01-09-2026

Il Veneto sta valutando l’approccio del Trentino all’aiuto informale durante la vendemmia e al lavoro reciproco tra agricoltori, mentre gli amministratori regionali spingono per regole più chiare su pratiche che restano comuni nelle campagne durante la raccolta dell’uva e altri raccolti stagionali.
Dario Bond, assessore all’agricoltura della Regione Veneto, ha chiesto alle camere di commercio del territorio, con particolare attenzione a Treviso e Belluno, di verificare se possano iniziare a raccogliere e registrare formalmente gli usi locali legati allo scambio di manodopera tra imprese agricole. L’obiettivo, ha detto, è offrire maggiore certezza giuridica agli agricoltori che agiscono in buona fede e ridurre il rischio che forme tradizionali di mutuo aiuto vengano considerate lavoro illegale.
Bond ha affermato che gli scambi di lavoro tra agricoltori, insieme all’aiuto di parenti e familiari allargati, sono diffusi nelle aree rurali, soprattutto durante il periodo della raccolta. Ha sostenuto che queste pratiche vadano inquadrate con maggiore chiarezza, così che la cooperazione autentica non venga confusa con lavoro non dichiarato.
L’iniziativa del Veneto prende direttamente spunto da un modello recentemente riconosciuto nella Provincia autonoma di Trento. Lì, le autorità locali hanno deciso di dare riconoscimento formale a due pratiche di lunga data: la “Ganzega” e il cosiddetto lavoro di solidarietà o di emergenza.
“Ganzega” indica un aiuto spontaneo, occasionale e non retribuito offerto da familiari, amici e vicini per lavori agricoli come la vendemmia o la raccolta delle mele. In base a tale usanza, il lavoro non viene pagato con un salario. L’unica forma di riconoscimento è invece un pasto condiviso o un altro semplice momento conviviale legato alla giornata di lavoro. In Trentino, i sostenitori della misura l’hanno presentata come un modo per tutelare una tradizione rurale storica, tracciando al tempo stesso un confine tra questo tipo di aiuto comunitario e i normali rapporti di lavoro.
La seconda pratica riguarda l’aiuto reciproco tra imprenditori agricoli in situazioni particolari di necessità, come malattia o infortunio. In questi casi, un operatore agricolo può intervenire per aiutare temporaneamente un altro, non nell’ambito di un normale contratto di lavoro ma come forma di sostegno reciproco radicata nella prassi agricola locale.
Bond ha detto che l’esempio trentino dimostra che esiste un percorso per dare maggiore chiarezza a queste questioni. Ora chiede alle camere di commercio del Veneto di valutare l’adattamento di un sistema analogo nei rispettivi territori attraverso un processo coordinato e criteri condivisi.
La richiesta riguarda il registro degli usi e delle consuetudini locali, uno strumento utilizzato in Italia per documentare pratiche commerciali e sociali consolidate in una determinata area. Bond ha detto di comprendere che la raccolta e la certificazione di tali usi richiedono tempo, ma ha sostenuto che il lavoro debba iniziare rapidamente perché la stagione della vendemmia mette la questione in forte evidenza per molte aziende agricole.
Secondo l’esponente regionale, una maggiore certezza contribuirebbe a ridurre le zone grigie e a tutelare gli agricoltori che operano correttamente. Ha detto che la giunta regionale del Veneto è pronta a offrire supporto tecnico e istituzionale se le camere di commercio decideranno di procedere.
La questione è particolarmente rilevante per le piccole aziende a conduzione familiare, dove trovare manodopera aggiuntiva per le operazioni di raccolta può essere difficile. I sostenitori del quadro trentino affermano che il riconoscimento formale dell’aiuto occasionale non retribuito e dell’assistenza reciproca in caso di emergenza può alleviare questa pressione senza modificare le norme giuridiche di base che disciplinano il lavoro agricolo retribuito.
Allo stesso tempo, la proposta tocca un ambito sensibile dell’agricoltura italiana, dove le autorità cercano da tempo di contrastare il lavoro non dichiarato e lo sfruttamento nei campi. Per questo la distinzione tra aiuto tradizionale reciproco e occupazione irregolare è centrale nel dibattito. Bond ha presentato la proposta del Veneto come un tentativo di ridurre l’incertezza burocratica mantenendo pienamente in vigore le norme sulla sicurezza del lavoro.
Il suo appello era rivolto soprattutto alle camere di commercio di Treviso e Belluno, aree con una forte attività agricola e produzione vitivinicola, ma il messaggio più ampio era indirizzato a tutto il Veneto. Avviando una verifica formale degli usi locali, la Regione spera di stabilire se esistano nel Veneto consuetudini simili a quelle riconosciute in Trentino e se possano essere riconosciute in modo chiaro e giuridicamente solido.
Il dibattito arriva mentre i coltivatori del Nord Italia si preparano alla vendemmia o vi sono già entrati, periodo in cui le reti familiari e i rapporti tra aziende vicine spesso diventano parte del lavoro quotidiano necessario per raccogliere i prodotti nei tempi previsti. In questo contesto, gli amministratori veneti sostengono che pratiche radicate da tempo non dovrebbero restare in una zona grigia dal punto di vista legale, se possono essere documentate e regolamentate con limiti chiari.
Qualsiasi iniziativa in Veneto richiederebbe alle camere di commercio di valutare la documentazione locale, raccogliere elementi su come queste pratiche vengono utilizzate e stabilire se soddisfino i criteri per l’inserimento nel registro degli usi. Il processo comporterebbe probabilmente un coordinamento tra istituzioni locali e soggetti del mondo agricolo, poiché l’obiettivo non è solo preservare la tradizione, ma anche definire quando l’aiuto non retribuito resti una pratica sociale consuetudinaria e quando invece oltrepassi la soglia dell’attività lavorativa soggetta ad altre norme.
Per ora, la Regione non ha annunciato un’adozione formale del sistema trentino. Ha però avviato una spinta politica e amministrativa per verificare se lo stesso approccio possa essere applicato in Veneto, dove, secondo gli amministratori, molti agricoltori chiedono indicazioni più chiare prima che la consueta collaborazione durante la raccolta venga contestata come lavoro irregolare.