I produttori di Verdicchio chiedono un taglio del 21,4% ai limiti di resa del 2026

La richiesta nelle Marche manterrebbe il tetto a 110 quintali per ettaro dopo una grande vendemmia 2025 che ha gonfiato le scorte.

12-08-2026

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I produttori di Verdicchio chiedono un taglio del 21,4% ai limiti di resa del 2026

I produttori di Verdicchio dei Castelli di Jesi, nelle Marche, chiedono alle autorità di ridurre del 21,4% la resa consentita per la vendemmia 2026, nonostante i volumi imbottigliati siano aumentati del 2,7% nel primo semestre di quest’anno: un segnale che la principale preoccupazione non sono le spedizioni attuali, ma il vino rimasto in magazzino dopo una grande raccolta 2025.

La richiesta è stata approvata dall’assemblea dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, o IMT, e trasmessa alla giunta regionale delle Marche, secondo quanto diffuso il 10 agosto e riportato da WineCouture. Non si tratta ancora di un provvedimento regionale definitivo. Se accolta, la misura manterrebbe il limite di resa per il Verdicchio dei Castelli di Jesi a 110 quintali per ettaro, invece dei 140 quintali per ettaro consentiti dal disciplinare di produzione della denominazione.

Il taglio proposto equivale a 30 quintali per ettaro, cioè al 21,4%. L’IMT ha chiesto anche una seconda misura di controllo dell’offerta: le uve prodotte oltre la soglia di 110 quintali, fino a un ulteriore massimo di 21 quintali per ettaro, potrebbero essere messe in stoccaggio e vincolate fino al 30 giugno 2027.

La mossa è significativa perché arriva in un momento in cui la produzione imbottigliata della denominazione continua a crescere. Alberto Mazzoni, direttore dell’IMT, ha detto che nei primi sei mesi dell’anno l’imbottigliamento è aumentato del 2,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo suggerisce che la pressione sul mercato derivi dalle scorte accumulate, più che da un improvviso calo in tutti i canali di vendita.

L’IMT ha affermato che l’obiettivo è evitare che l’eccesso di vino pesi sui prezzi e sui ritorni per i produttori. Michele Bernetti, presidente dell’istituto, ha detto che il settore richiede un’attenzione costante sia a livello nazionale sia regionale e ha descritto le misure come un modo per contenere le giacenze aumentate dopo l’abbondante vendemmia 2025, proteggendo al contempo la filiera e puntando a dinamiche di prezzo sane.

Il linguaggio dell’istituto indica una strategia difensiva comune nelle regioni vinicole europee quando la produzione ha superato la domanda. Limitando quanta uva può entrare direttamente nella denominazione e congelando una parte dell’eccedenza, la denominazione cerca di evitare una situazione in cui troppo vino arrivi sul mercato tutto insieme e trascini verso il basso i prezzi per viticoltori e cantine.

Questa scelta riflette anche le dimensioni del Verdicchio dei Castelli di Jesi nel vino marchigiano. La denominazione è uno dei bianchi più noti della regione e uno dei suoi principali motori economici. L’IMT ha detto che l’area comprende 25 comuni e quasi 1.900 ettari rivendicati. La produzione totale supera i 103.000 ettolitri, di cui circa il 90% è imbottigliato, per un totale di circa 13 milioni di bottiglie. Il volume annuo imbottigliato è di circa 90.000 ettolitri.

La filiera comprende 338 viticoltori e 129 produttori, secondo l’istituto. Le esportazioni rappresentano il 51% delle vendite totali, a conferma della dipendenza della denominazione sia dai mercati esteri sia dalla domanda interna. L’Europa assorbe il 76% di queste esportazioni. L’IMT ha indicato tra le principali destinazioni Regno Unito, Paesi Bassi, Stati Uniti, Germania e Svezia.

Questo mix di export aiuta a spiegare perché l’aumento dell’imbottigliamento non elimini automaticamente la necessità di controlli sull’offerta. Anche con spedizioni stabili, una denominazione di queste dimensioni può continuare a subire pressioni se una vendemmia abbondante si somma al vino già in cantina e se la crescita della domanda non è abbastanza forte da assorbirlo rapidamente. L’IMT non ha quantificato i livelli attuali di inventario e non ha fornito un dato specifico sul calo delle vendite al dettaglio in Italia, limitandosi a parlare di una lieve flessione del mercato domestico.

La richiesta alle autorità marchigiane appare quindi preventiva. Invece di aspettare che le scorte aumentino ulteriormente durante la vendemmia 2026, l’IMT sta cercando di fissare un tetto di resa più rigido prima dell’inizio della raccolta. L’istituto ha detto che l’obiettivo è preservare il valore della denominazione, sostenere la filiera e mantenere condizioni di mercato equilibrate.

Bernetti ha anche sostenuto che la regione ha ancora margini di crescita. Ha detto che la denominazione dispone di un vino contemporaneo e di alta qualità, capace di competere nei mercati nazionali e internazionali, e ha segnalato il recente arrivo di nuovi operatori nell’area. Le sue parole suggeriscono che l’istituto non considera l’azione in corso un passo indietro rispetto alla crescita, ma un modo per gestire con maggiore attenzione tempi e volumi.

Mazzoni ha collegato questa gestione del mercato a un più ampio sforzo promozionale. Ha detto che il Verdicchio dei Castelli di Jesi rappresenta una quota importante del valore delle denominazioni marchigiane e che la regione ha bisogno di una campagna unitaria e continua per promuovere i suoi vini per un periodo di almeno quattro anni. Questa proposta indica che l’IMT vede il problema delle scorte solo come una parte di una sfida più ampia, che comprende la necessità di costruire nel tempo una domanda più solida.

Per ora, la questione immediata è regolamentare. Le Marche devono decidere se approvare la richiesta. Fino a quel momento, la proposta resta una petizione formale dell’organo di governo della denominazione e non una misura regionale esecutiva.

Se la regione darà il suo assenso, il Verdicchio dei Castelli di Jesi entrerà nella vendemmia 2026 con un regime produttivo più restrittivo di quello previsto dalle regole standard, con parte dell’eccedenza tenuta fuori dal mercato fino a metà 2027. Il contrasto tra questa prudenza e l’aumento del 2,7% nell’imbottigliamento evidenzia il problema centrale della denominazione: le vendite non sono crollate, ma le scorte si sono accumulate abbastanza dopo la vendemmia 2025 da spingere i produttori a chiedere un freno anticipato all’offerta.

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