Studio in Borgogna testa come posizionare i sensori di temperatura nei vigneti

I ricercatori hanno esaminato densità dei sensori e metodi di mappatura per migliorare la zonazione termica locale per i viticoltori che affrontano condizioni meteorologiche sempre più variabili.

02-07-2026

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Uno studio pubblicato il 1° luglio su OENO One esamina una questione pratica per i viticoltori che affrontano condizioni meteorologiche sempre più variabili: dove collocare i sensori di temperatura in un vigneto, quanti ne servono e quale metodo di mappatura offra il quadro più affidabile dei modelli di calore locali.

L’articolo, intitolato “Methodological considerations on local temperature zoning – where to install sensors, how many sensors and what interpolation method could be used? A case study in Morey-Saint-Denis and Chambolle Musigny (Bourgogne, France),” è stato scritto da Benjamin Bois, Sebastien Nicolas, Federico Roig Puscama, Julien Giraudo, Mario Rega, Catinca Gavrilescu, William Jacquin-Ponsort e Marc Ouvrié.

La ricerca si concentra su due celebri comuni della Borgogna, Morey-Saint-Denis e Chambolle-Musigny, dove piccole differenze di pendenza, altitudine, esposizione e paesaggio possono creare contrasti termici significativi su brevi distanze. Nei vigneti, queste differenze possono influire sulla maturazione delle uve, sulla pressione delle malattie, sull’esposizione al gelo e sui tempi di vendemmia. Questo rende la zonazione termica locale uno strumento importante per la viticoltura di precisione.

Lo studio affronta una sfida di base ma costosa. Costruire reti dense di sensori può migliorare il livello di dettaglio, ma installare e mantenere molti dispositivi in un’area vitata richiede denaro, manodopera e supervisione tecnica. Usare troppo pochi sensori, però, può indebolire l’accuratezza delle mappe termiche su cui i produttori possono fare affidamento per le decisioni gestionali.

Secondo la scheda della rivista, l’articolo analizza come la densità dei sensori e i metodi di interpolazione influenzino la definizione delle zone termiche locali. L’interpolazione è il processo usato per stimare le temperature nei punti in cui non è installato alcun sensore, utilizzando le misurazioni dei punti vicini. In pratica, questa scelta può modellare la mappa finale tanto quanto il numero di sensori presenti in campo.

Il caso studio in Borgogna arriva mentre le regioni vinicole in Europa e altrove stanno investendo sempre di più in dati specifici per sito. I produttori cercano di comprendere non solo le tendenze climatiche generali, ma anche la variazione su scala fine all’interno delle denominazioni e persino all’interno di singoli appezzamenti vitati. Mappe termiche locali migliori possono aiutare a individuare zone più fredde, corridoi più caldi e aree con diverso potenziale di maturazione.

Ciò ha un rilievo diretto per il settore delle bevande perché qualità e stile del vino dipendono spesso da margini climatici ristretti. Se i viticoltori riescono a ridurre l’errore nelle mappe termiche migliorando il posizionamento dei sensori e scegliendo metodi di interpolazione più adatti, possono pianificare meglio i lavori sulla chioma, le date di vendemmia e la protezione dal gelo. Lo stesso approccio potrebbe anche sostenere decisioni di zonazione a più lungo termine legate alla scelta dei vitigni o alla gestione del rischio climatico, anche se tali risultati dipendono da come le singole aziende applicano i dati.

L’articolo appare nel Volume 60, Issue 3 di OENO One. Sebbene il materiale disponibile dalla pagina di ricerca della rivista non fornisca i risultati completi o i dati numerici dello studio, l’impostazione del lavoro indica un contributo metodologico più che una singola raccomandazione agronomica. La sua preoccupazione centrale è come progettare sistemi di monitoraggio locale abbastanza accurati da guidare le decisioni senza diventare inutilmente costosi o complessi.

La questione è diventata più pressante con l’espansione della viticoltura di precisione. I responsabili dei vigneti utilizzano sempre più sensori, strumenti da remoto e analisi spaziali per suddividere i terreni in zone di gestione più piccole. La temperatura è una delle variabili più importanti in questo lavoro perché influenza lo sviluppo della vite dal germogliamento alla maturazione. In regioni con denominazioni di alto valore come la Borgogna, anche modesti guadagni in accuratezza spaziale possono contare.

Il contesto borgognone è significativo anche perché offre un paesaggio in cui il terroir è strettamente legato alla topografia e al microclima. Morey-Saint-Denis e Chambolle-Musigny sono comuni confinanti, eppure ciascuno presenta sottili caratteristiche del terreno che possono alterare il movimento dell’aria e l’accumulo di calore. Un test metodologico in questo ambiente può essere utile oltre la Borgogna perché molte regioni viticole affrontano domande simili su quanto monitoraggio sia sufficiente e su come trasformare al meglio misurazioni puntuali in mappe utilizzabili.

Per i viticoltori e i consulenti tecnici, lo studio si aggiunge a un più ampio corpus di ricerche sulla zonazione climatica, l’analisi del terroir e la variabilità intra-vigneto che è cresciuto negli ultimi anni. Con l’aumento degli eventi meteorologici estremi e con decisioni in vigneto sempre più guidate dai dati, i metodi per posizionare i sensori in modo efficiente possono assumere un valore economico crescente, oltre all’interesse scientifico.

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