11-06-2026

Il Consorzio Garda DOC ha usato un convegno a Lazise, sulla sponda orientale del Lago di Garda, per delineare con chiarezza la direzione futura della denominazione: maggiore attenzione ai vini a basso tenore alcolico, studio più approfondito delle mutate abitudini di consumo e focus più forte sui mercati esteri come Gran Bretagna e Germania.
L’incontro, tenutosi giovedì alla Dogana Veneta di Lazise, vicino a Verona, ha riunito accademici, giornalisti del vino, Master of Wine e produttori per discutere di come una delle denominazioni in crescita del Nord Italia possa rispondere a un mercato del vino che si sta spostando dal consumo più pesante verso moderazione, benessere e flessibilità. L’evento è stato organizzato con il titolo “Garda DOC: Growth Strategies and Market Perception in International Markets. Low Alcohol, Versatility and New Consumption Trends.”
Paolo Fiorini, presidente del Consorzio Garda DOC, ha detto che la denominazione considera i vini a ridotto tenore alcolico non come una categoria marginale, ma come parte di un cambiamento più ampio nella domanda dei consumatori. Ha affermato che sempre più bevitori cercano vini che si adattino a un approccio più consapevole all’alcol, offrendo al tempo stesso qualità, autenticità e un chiaro legame con il territorio. Ha aggiunto inoltre che Garda DOC è stata la prima denominazione italiana ad aggiungere una categoria a ridotto tenore alcolico al proprio disciplinare di produzione, una scelta pensata per dare ai produttori strumenti utili a rispondere alla domanda estera senza abbandonare l’identità dell’area.
Il consorzio ha dichiarato che Garda DOC ha prodotto oltre 23 milioni di bottiglie nel 2025, il suo miglior risultato di sempre. Secondo Fiorini, questa performance prosegue un percorso di crescita iniziato nel 2016 e sostenuto da vini posizionati come freschi, versatili e adatti ai gusti internazionali. Una recente modifica normativa consente a Garda Garganega di essere prodotto con un grado alcolico minimo del 9% ABV, collocando la denominazione in una categoria che molte regioni vinicole stanno appena iniziando a esplorare.
Nel corso della conferenza, Eugenio Pomarici, professore dell’Università di Padova, ha descritto i vini analcolici e a basso tenore alcolico come uno dei segmenti più dinamici nel business globale delle bevande, anche se il consumo tradizionale di vino si indebolisce in diversi mercati. Ha detto che la categoria resta giovane e presenta ancora limiti tecnici e commerciali. A suo avviso, la crescita futura dipenderà da una migliore qualità sensoriale, da metodi di dealcolizzazione più efficaci e da continui investimenti nella ricerca.
Gran parte della discussione si è concentrata su due mercati di esportazione che restano importanti per il vino italiano. Patrick Schmitt, direttore responsabile di The Drinks Business e Master of Wine, ha presentato un’analisi della Gran Bretagna, dove ha detto che gli atteggiamenti dei consumatori nei confronti dell’alcol stanno cambiando mentre la politica fiscale diventa sempre più legata al contenuto alcolico. Questa combinazione sta creando spazio per vini più leggeri destinati alle occasioni di consumo moderato e ai consumatori attenti alla salute. Schmitt ha affermato che il successo in quel mercato dipenderà non solo dallo stile del prodotto ma anche da prezzo, posizionamento e distribuzione.
Karin Eymael, direttrice responsabile di Weinwirtschaft e Meininger’s International, ha offerto una lettura simile della Germania. Ha detto che i vini analcolici e a basso tenore alcolico stanno guadagnando terreno lì nonostante un calo complessivo del consumo di vino. Le preoccupazioni per la salute, le nuove tecnologie e i cambiamenti nello stile di vita stanno contribuendo a guidare questo spostamento. Per i produttori italiani, la Germania resta uno dei principali mercati mondiali del vino e Eymael ha detto che le denominazioni capaci di combinare origine, sostenibilità e qualità potrebbero avere un vantaggio mentre gli acquirenti cercano opzioni più leggere.
Alessandra Piubello, giornalista di Decanter, ha affrontato il tema da una prospettiva culturale più ampia. Ha sostenuto che il vino a basso tenore alcolico non dovrebbe essere considerato solo una questione tecnica o commerciale, ma anche parte di un dibattito più ampio su come il vino mantenga la propria identità adattandosi a nuove abitudini. Le sue osservazioni riflettevano una delle tensioni centrali emerse nel corso della conferenza: fino a che punto una denominazione tradizionale possa innovare senza indebolire i valori che la definiscono.
La questione va oltre Garda. In tutta Europa i produttori di vino si trovano ad affrontare un consumo pro capite più debole nei mercati maturi, messaggi sanitari più stringenti sull’alcol e una concorrenza crescente da parte di birra, distillati e bevande analcoliche. Per molte regioni, i vini a basso tenore alcolico rappresentano una possibile risposta. Ma sollevano anche questioni pratiche su scelte in vigneto, tecniche di cantina, regole di etichettatura ed aspettative dei consumatori.
Per Garda DOC, la strategia sembra essere quella di presentare il basso tenore alcolico non come una rottura con la tradizione ma come un’estensione di ciò che già vende all’estero: vini accessibili, freschi e facili da bere. L’area intorno al Lago di Garda comprende parti del Veneto e della Lombardia e beneficia da tempo sia del turismo sia della forte riconoscibilità legata al lago stesso. Questo offre ai produttori una solida identità territoriale su cui lavorare mentre cercano di entrare in categorie modellate da nuove abitudini anziché da vecchi rituali.
La conferenza si è conclusa con una tavola rotonda moderata dall’enologa Sissi Baratella. Relatori e produttori sono tornati su tre temi emersi nel corso della giornata: ricerca, comunicazione e conoscenza del mercato. Il messaggio arrivato da Lazise è stato che la crescita di Garda DOC dipenderà non solo dal numero di bottiglie ma anche dalla capacità di leggere i consumatori nei mercati esteri dove il vino è ancora apprezzato ma viene consumato sempre più in modi diversi.
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