14-08-2026

Ricercatori nel sud-est della Spagna stanno testando se i pannelli solari sollevati sopra i filari possano fare più che generare elettricità. Alla Universitat Politècnica de Cartagena, o UPCT, un nuovo studio sta esaminando se l’ombra prodotta da strutture fotovoltaiche rialzate possa proteggere l’uva dal caldo estremo senza danneggiare la produzione vinicola.
Il lavoro è in corso presso la Stazione sperimentale agroalimentare Tomás Ferro a La Palma, vicino a Cartagena, nella Regione di Murcia, una delle aree agricole più calde e secche della Spagna. L’idea è semplice ma sempre più rilevante per i viticoltori alle prese con ondate di calore più intense: usare pannelli solari collocati con precisione per attenuare l’impatto del sole sulle viti, ridurre i danni ai grappoli e rallentare una maturazione che, in condizioni molto calde, può accelerare troppo.
Secondo l’università, il progetto si concentra su tre rischi principali legati alle alte temperature e all’intensa radiazione solare: scottature sugli acini, maturazione troppo precoce e livelli di zucchero che aumentano eccessivamente prima della vendemmia. In enologia, un eccesso di zuccheri nell’uva può tradursi in vini con gradazioni alcoliche più elevate, con effetti su stile ed equilibrio.
Il sistema in prova fa parte di ciò che è noto come agrivoltaico, o agrovoltaico, un modello che combina agricoltura e produzione solare sullo stesso terreno. Anziché sostituire le colture con infrastrutture energetiche, questo approccio cerca di mantenere il suolo produttivo per entrambi gli usi. Nei vigneti, ciò potrebbe significare una doppia funzione per i pannelli: produrre elettricità rinnovabile e, al tempo stesso, agire come forma di protezione dal calore.
Nel test di Cartagena, i pannelli sono installati sopra le viti con inclinazioni diverse. Questo dettaglio è centrale per l’esperimento. L’inclinazione di ciascun modulo modifica quando compare l’ombra, dove cade e per quanto tempo resta sulle piante. I ricercatori non stanno cercando una copertura totale. Vogliono capire se un’ombreggiatura parziale e controllata possa ridurre lo stress termico consentendo comunque alle viti di ricevere luce sufficiente per crescere e maturare correttamente.
Questo equilibrio è cruciale nella viticoltura. Un’esposizione diretta eccessiva durante i periodi di caldo estremo può danneggiare gli acini, soprattutto nelle regioni in cui le temperature estive restano alte per lunghi periodi. L’uva può subire scottature, che incidono sia sull’aspetto sia sullo sviluppo. Allo stesso tempo, troppo calore può accelerare la maturazione, spingendo i produttori verso vendemmie anticipate e modificando il profilo chimico del frutto.
Per i produttori di vino, non si tratta solo di una questione agricola ma anche di qualità. Quando l’uva accumula zucchero troppo rapidamente, gli enologi possono avere meno margine per preservare freschezza e moderare l’alcol. Il team della UPCT vuole verificare se modificare l’esposizione alla luce attraverso pannelli rialzati possa aiutare a mantenere condizioni più favorevoli per l’uva destinata alla vinificazione.
Lo studio attuale si basa su lavori precedenti della stessa università. In un esperimento precedente, i ricercatori hanno testato un sistema in cui l’ombra dei pannelli solari cadeva soltanto sul tronco della vite. Secondo l’università, quella configurazione non modificava né la quantità di uva prodotta né la qualità del vino ottenuto. Quei risultati hanno incoraggiato il team ad andare avanti con una prova più ampia che sposta il pattern d’ombra su una porzione maggiore della pianta.
La nuova ricerca pone una domanda più complessa: non solo se le viti possano coesistere con l’infrastruttura solare, ma se l’infrastruttura stessa possa diventare uno strumento pratico per adattare i vigneti a un clima più severo. In regioni calde come Murcia, dove l’intensa luce solare è un dato di fatto, questa possibilità ha attirato un’attenzione crescente.
Il progetto ha ricevuto un finanziamento di 32.000 euro da Fundación Séneca, una fondazione di ricerca legata al governo regionale di Murcia. I fondi sosterranno il lavoro sperimentale su come le viti rispondono a diverse inclinazioni dei pannelli e condizioni di ombreggiamento. I ricercatori valuteranno variabili legate a temperatura, esposizione solare e maturazione dell’uva.
L’agrovoltaico sta guadagnando terreno in varie parti d’Europa, mentre cresce la pressione per espandere le energie rinnovabili senza sottrarre terreni produttivi all’agricoltura. I vigneti sono un caso particolarmente interessante perché la qualità dell’uva dipende in modo così forte dal microclima. Anche piccole differenze in ombra, temperatura e radiazione possono influenzare la composizione del frutto, i tempi di raccolta e, in ultima analisi, il carattere del vino.
Questo rende l’agrovoltaico in vigna più delicato rispetto al semplice posizionamento di pannelli sopra una coltura di pieno campo. Nell’uva da vino, il momento della maturazione conta quanto la resa totale. Un sistema di ombreggiamento che raffreddi troppo le viti o riduca eccessivamente la luce potrebbe creare un diverso insieme di problemi. Ecco perché il team di Cartagena si sta concentrando sulla geometria dei pannelli e sulla distribuzione dell’ombra, anziché su una copertura ampia.
I ricercatori dicono che l’obiettivo non è oscurare il vigneto, ma gestire la luce solare in modo più strategico. Se il sistema funzionerà, i pannelli solari potrebbero essere posizionati per intercettare la radiazione più dannosa nelle ore più calde, preservando al contempo il normale sviluppo della pianta. Per i produttori delle aree aride, ciò potrebbe rendere l’infrastruttura solare parte di una strategia di adattamento climatico, non solo un progetto energetico.
La prova si inserisce anche in un più ampio dibattito sull’uso del suolo. I progetti per l’energia rinnovabile spesso competono con l’agricoltura per lo spazio, soprattutto nelle regioni soleggiate dove la produzione solare è più efficiente. I progetti agrovoltaici cercano di attenuare questo conflitto consentendo a entrambe le attività di continuare sulla stessa parcella. Nei vigneti, dove i filari allevati creano già una struttura definita, i pannelli rialzati possono offrire un modo per integrare le attrezzature energetiche senza rinunciare alla coltura.
Se questa promessa potrà concretizzarsi dipenderà dai dati che si stanno raccogliendo a Cartagena. I ricercatori dell’università stanno cercando di stabilire se alcune posizioni dei pannelli siano migliori di altre nel proteggere il frutto mantenendo intatti produzione e qualità del vino. Se avrà successo, il lavoro potrebbe offrire un modello per le regioni vitivinicole che devono fare i conti con ondate di caldo estremo più frequenti, soprattutto nel sud della Spagna e in altri climi mediterranei dove le alte temperature estive stanno diventando più difficili da gestire.
Per ora, lo studio resta un esperimento. Ma riflette una preoccupazione pratica condivisa da molti produttori: come mantenere produttivi i vigneti e bilanciati i vini mentre condizioni più calde mettono sotto pressione i modelli tradizionali di coltivazione. In Murcia, la risposta potrebbe arrivare da una struttura più spesso associata alle centrali elettriche che al mondo del vino, sospesa sopra i filari e capace di proiettare quel tanto di ombra che basta a fare la differenza.