quando la variazione netta complessiva appare più contenuta.

Gli ultimi dati mostrano che il ricambio resta elevato. La perdita di 977 locali in un anno equivale a una media di quasi 19 chiusure nette a settimana; nel periodo da luglio a settembre si sono registrate circa 27 chiusure al giorno, prima di considerare le nuove aperture. Ne risulta un settore in costante movimento, ma ancora caratterizzato da un saldo negativo.

I dati non forniscono il totale cumulativo di aperture e chiusure dall’inizio di gennaio, ma l’ultimo trimestre conferma la stessa dinamica osservata nell’arco dell’intero anno: molti operatori continuano a entrare nel mercato, ma non abbastanza da compensare il ritmo delle uscite. La Gran Bretagna conta così meno locali autorizzati alla vendita di alcolici rispetto a un anno fa, anche se alcuni operatori continuano a espandersi in determinati segmenti.

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