Per Nomisma, i tagli proposti al bilancio agricolo UE minacciano i produttori italiani

In vista dei negoziati sul bilancio 2028-2034, Nomisma avverte che la rinazionalizzazione degli aiuti destabilizzerebbe redditi agricoli, investimenti e concorrenza

martedì 27 ottobre 2026

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Per Nomisma, i tagli proposti al bilancio agricolo UE minacciano i produttori italiani

Il settore agroalimentare italiano si avvia verso la fase conclusiva del 2026 tra incertezza sulle politiche, rallentamento della domanda di vino in diversi mercati esteri e diffusione disomogenea delle tecnologie digitali tra le imprese. È quanto emerge dagli aggiornamenti di ricerca pubblicati martedì da Nomisma, gruppo di ricerca economica con sede a Bologna, nel suo bollettino agroalimentare di ottobre.

Uno dei temi centrali dell’aggiornamento è il futuro della Politica agricola comune (PAC) dell’Unione europea per il periodo 2028-2034. Nomisma ha affermato che il dibattito entra in una fase decisiva, mentre il Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo si prepara a esaminare il prossimo Quadro finanziario pluriennale, il piano di bilancio a lungo termine dell’Unione. Nella versione iniziale esaminata da Nomisma, la proposta prevedeva cambiamenti significativi e un consistente taglio delle risorse destinate alla PAC. Il gruppo di ricerca ha indicato tra i rischi principali la «rinazionalizzazione» della politica agricola, ovvero il passaggio da un approccio europeo comune a un maggiore controllo nazionale sugli aiuti all’agricoltura. Questa prospettiva è rilevante per i produttori italiani, perché la PAC resta uno dei principali strumenti che influenzano i redditi agricoli, le decisioni di investimento e la concorrenza nel mercato unico.

L’aggiornamento di ottobre segnala anche un primo semestre più debole per il commercio del vino nei mercati emergenti. Secondo l’ultimo rapporto Wine Monitor di Nomisma, i 13 mercati emergenti del vino monitorati hanno registrato nel complesso un calo del -3,7% delle importazioni nei primi sei mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato fa seguito a un 2025 di crescita per questi mercati. Le cifre indicano un rallentamento per gli esportatori, in una fase in cui molti produttori italiani di vino guardano oltre le tradizionali destinazioni europee per espandersi. Nomisma ha descritto il quadro come caratterizzato da «luci e ombre», a indicare che la flessione non è stata uniforme e che restano alcune opportunità, pur in presenza di un andamento complessivo più debole rispetto all’anno precedente.

Il mercato statunitense ha offerto un segnale più favorevole per un altro segmento delle esportazioni alimentari italiane. In una ricerca realizzata per ITA.BIO, piattaforma promossa dall’agenzia ICE con il sostegno di FederBio, Nomisma ha rilevato che il 43% dei consumatori statunitensi ha acquistato almeno un prodotto biologico Made in Italy nell’ultimo anno. Secondo lo studio, negli Stati Uniti il biologico è ormai una categoria di largo consumo e i fornitori italiani hanno ancora margini di crescita, se rafforzano la visibilità dei prodotti e la distribuzione. Nomisma ha indicato nella qualità, nella chiara riconoscibilità dell’origine italiana e in una maggiore presenza nei canali di acquisto i principali fattori in grado di accelerare una più ampia diffusione. Per i produttori italiani, il dato suggerisce che la domanda va oltre i negozi specializzati e che la questione riguarda sempre più l’accesso al mercato e il posizionamento, piuttosto che la scarsa familiarità dei consumatori.

Il materiale di ottobre di Nomisma comprendeva anche uno studio realizzato per Corteva sul ruolo della difesa fitosanitaria nel sistema agricolo italiano. La ricerca si concentra sugli effetti economici degli insetti fitofagi e sull’influenza della difesa fitosanitaria sulla sostenibilità della produzione agricola. Il bollettino non ha fornito nuovi dati di rilievo emersi dall’analisi, ma ha presentato il lavoro come parte di un dibattito più ampio su come tutelare le rese e i redditi agricoli, in un contesto di crescenti pressioni ambientali, normative e sui costi. In Italia, dove molte aziende agricole operano con margini ridotti e coltivano prodotti di alto valore, la gestione dei parassiti resta una questione centrale per la stabilità della produzione e la competitività.

Un altro rapporto Wine Monitor incluso nell’aggiornamento ha esaminato i vignaioli indipendenti associati a FIVI, la Federazione italiana vignaioli indipendenti. Secondo Nomisma, queste aziende presentano un forte legame con i territori e contribuiscono alla salvaguardia delle aree rurali più fragili. L’85% dei loro vigneti si trova in collina o in montagna, rispetto al 60% della media nazionale. Nomisma ha inoltre rilevato che l’85% di queste aziende produce vini DOP o IGP, a conferma della concentrazione nelle categorie a origine protetta, centrali per l’identità vitivinicola italiana e la reputazione sui mercati esteri. I dati delineano un modello produttivo strettamente legato alla geografia, ai sistemi delle denominazioni e alla sopravvivenza economica delle aree più difficili da coltivare.

In un’analisi di mercato separata, Nomisma ha riferito che i vini del Collio hanno registrato un andamento relativamente più stabile nel canale della ristorazione in Italia rispetto al mercato nazionale del vino nel suo complesso, descritto come in contrazione. Secondo la ricerca, la tenuta è particolarmente evidente nei ristoranti e la denominazione ha margini per consolidare la propria posizione nel segmento HoReCa, acronimo che indica hotel, ristoranti e catering. Il dato è significativo perché le vendite fuori casa restano un’importante vetrina per i vini di fascia alta e legati al territorio, anche quando i consumi domestici rallentano o si orientano verso una spesa inferiore.

Il bollettino di ottobre è andato oltre l’agroalimentare e il vino, richiamando l’attenzione su una sfida più ampia per le imprese, che riguarda anche le aziende alimentari e i loro fornitori: l’adozione dell’intelligenza artificiale da parte delle piccole e medie imprese. Da un’indagine realizzata con UniCredit e presentata alla prima edizione del forum AI.DEA a Varignana, Nomisma ha rilevato che circa due terzi delle PMI non utilizzano l’IA in modo strutturato. Ha inoltre riferito che il 70% non offre formazione sull’intelligenza artificiale e che solo il 4% l’ha utilizzata per trasformare il proprio modello di business. Secondo l’indagine, i principali ostacoli non sono soltanto i costi tecnologici, ma anche la carenza di competenze e la difficoltà di integrare i dati nelle attività quotidiane. Per le imprese agroalimentari, in cui produzione, logistica, vendite e conformità normativa generano dati utilizzabili, questi limiti potrebbero pesare sulla produttività e sulla competitività future.

Nel loro insieme, gli studi pubblicati questo mese da Nomisma descrivono un sistema agroalimentare italiano che continua a trovare domanda sui mercati esteri e a preservare i propri punti di forza nelle produzioni legate alla qualità, ma che deve anche fare i conti con le pressioni dei negoziati sul bilancio a Bruxelles, il minore slancio in alcune destinazioni dell’export e i lenti cambiamenti organizzativi nelle imprese. I prossimi passaggi del dibattito sul bilancio UE, l’andamento dei mercati del vino nella seconda metà dell’anno e la capacità delle aziende di investire in tecnologia e presenza sui mercati probabilmente influenzeranno il modo in cui queste pressioni si manifesteranno nel corso del 2027.

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